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Detective a Parma: ecco chi ha "licenza di spiare"

Ecco chi spia le nostre vite
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Dopo il caso dell'investigatore privato «fuorilegge» finito nella bufera, abbiamo cercato di esplorare meglio il mondo degli «007» con licenza di spiare.

Come si fa ad accertare l'affidabilità di un detective? Quali gli strumenti leciti e quali invece sono vietati dalla legge?

Ecco le risposte raccolte, insieme alle storie più bizzarre di bugie e tradimenti.

Laura Frugoni

«Noi investigatori privati siamo dei professionisti che risolvono i problemi delle persone perbene e delle aziende serie. Per questo prendiamo le distanze da chi in questi anni a Parma ha abbindolato un sacco di gente».

Già: la storia (recente) a cui si riferisce Dario D'Amico - il detective parmigiano con l'agenda zeppa di clienti, denunciato dai carabinieri perché da anni spiava la gente senza uno straccio di licenza - non è di quelle che danno lustro alla categoria. Ma se a uno come D'Amico, titolare della Rds Europe di viale Milazzo, sta comprensibilmente a cuore che l'opinione pubblica non faccia di tutta l'erba un fascio, ben venga la sua difesa d'ufficio se serve a chiarire dubbi e dissipare equivoci su una figura che - diciamolo pure - in Italia è spesso avvolta da un cono d'ombra e quasi sempre confinata al pruriginoso terreno delle scappatelle coniugali.

Come si fa a scegliere un investigatore privato? Che armi servono per capire se hai di fronte un borderline (che usa sistemi fuorilegge) o un professionista inattaccabile? E poi: ha senso ancora un Sherlock Holmes in carne ed ossa in un mondo in cui siamo tutti iper-connessi e geo-localizzati e l'inseparabile spia digitale (leggi smartphone) ce la portiamo in borsetta?

«Molta gente pensa di poter risolvere da sola faccende anche molto delicate - parte dall'ultima domanda D'Amico - Vedono Criminal Minds in tv e si sentono investigatori. Ma se mi piace Doctor House non è che il giorno dopo penso di poter curare la gente».

Come accerto l'affidabilità di un'agenzia?

«Intanto dev'essere un'agenzia vera, a cui la prefettura ha rilasciato una licenza. L'investigatore privato dev'essere in possesso di una laurea e avere lavorato cinque anni in un istituto di investigazioni. Abbiamo l'obbligo di compilare e tenere aggiornato il “registro di polizia”, in cui sono annotate le generalità dei clienti e le varie indicazioni prescritte dal regolamento».

Su quale normativa bisogna fare affidamento?

«Il decreto ministeriale 269 del 2010 ha riorganizzato la nostra disciplina a livello giuridico. Diciamo che ha fatto un po' da spartiacque tra il passato in cui chiunque poteva improvvisarsi investigatore e gli ultimi anni in cui ha preso forma un'immagine moderna, più dinamica e brillante. L'investigatore privato è un professionista in possesso di una preparazione giuridica; può essere laureato in giurisprudenza o scienze politiche, psicologia».

Lei il foglio di carta ce l'ha?

«Si mi sono laureato in criminologia all'Università di Miami in Florida».

La clientela più assidua?

«Dipende da come ti specializzi. A noi, ad esempio, si rivolgono molte aziende. Magari hanno la necessità di verificare la fedeltà di un dipendente, controllare se c'è un abuso dei permessi della 104, o delle assenze per malattia».

I famosi furbetti del cartellino. Può anche una pubblica amministrazione mettere un detective privato alle costole dei dipendenti?

«Sì, da non molto c'è questa possibilità anche se molti ancora non lo sanno. Anche tra le aziende c'è parecchia disinformazione: grazie alle prove che raccoglie un investigatore privato si possono risolvere casi di spionaggio industriale, risparmiando anche molti soldi. Ma gli ambiti in cui lavoriamo sono vari: dallo stalking al bullismo. Collaboriamo con le forze dell'ordine. Si rivolgono a noi anche genitori in ansia per i figli: vogliono sapere se fanno uso di droghe, se frequentano cattive compagnie».

Arriviamo al caso più classico: il traditore da smascherare. Sono più gli uomini o le donne a chiedere aiuto allo 007?

«Direi metà e metà. Spesso vogliono sapere se il coniuge tradisce per motivi economici. Anche oggi mi ha chiamato una signora: il marito non vuole più passarle gli alimenti, dice che ha perso il lavoro, lei non gli crede».

Quante storie di sesso e bugie avrà collezionato.

«Ah, ne ho viste davvero di tutti i colori: gente che vive tranquillamente dividendosi tra due famiglie. Ma non dico di sì a tutti: ho rifiutato molti lavori. Se l'incarico “moralmente” non mi piace non lo prendo. Di recente è venuta da me una signora: voleva che spiassi la moglie del suo amante, per dimostrare che anche lei aveva qualcosa da nascondere... Le ho detto arrivederci».

E' più arduo stanare il Casanova o la fedifraga?

«L'uomo che tradisce è più pollo: quando lo prendi in castagna rimane un po' sorpreso. La donna si muove meglio, è più furba. Quando viene scoperta, passa subito all'attacco. Cerca di ribaltare la situazione: se ti tradisco è tutta colpa tua».

C'è anche il vostro tariffario che scoraggia. Quanto si deve sborsare per arrivare alla sospirata prova?

«Dipende. In certi casi lavoriamo a ore, in altri facciamo dei forfait. Per le infedeltà coniugali una sola volta - come prova da fare valere in tribunale - non basta».

Azzardiamo una media: quanto spendo per sapere se ho le corna?

«Ho appena chiuso una pratica da tremila euro».

La gente confida all'investigatore particolari intimi, risvolti privatissimi. Che rapporto si stabilisce con il cliente?

«Nel primo incontro raccontano le loro storie, si sfogano, spesso tra le lacrime. Poi si entra in confidenza, diventa quasi un'amicizia. Il nostro codice deontologico ci impone una riservatezza totale. Quello che uno dice all'investigatore è come se lo raccontasse in un confessionale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Massimiliano

    28 Novembre @ 00.19

    No, non mi sento ne avvocato, ne ingegnere o medico, non ho i titoli legali PER LA LEGGE ITALIANA per essere o sentirmi tale. Voi, detective di internet, informatevi meglio.... Qui non si parla di esperienza o lauree. Fatto sta che l'investigatore che ha rilasciato l'intervista non ha una laurea valida per la legge italiana... LEGGE, non studi, che l'investigatore in oggetto sicuramente avrà e sarà un'ottimo segugio di mariti o mogli cornute o figli cannaioli o, meglio ancora, di dipendenti che si fingono malati e poi vanno a fare i camerieri la sera.... Comunque gli anni sono 3 dicasitre, non cinque.... Fidatevi ne so qualcosa... Se volete vi snocciolo i nomi di tutti gli ex marescialli, ispettori, commissari e affini che hanno ottenuto una licenza investigativa senza laurea. Parlo per cognizione di causa....

    Rispondi

  • FB

    27 Novembre @ 21.25

    Quindi se Massimiliano si dovesse trovare negli USA e avesse bisogno (solo per fare un esempio) di un medico non si farebbe curare perchè la laurea USA non ha valore legale in Italia dico bene ? ahahahahahah la gente parla spesso senza sapere le cose, le lauree statunitensi non hanno valore legale in Italia, ma per entrare nell'FBI serve la laurea USA e quella italiana non basta :)))) Riguardo i requisiti (io li ho cercati in rete e li ho letti) dal 2010 servono proprio 5 anni oltre che la laurea, confermo quindi quanto scritto nell'articolo. Dulcis in fundo non basta provenire dalle Forze di Polizia per ottenere la licenza, bisogna vedere cosa l'agente faceva in servizio. Basta leggere le leggi, è proprio vero in Italia si sentono tutti avvocati, medici, ingegneri, allenatori di calcio ecc. sempre pronti a criticare gli altri per invidia e gelosia.

    Rispondi

    • Vercingetorige

      28 Novembre @ 12.07

      Allora , se si trova in USA ed ha bisogno di un Medico , deve rivolgersi ad un Professionista abilitato all' esercizio della professione negli Stati Uniti. La Laurea italiana non basta. Bisogna superare l' esame di abilitazione federale USA. Superato questo esame , bisogna chiedere l' iscrizione a un "board" . Ce n' è uno per ogni Stato della Federazione , per cui , per esempio , l' iscrizione al "board" dello Stato di New York non abilita all' esercizio professionale in California. Per concedervi l' iscrizione , il "board" vi conta tutti i capelli in testa ( in particolare per quanto riguarda il piano di studi che avete seguito in Italia , e che dovete documentare in ogni dettaglio ) . Negli Stati Uniti i Titoli di Studio non hanno valore legale. Non vengono conferiti "in nome della Legge" , come da noi. Ciò che abilita all' esercizio di una professione ( non solo medica ) è l' iscrizione al "board" (grosso modo equivalente al nostro "Ordine" ) .

      Rispondi

  • Marco

    27 Novembre @ 20.58

    Se la gente si documentasse prima di sparare sulla folla sarebbe meglio. Il DM 269 del 2010 rende OBBLIGATORIA la laurea e non bastano nemmeno i 3 anni ma ce ne vogliono 5 di lavoro dipendente. Come lo so ? Semplice mi sono andata a leggere il DM (come dovrebbe fare qualcuno) e c'è scritto esattamente quello che ha dichiarato l'investigatore. Riguardo la laurea USA che non ha valore in Italia lo so anche io, ma sicuramente ha un enorme bagaglio che probabilmente qualcuno dei tanto titolati che vanno in tv manco si sognano :)))

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  • Massimiliano

    27 Novembre @ 17.20

    Dunque, una laurea in criminologia acquisita presso l'università di Miami, in Italia, vale tanto quanto quella presa all'università di Tirana, quindi senza alcun valore in Italia. Passiamo poi al fatto che un investigatore privato, per essere tale, NON È ASSOLUTAMENTE OBBLIGATO a possedere una LAUREA, basta infatti che abbia collaborato in via continuativa per almeno 3 anni presso un'agenzia investigativa "regolare", anche chi è stato per un certo numero di anni nelle forze dell'ordine può ottenere la licenza. Se poi è laureato, ha da solo sgominato l'intera banda della Magliana, ha un fiuto infallibile, beh, meglio per lui.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    27 Novembre @ 11.57

    Con tutta la stima e la simpatia , la Laurea in Criminologia all' Università di Miami non è un Titolo di Studio con valore legale in Italia , ma non fa niente : in Italia siamo tutti dottori.

    Rispondi

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