Sentiero del Cai

"Scambiato per un cinghiale", cane ucciso da un cacciatore

«I cacciatori hanno sparato e ucciso la mia Maggie»
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Mara Varoli

Maggie è morta. Qualcuno le ha sparato dritto al cuore, con un colpo solo, mentre con la sua padrona stava passeggiando su un sentiero del Cai, vicino a Corniglio. Aveva un anno e mezzo e una grande passione per la montagna e per la neve. «Maggie - racconta Silvia - era un incrocio tra un pastore maremmano e un pastore francese: pesava 35 chili. Ed era arrivata a casa nostra a fine maggio del 2015, in regalo a mio figlio. Spesso veniva con noi sui sentieri dell'Appennino e non scappava mai: era molto ubbidiente. Ma le hanno sparato ed è morta sul colpo».

Silvia domenica mattina era partita con un'amica e Maggie da Roccaferrara superiore sul sentiero 743 che gira intorno al Monte Polo: «Facciamo spesso gite sull'Appennino - continua Silvia -. E Maggie non era al guinzaglio perché l'ho addestrata: stava sempre vicina a me, al massimo era abituata ad andare un po' avanti, per poi fermarsi e aspettarmi. E se io la chiamavo, tornava subito indietro. Le avevo messo il guinzaglio solo un attimo, perché durante il cammino abbiamo incontrato altri escursionisti, ma poi l'ho liberata». E proprio quando il sentiero Cai 743 diventa 741 è successo quello che Silvia e l'amica non potevano immaginare: «Non c'era nessun cartello che segnalava una battuta di caccia al cinghiale - prosegue Silvia -. In più eravamo su un sentiero del Cai. Erano circa le 13 e ci trovavamo in un punto in cui il percorso scollina. Maggie era poco più avanti di noi, ma era coperta e non potevo vederla. In quel momento ho sentito lo sparo: uno, forte e vicinissimo. Ho preso paura e sono corsa avanti per vedere dov'era la mia Maggie». In quel punto, il bosco finisce e c'è una radura, per cui nessun impedimento alla visuale: «Quando sono uscita dal bosco ho visto un cacciatore seduto sulla collina, ma il cane non c'era - ricorda Silvia -. Ho chiesto al cacciatore se aveva visto la mia Maggie e lui mi ha risposto: "Vai via". Mi sono messa a correre da una parte e dall'altra, la chiamavo ma Maggie non rispondeva». Silvia era disperata, piangeva, in cuor suo aveva già capito che era successo qualcosa di terribile: «Mentre correvo - prosegue -, ho incontrato un gruppo di cacciatori, anche a loro ho chiesto se avevano visto la mia Maggie, perché qualcuno aveva sparato. Ma loro mi hanno risposto che non l'avevano vista. Nel frattempo avevo già chiamato i carabinieri. Il caposquadra dei cacciatori ha così fermato tutti gli uomini che erano con lui. Tornando indietro mi sono rifermata sulla collina, dov'era seduto il primo cacciatore. E da lì, a nemmeno 20 metri, ho visto la mia Maggie a terra». Morta sul colpo, per una fucilata secca di chi ha mirato al cuore. Sul posto, i carabinieri di Corniglio e il veterinario: «Anche mio marito è arrivato e il caposquadra ci ha aiutato a portare via Maggie per caricarla sulla nostra auto - sottolinea Silvia, ancora in lacrime -. Il cacciatore, che era seduto sulla collina, si è giustificato dicendo che in quel punto erano appena passati dei cinghiali e che aveva sparato pensando a un animale selvatico. E ha aggiunto: "Il suo cane era di colore sbagliato". Io piangevo e gli ho risposto che poteva dirmelo subito che aveva sparato alla mia Maggie». Silvia è poi andata in caserma dai carabinieri per la deposizione firmata: «Volevo ribadire che noi ci trovavamo su un sentiero del Cai e che non c'erano cartelli che segnalavano la battuta di caccia - conclude Silvia -. Ma volevo anche ringraziare il caposquadra che ci ha aiutato con la jeep a portare via la nostra amata cagnolina». Maggie non c'è più e il dolore di Silvia e della sua famiglia è una ferita che non si rimarginerà in fretta. Una morte assurda, probabilmente per un incidente, ma che suggerisce ancora una volta, e speriamo non invano, di riaffrontare un tema importante: quello della sicurezza in montagna. «E' preoccupante il fatto che se una persona decide di passeggiare nel pre parco senza vedere i cartelli rischi di essere impallinato - ha concluso Fabrizio Russo, presidente del Cai di Parma -. Bisogna alzare il livello di attenzione da parte dei cacciatori, considerando che su questi sentieri passano persone e anche bambini. E' giusto che la montagna sia vissuta da tutti, anche dai cacciatori, ma ci vuole rispetto reciproco».

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  • francesco

    30 Novembre @ 14.37

    @AndreaL non mi sembra che sia giusto giustificare l'uccisione di un cane di una signora, ignara forse delle norme imposte dalla gazzetta ufficiale, ma con tutto il diritto di persona civile di portare il proprio animale in un sentiero di un bosco... avrei voluto vedere se fosse successo a te oppure se invece del cane c'era un bambino di 7/8 anni vestito di nero/marrone se eri così premuroso nel citare perfino l'articolo di legge....il buonsenso vorrebbe che un elemento armato e autorizzato a cacciare nei boschi, fosse più attento a come rivolge il fucile, ma si sa la legge in questo caso poi è sempre dei più forti e prepotenti...

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    • AndreaL

      07 Dicembre @ 14.56

      Francesco : se legge i miei interventi non giustifico nessuno. Ho premesso che la peggio purtroppo l'ha avuta un cane indifeso. Rispondevo a chi suggeriva di denunciare il fatto, ed occupandomi per lavoro di queste faccende ho prospettato le conseguenze previste per legge. Non commento il paragone con me o con il bambino, perchè non applicabile,penso che la disgrazia della povera Meggy sia sufficiente.

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  • Bruno

    30 Novembre @ 14.26

    Io invece vorrei sapere cosa prescrive la normativa in merito alla segnalazione della presenza di cacciatori, dico questo perché anch'io mi sono trovato in mezzo ad una battuta sul monte Polo (e a questo punto posso dire che mi è andata bene) ma ho visto i cartelli solo quando sono arrivato al Passo del Sillara (perché erano attaccati alle Jeep parcheggiate lungo la strada).

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  • Casper

    30 Novembre @ 12.42

    @AndreaL, le norme imposte dalla gazzetta ufficiale valgono "nelle zone urbane e nei casi di pericolo di incolumità delle persone". Mi dica lei come possano essere applicate in questo caso in cui la sig,ra Silva e il suo cane si trovavano su un sentiero probabilmente anche poco frequentato visto che nei paraggi vi erano dei cacciatori (la selvaggina di solito non si trova sui sentieri del marmagna il 15 di luglio.....). Quali danni a cose o persone potrebbe in quel luogo arrecare un cane docile e tranquillo? Non stavano passeggiando sul bordo della tangenziale. E sempre secondo la sua opinione, dove si possono portare i cani a sgambare un po' se per lei ogni luogo può essere passibile all'uso del guinzaglio di mt. 1,5???

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    • AndreaL

      07 Dicembre @ 14.53

      Casper : dico solo che per legge non è consentito lasciare i propri cani liberi senza guinzaglio se non nelle zone adibite ( parchi per cani, aree attrezzate).

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  • Casper

    29 Novembre @ 20.45

    Gazzetta ufficialde 209/2013 L'obbligo del guinzaglio scatta nelle zone urbane e nei casi di pericolo di incolumità per le persone. 3. Ai fini della prevenzione di danni o lesioni a persone, animali o cose il proprietario e il detentore di un cane adottano le seguenti misure: a) utilizzare sempre il guinzaglio a una misura non superiore a mt 1,50 durante la conduzione dell'animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per cani individuate dai comuni;

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    • Indiana

      30 Novembre @ 02.04

      Indiana

      Era su un sentiero del Cai....una sgambatina la poteva fare! E poi le avrebbero sparato comunque, visto i soggetti. I cani dei cacciatori, invece, sono liberi di scorrazzare ovunque, e siccome sono sempre affamati perchè vittime anche loro di questi (...), spesso attaccano gli animali domestici degli altri, tipo oche, galline, anatre, gatti....Per non parlare di quando di attraversano all'improvviso la strada! Nei paesi o nei sentieri vicini alle case anche loro hanno l'obbligo del guinzaglio!

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      • AndreaL

        30 Novembre @ 11.01

        Sui sentieri del CAI vigono le stesse norme che in un campo in pianura. I cani dei cacciatori hanno le stesse restrizioni normative di quelli dei non cacciatori, quello che cambia è il tipo di sanzione applicabile

        Rispondi

  • Oldsailor

    29 Novembre @ 19.51

    Per motivi personali mi trovo da oltre 50 anni nel mondo delle armi e del loro uso quindi penso di sapere di cosa parlo. Bisogna fare una precisazione. In Italia, la pratica del tiro a palla unica (vedi proiettile) e relativamente giovane; ed e iniziata circa 25 anni fa con la caccia al cinghiale. Mentre il alta Italia (vedi trentino AA), Friuli ecc. la cultura di questi cacciatori era basata sul "pelo" e non sulla "penna" come da noi. Loro hanno una cultura atavica del tiro a palla; vedi i famosi Cecchini Austriaci della prima WW, che eano tutti cacciatori di Stambecchi o caprioli; mentre qui da noi i nostrani erano e rimarranno dei poveri "gallinai" adatti a sparare se va bene solo in un pollaio (vedi riserve)! Che abbiano scambiato un cane per un cinghiale non mi stupisce visto il loro grado di cultura venatoria e armigera! Non sono , ne sono mai stato un cacciatore; ma un appassionato di armi e di tiro a segno; ma dopo aver vissuto (ospite di un mio amico Trentino) la LORO realtà di caccia. Se in pese ci sono 50 cacciatori, quest'anno ci vanno in 25 ;e gli altri l'anno prossimo. Partono al mattino alle 4, e accompagnati dal "capocaccia" si appostano sulle altane. Portano con loro solo due colpi (il secondo per finire l'animale ma sarebbe un disonore) Il tiro a minor distanza e sui 400 metri; e cacciato e meno a mezzogiorno se ne tonano a casa. Il cacciatore a dritto al trofeo e la carne a stagione finita viene cucinata in una esta per tutti! Posso tranquillamente affermare che a questi pseudo cacciatori e "selecontrollori" nostrani non darei loro in mano nemmeno un manico di scopa! E vero che tra di loro ci sono dei buoni elementi; ma sono talmente esigui da essere ininfluenti nella statistica!

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    • Vercingetorige

      30 Novembre @ 12.18

      Congratulazioni "Oldsailor" . Finalmente un commento un po' obiettivo ! Ha ragione , in Trentino-Alto Adige hanno più rispetto di noi della natura , e non sono assolutamente "figli dei fiori" strombettanti . Gli "schutzen" fanno buona guardia. Sa che , allo scoppio della prima guerra mondiale , le forze armate austriache erano tutte sul fronte russo ? A sud non c' era nessuno . Il nostro esercito fu fermato dagli schutzen . In teoria la disparità di forze era tale che avremmo dovuto arrivare a Vienna in ventiquattr' ore ! Dopo qualche giorno arrivò di corsa una divisione di alpini tedeschi....... Peccato che , per noi italiani , sia difficile entrare nel loro ambiente. A tutt' oggi non ci possono soffrire. Bisogna essere accompagnati da uno di loro , e , anche così...............

      Rispondi

      • Oldsailor

        30 Novembre @ 18.53

        Gentilissimo Vercingetorige, si conosco bene la storia. Pensi che sul muro di una chiesa vicino a Pinzolo dal lato cimitero del 1918 campeggia una scritta che recita: costretti a pugnare per l'aggressore. Sì,; ma gli aggressori eravamo noi non loro! Al momento del nostro tradimento, a difendere i loro confini erano proprio gli Schutzen; che non erano armati con il fucile Steyr d'ordinanza; ma usavano le loro carabine da caccia Manlicher/Schonauer dotate di ottica 4 o 6X della kales viennese . Armi che erano in mano a dei veri tiratori e non a dei poveri contadini come i nostri dotati di un ridicolo fucile modello 1891. Arma buona; ma assolutamente inferiore a queste dei cacciatori. Noi non abbiamo mai avuto un reparto di Cecchini, in quanto non avevamo armi dotate di ottiche come loro e non ne avevamo la secolare tradizione. Noi al massimo ce la cavavamo con la "lupara", o doppietta in un "melgoner"!

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