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Le verità (false) che ci rassicurano

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Il leader dei Nirvana, Kurt Cobain, mito indiscusso del grunge, un anno prima di suicidarsi profetizzò l'elezione alla presidenza Usa di Donald Trump, «un uomo libero e incorruttibile» come lo definì lo stesso, idolatrato, musicista. Greta e Vanessa, le due giovani cooperanti rapite in Siria, hanno avuto rapporti sessuali consenzienti con i loro carcerieri. Il presidente Mattarella è stato coinvolto nell'inchiesta della Total che costò le dimissioni al ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi. Cosa hanno in comune queste tre notizie apparentemente molto diverse tra loro? Sono tutte false. Balle clamorose: o se preferite, sonore fregnacce. Eppure tutte e tre sono state fatte passare per vere: diffuse ovunque e con ogni mezzo, autenticate dalla vox populi, infine difese con ostinazione dal più volgare chiacchiericcio.
Un paio di giorni fa il prestigioso Oxford Dictionary ha scelto come parola dell'anno per il 2016 «post-truth», post-verità. Che è proprio questa cosa qui - le cooperanti, Cobain, Mattarella - lo sport del nuovo millennio, il virus che infetta la Rete ma anche le nostre coscienze: l'attività malevola, cioè, di spacciare come veri argomenti al massimo (ma a volte nemmeno) verosimili, bugie per nulla innocenti usate il più delle volte per fare pendere la bilancia dalla propria parte. Molti sono convinti che Trump abbia vinto le elezioni (anche) così: ma le post-verità, mai ovviamente abbastanza verificate, hanno avuto un ruolo non da poco anche nel referendum sulla Brexit. E' poi di questi giorni la notizia che la procura di Firenze sta indagando sulla cyber propaganda del Movimento 5 Stelle contro Renzi (attaccato ripetutamente sui social con accuse false): la macchina del fango di chi sa che quello che è virale diventa, prima o poi, magicamente, anche vero.
E' una questione politica: ma anche un problema filosofico. I fatti (e la loro oggettività) passano in secondo piano, la distinzione tra realtà e finzione non è più nitida ma irrimediabilmente sfocata, la verità non importa più niente a nessuno. E il nocciolo della faccenda è proprio questo: non tanto «loro» che buttano esche avvelenate ovunque, ma «noi» che ci crediamo. Che ci vogliamo credere: a volte con tutte le nostre forze. Perché la verità è una brutta bestia, dissetante come una bibita calda in piena estate, irritante come i pantaloni di flanella che nostra madre voleva farci mettere quando avevamo 8 anni. La verità è scomoda, spigolosa: spesso dà torto, raramente ragione. E in un mondo che ha sempre meno fiducia nei media tradizionali (abbiamo le nostre colpe, ma lo scetticismo spesso è immeritato), quello che davvero conta è essere rassicurati - per non dire coccolati -, nelle proprie certezze, nelle proprie, anche errate, convinzioni. Non ci interessa la verità: ma prendere e sventolare come autentico qualcosa che, anche se vero non è, rafforzi le nostre opinioni, conforti il nostro pensiero, possa permetterci di urlare al mondo: «Io l'avevo detto». In un bellissimo film di molti anni fa, «Rashomon», un grande regista giapponese, Akira Kurosawa, decretò l'impossibilità della verità. Che non esiste: perché in fondo è solo una questione di punti di vista. Buono a sapersi: solo che ora il gioco si è fatto sporco. E pericoloso. E si rischia di precipitare sul serio se non si capisce in tempo che a una dannosa bugia confezionata per cavalcare le nostre emozioni (e i nostri rancori) è pur sempre preferibile la nuda verità. Per quanto male possa fare.
fmolossi@gazzettadiparma.net

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  • Vercingetorige

    20 Novembre @ 15.59

    Joseph Goebbels , il Ministro della Propaganda di Hitler , è stato più sintetico . Ha detto : " Ripetete una bugia cento , mille , un milione di volte e diventerà una verità" . Ma non mi sembra quello dei giornalisti il pulpito da cui può venir la predica , perché la "macchina del fango" l' hanno inventata loro.

    Rispondi

    • Biffo

      20 Novembre @ 19.10

      No, Verci, la macchina del fango l'hanno inventata, fin dagli inizi del termalismo locale, i cosiddetti fanghini salsesi, molti dei quali hanno accumulato una fortuna mestando e rimestando il fango con le acque termali, da applicare poi ai curando.

      Rispondi

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