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Il ricordo

Giovanni "un barista e un amico come pochi"

Giovanni "un barista e un amico come pochi"
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Un amico dal sorriso solare e un barista come pochi: competente, sensibile nell'ascoltare e sempre pronto a dire la parola giusta. Il ricordo di Giovanni Buzzoni, morto a 44 anni dopo essere stato investito da un tir, attraverso i messaggi commoventi sui social e nelle parole di affetto e stima di clienti e amici.

Matteo Scipioni

Un barista, di quelli bravi, oltre alla competenza, vola oltre il bancone per ascoltare il cliente. Ha sempre la parola giusta per far divertire e anche per consolare l'avventore o l'amico. E in un bar le due cose, spesso, si mescolano come gli ingredienti di un cocktail. Anche per pochi minuti.

Giovanni, in questo, era un «campione» naturale: voce possente, sorriso immancabile e coinvolgente, concludeva le chiacchierate da una parte all'altra del bancone con la sua risata sicura, sincera e uno spensierato suggerimento: «La vita è bella, va goduta...non prendertela». Giovanni Buzzoni aveva 44 anni, ed è morto mercoledì dopo aver lottato quattro giorni tra la vita e la morte per le ferite riportate sabato mattina sull'Autobrennero, a Vipiteno, investito da un Tir. Un barista stra-conosciuto (e amato) in città. Il tam-tam ora viaggia sui social. E, appena si è diffusa la notizia dell'incidente, i messaggi sul profilo facebook (suo, come quello della compagna Barbara) erano pieni di coraggio. Un respiro trattenuto da speranza, a lui per «non mollare» e a Barbara per sostenerla in una «battaglia» terribile. Quattro giorni di ansia, ma anche amicizia e stima. Ma Giovanni non ce l'ha fatta.

Oggi il suo ricordo rivive nelle centinaia di foto che moltissime persone continuano a pubblicare su facebook. Messaggi splendidi: amicizia e ricordi che solo le persone speciali portano con loro. «Ciao grande Giò», si ripete in un viaggio della memoria, sorrisi, serate, amicizia, cocktail e tanta musica (rock).

Il suo regno, il bancone, è lì a incorniciare quei ricordi.

«E' mio, quello lo voglio nel mio bar. E l'ho brancato per portarlo al la Rocca», il primo ricordo di Barbara, la sua compagna, quando era alla ricerca di un barman e quando ancora non conosceva Giovanni.

Un flash «appena ho sentito la sua vociona dietro il bancone del Tosco, la sua risata, sono rimasta colpita dal suo carisma, dalla sua simpatia, non ci ho pensato un secondo e l'ho praticamente rapito per portarlo nel mio bar».

Una parentesi magnifica sulla sua generosità, altro elemento che caratterizzava «Giò»: «Abbiamo deciso per la donazione degli organi», spiega Barbara. Già «Lui avrebbe voluto così».

E il Tosco (storico oste della nostra città, e compagno di viaggio-lavorativo di Giovanni), sintetizza: «Nel mio locale è stato bravissimo: da lui c'era solo da imparare. Sul lavoro era una Ferrari con la resistenza di un Caterpillar».

In tanti sottolineano soprattutto che «Amava in modo immenso i figli (Andrea, Alice e Irene)». «Burbero, a modo suo, ma sensibile», un ricordo completato sempre da Barbara: «Era di una dolcezza smisurata». Come in quell'ultimo messaggio inviato venerdì, dopo la chiusura del bar proprio a lei: «Bella serata. Amore, non vedo l'ora di abbracciarti». E, pure chi lo frequentava saltuariamente ripete: «L'anima della festa» oppure «un attira gente». Tra i tantissimi messaggi postati su facebook, ne prendiamo uno (di Alessandro) che non ha bisogno di commenti, ma indubbiamente interpreta il pensiero di tanta gente, di tanti amici: «Giò... Noi di viaggi abbiamo parlato, progettato, immaginato, sognato... Ma mai di questo... Un viaggio che dovrai far da solo... E c'erano le chiacchierate, di successi e di delusioni... E c'erano quelle sulla vita e sull'amore... C'erano poi quelle fatte di musica, di passioni, di esperienze vissute... C'era la nostra fantasia, la voglia di far qualcosa di nuovo... C'erano lezioni di vita... E c'è tutto quello che ci siamo insegnati...Ed ora Bestia, ci son tutte le persone che non han potuto fare a meno di volerti bene... E sai perché Giò?... Perché c'erano le risate, sempre e per tutti alla fine... C'era un saluto, un sorriso e lo star bene... C'era tutto quello che solo tu sapevi creare... Ci son in tuoi amici, i tuoi clienti, la tua gente... C'è un mondo, un grande gruppo che tu hai creato e che ti tiene qui con noi... E tu non eri solo speciale, solo unico, solo fantastico... Solo una grande persona o solo un grande uomo... Ma tanto lo sai e se non lo sai è giusto che io te lo spieghi...Tu sei il Giò!!! Non sarà semplice dimenticarti perché dimenticarti non vogliamo... Non sarà possibile sostituirti perché per sempre qui ti sentiremo... Non sarà più una serata così, sarà una sera in cui senza aprir bocca potrò continuare a parlarti col cuore... Che quella sera in cui un metallaro e la sua band salirono sul palco del Takabanda, da un astio nacque un'amicizia meravigliosa...Non te l'ho mai detto, o forse sì...chissà. Sei fantastico Buzz».

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