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Reparti soppressi, allarme al Maggiore

Sono cinque le strutture coinvolte: semeiotica, ortopedia, centro cefalee e due chirurgie

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Sono cinque i reparti dell'ospedale Maggiore destinati ad essere soppressi, secondo una disposizione della dirigenza aziendale. E in corsia è allarme. Leggi di più.

Monica Tiezzi

La lettera, a firma del direttore del personale dell'Azienda ospedaliero-universitaria, Laura Oddi, è approdata lunedì sui computer dei rappresentanti sindacali e dei vertici dell'ospedale: una e-mail di poche righe per comunicare la «soppressione» (questo il termine usato) dei reparti di semeiotica medica, ortopedia, clinica e terapia chirurgica, clinica chirurgica e trapianti d'organo e del centro cefalee. Una notizia che ha fatto rapidamente il giro dei reparti dove ieri, spiega un medico, «non si è parlato d'altro».

La comunicazione fa riferimento a due informative del 28 ottobre scorso del direttore sanitario sulla rimodulazione delle attività internistiche al quarto e quinto piano della Torre delle medicine e sulla riorganizzazione delle attività chirurgiche e degli indirizzi operativi, e chiarisce che le decisioni (si tratta di strutture tutte a direzione universitaria) sono state prese d'intesa con il rettore dell'ateneo.

Si spiega anche che, contestualmente alla soppressione di clinica e terapia chirurgica e della clinica trapianti d'organo sarà istituita una clinica chirurgica generale, la cui direzione è affidata a Luigi Roncoroni.

Nessun commento ufficiale dalla direzione ospedaliera, dove spiegano che per lunedì 12 dicembre è convocata la Conferenza territoriale sociale e sanitaria, di cui fanno parte i sindaci di Parma e provincia, che dovrà dare il parere sulla riorganizzazione: qualsiasi commento prima di questo passaggio istituzionale, sostengono alla direzione, sarebbe fuori luogo.

Ufficiosamente, però, si fa notare che il termine «soppressione» fa riferimento alla denominazione del reparto e che posti letto e medici resteranno, seppure nell'ambito di una riorganizzazione generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria che prevede grosse novità.

Fatto sta che il 28 ottobre scorso le delibere aziendali 437 e 438, in vista del pensionamento dal primo novembre sia di Alberto Montanari, direttore della semeiotica, che di Mario Sianesi, direttore della clinica chirurgica e trapianti d'organo, definivano entrambe le strutture a direzione universitaria «essenziali allo svolgimento delle attività didattiche dei corsi di laurea della facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università di Parma», e stabilivano le nomine pro tempore di Roberto Quintavalla, direttore del dipartimento emergenza urgenza area medica generale e specialistica, come direttore della semeiotica, e di Luigi Roncoroni, direttore della Clinica e terapia chirurgica, alla clinica chirurgica e trapianti d'organo.

Diverse le reazioni alla soppressione dei cinque reparti. Da un lato alcuni rappresentanti sindacali dei medici spiegano che in realtà alcune di queste strutture erano già state «svuotate» di posti letto e medici, redistribuiti in altri reparti, e che quindi la loro eliminazione, con il pensionamento di alcuni direttori, arriva a ratificare una processo già in atto. Ma c'è anche chi fa notare che in pochi anni l'ospedale è passato da otto reparti di medicina a uno solo: «Forse erano troppi prima, ma certo ora uno è troppo poco. Non si può solo dire che comunque i posti letto restano: l'ospedale si impoverisce di professionisti e strutture», dice un dirigente medico che preferisce restare anonimo.

Pur non entrando nel merito della riorganizzazione, («che non abbiamo discusso a livello sindacale»), Vincenzo Violi, direttore delle chirurgie degli ospedali di Vaio e Borgotaro e vicepresidente del Cnv (Comitato nazionale universitario, il sindacato dei docenti universitari) di Parma, spiega che questa «è una tendenza di tutta la sanità e anche dell'università: accorpare e compattare varie unità in strutture più ampie. Lo abbiamo visto con i nuovi dipartimenti. Una battaglia in controtendenza non ha molto senso, visto che le risorse disponibili sono sempre meno. Le nostre prerogative assistenziali e didattiche sono tutelate anche se più cliniche convergono in una sola struttura. Anzi, a volte riunire può favorire l'interscambio e l'osmosi fra professionisti».

Non la pensa così Gian Camillo Manzoni, ex direttore (è in pensione dal primo novembre) del Centro cefalee, una delle prime strutture del genere in Italia, fondata proprio da Manzoni nel 1974, e che si era guadagnata negli anni una fama a livello nazionale: dal 2004 lavoravano al terzo piano del padiglione Barbieri due medici e due specializzandi.

«La struttura ha pazienti prenotati fino ad aprile 2017, con una media di 14 prime visite a settimana - spiega Manzoni -. Prima del pensionamento ho ripetutamente chiesto alla direzione ospedaliera che indicazioni dare loro, e mi è stato risposto che “qualcuno li vedrà”. Ma ci sono problemi anche burocratici. Il centro cefalee, ad esempio, è uno dei quattro in Emilia Romagna autorizzati con una delibera regionale alle terapie con tossina botulinica. Saranno ancora possibili?».

Pur dicendosi deluso e molto dispiaciuto della scomparsa del «suo» reparto, la semeiotica, il professor Almerico Novarini (alla guida della struttura dal 1987 al 2010, prima dell'arrivo di Alberto Montanari) dice che «era una scelta prevedibile, vista la riorganizzazione complessiva in atto all'ospedale Maggiore e la spinta a creare, piuttosto che reparti specialistici, medicine interne con dentro tante competenze».

Resta, nell'ex primario, il rimpianto per un reparto «che ha scritto una parte importante della storia delle medicina a Parma, con professionisti come Ugo Butturini e Mario Passeri».

Reparti storici

Fra i reparti destinati ad essere soppressi ce ne sono alcuni storici come la semeiotica (che si occupa «dello studio del significato e del valore dei sintomi», spiega Novarini). Nata con Ugo Butturini negli anni Settanta, passò poi a Mario Passeri e in seguito si divise in due reparti: la semeiotica 1 guidata da Almerico Borghetti e la semeiotica 2 di Almerico Novarini, poi riunite sotto la guida di quest'ultimo. Anche il cento cefalee ha avuto una storia importante, seppure più recente: fondato il primo novembre 1974 (all'epoca era in strada Del Quartiere) è stato a lungo uno dei pochi centri nazionali di riferimento per questa patologia.

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  • Indiana

    07 Dicembre @ 12.49

    Indiana

    Ma sono pazzi????

    Rispondi

  • Vercingetorige

    07 Dicembre @ 11.54

    Un ulteriore passo verso il degrado di quello che è stato uno dei più prestigiosi Policlinici d' Italia, e va riducendosi a poco più di un' infermeria da campo . Negli anni settanta , in città , c' erano tre Ospedali Pubblici , con un totale di poco meno di 3000 posti-letto . Adesso ci siamo ridotti ad un unico Ospedale Pubblico , con circa 1300 posti-letto , continuamente minacciati di riduzione . Ormai l' Ospedale Maggiore si sta riducendo al Pronto Soccorso e poco più . Si ferma tutto lì , perché dietro rimane poco o nulla. In Provincia c' erano 4 Ospedali Pubblici . Ne sono rimasti 2 , di cui uno rischia uno strisciante accorpamento con l' altro. Ed è inutile protestare . I vertici dell' Ospedale e dell' AUSL rendono conto direttamente solo alla Regione , a Bologna, e , dei parmigiani , se ne possono infischiare. Peraltro l' Assessore Regionale alla Sanità mi pare abiti proprio qui a Parma. Non rispondono alle popolazioni che dovrebbero servire ed alle loro istanze. La riunione annuale dei Direttori coi Sindaci è una messa in scena propagandistica. Peraltro , la riunione non ha nessun potere decisionale. Una volta venivano da tutta Italia a farsi curare nel nostro Ospedale . Adesso sono i pazienti parmigiani a dover migrare altrove. Secondo loro questa è "adeguata allocazione delle risorse" !

    Rispondi

  • salamandra

    07 Dicembre @ 09.16

    Ma tanto il PD continuerà ad avere il 40% dei voti.

    Rispondi

    • ab9pr

      08 Dicembre @ 11.49

      alberto_bianco@alice.it

      Invece nell'ospedale di Saronno, dove il sindaco è un leghista, hanno tutti un comportamento impeccabile, come da recenti cronache. Incuso lasa perdòr

      Rispondi

    • Vercingetorige

      07 Dicembre @ 20.23

      Speriamo !

      Rispondi

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