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Clochard in pericolo: operazione Ponte Italia

Clochard in pericolo: operazione Ponte Italia
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Pattuglie della Municipale sotto il Ponte Italia. Si diffonde l'allarme, alcuni chiamano la Gazzetta: «Stanno misurando il livello dell'acqua? E' in arrivo una piena?». In realtà il Nucleo di prossimità sta da qualche giorno portando avanti una «operazione senzatetto» in collaborazione con Caritas e assistenti sociali. Ecco perché.

Chiara Pozzati

Un letto di cartoni e cumuli di cianfrusaglie sporche. A proteggere gli averi della Parma «sottosopra» è una tenda logora. Siamo nella pancia del ponte Italia, dal lato di via Varese. Sopra, l’elegante bar tutto legno e vetrate brulica di avventori. Sotto, un giovane richiedente asilo sorride alla Municipale.

Non un «repulisti» quello di ieri, ma la mano tesa verso chi non ce l’ha fatta. Dopo l’alluvione in Piemonte e Liguria, l’allerta meteo che non si spegne e il Po che fa paura, il servizio prosegue di settimana in settimana. Ma fa parte di un progetto più ampio, anche alla luce dell’arrivo dell’inverno e delle temperature rigide che potrebbero mietere vittime.

L’operazione ha preso il via (in sordina) già da un paio di settimane. E’ il Nucleo di prossimità di via del Taglio a portare avanti il lavoro lontano dai riflettori. Ma questa volta la presenza delle divise ha fatto accendere la spia rossa di diversi parmigiani, spaventati all’idea di una (nuova) potenziale emergenza legata al torrente.

Così sono arrivate chiamate, figlie dell’angoscia lasciata dalla maledetta esondazione dell’ottobre di due anni fa. Molti i lettori terrorizzati all’idea che i vigili stessero effettuando misurazioni del livello dell’acqua. In realtà le pattuglie hanno perlustrato i ponti e tentato di agganciare clochard, senza tetto, profughi. Solo ieri mattina sono stati sette i giovani senegalesi reindirizzati dalla Municipale, che è riuscita a collegarli col circuito d’accoglienza della nostra città.

Dormiranno in un letto vero grazie a Caritas. Sono tutti giovanissimi, nessuno di loro arriva ai trent’anni. Non parlano una parola d’inglese, ma riescono a farsi intendere. La maggior parte custodisce come un tesoro quel foglio striminzito che attesta la formale richiesta d’asilo presentata. Due di loro sono approdati a Parma non si sa bene come. Hanno iniziato la trafila burocratica nel Sud Italia ma si sono poi allontanati.

Così il Nucleo di prossimità si è preso cura degli «invisibili» grazie alla collaborazione con gli assistenti sociali e Caritas. Su precisa indicazione del Comune e su richiesta della Prefettura gli agenti tendono la mano a chi conduce una vita randagia, spesso non per scelta. E si svela l’altra faccia di Parma. Quella della povertà rannicchiata nel greto, degli stranieri che si rifugiano sotto le arcate per passare la notte. C’è un po’ di tutto: dai clochard storici ai neo-disperati. Dai perdigiorno a chi un lavoro l’ha perduto. C’è chi nel testa o croce della vita sta sempre e solo dalla parte sbagliata.

Qualcuno infine manca all’appello. Probabilmente ha abbandonato il rifugio per fare la questua. E della sua presenza rimangono solo bancali, resti di cibo e scheletri di ombrelli.

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  • Vercingetorige

    26 Novembre @ 11.25

    Se , con le piogge, vien giù la "Parma Voladora" , rischiano di affogare come sorci .

    Rispondi

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