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Quando le notizie false diventano un'epidemia

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L'ultima a lanciare l'allarme è stata Hillary Clinton, tornata per la prima volta a Capitol Hill, dopo aver assorbito la botta dell'inaspettata sconfitta elettorale. «Le notizie false - ha detto - possono avere conseguenze reali». Secondo la Clinton le notizie false («fake news», in inglese) sono «un'epidemia» che corre veloce su Internet e che va fermata. «Qui non si tratta di politica - ha concluso -, ci sono vite a rischio. Vite di persone comuni. E’ un pericolo che va affrontato e va affrontato in fretta».

Le «vite a rischio» a cui si riferisce la Clinton sono, per esempio, quelle dei clienti della catena di pizzerie «Comet Ping Pong». In quella di Washington, la settimana scorsa, ha fatto irruzione sparando un uomo armato con un fucile semiautomatico. Per fortuna nessuno è rimasto ferito. L'uomo è stato arrestato e alla polizia, per giustificarsi, ha detto che stava facendo «un'indagine personale» su un giro di pedofili che usava la catena di pizzerie come copertura. Sembrano, e probabilmente sono, le parole di un folle se non fosse che la notizia (falsa) del giro di pedofilia nascosto dietro la catena di pizzerie, e con a capo Hillary Clinton e le persone del suo staff, è stata pubblicata e diffusa durante gli ultimi giorni della campagna elettorale. Prima sui siti dell'ultradestra, poi sui social media e infine è stata addirittura ripresa e diffusa su Twitter da Michael G. Flynn, il figlio del generale Michael T. Flynn, la persona scelta da Donald Trump come consigliere per la Sicurezza nazionale. Per questa leggerezza Flynn junior ha perso l'incarico che aveva nel «transition team» del presidente eletto. Detta così sembra una notizia così spudoratamente falsa - «Hillary Clinton a capo di un giro di pedofili che fanno base in una catena di pizzerie» - da essere facilmente smascherata. Ma le cose non sono così semplici, visto che la «fake news» è uscita appena dopo lo scandalo suscitato da Anthony Weiner, il marito di Huma Abedin la segretaria particolare della Clinton, per il suo vizietto di inviare foto sconvenienti a ragazze molto giovani, facendo «sexting». Insomma, era una notizia assurda, ma poteva essere verosimile per qualcuno che aveva già una bassissima opinione della Clinton.

E questa è solo una delle migliaia di notizie false che hanno avvelenato la campagna elettorale americana e non solo. Qualcuno di voi, per esempio, avrà incontrato, magari su un social network, la notizia che il governo italiano si appresta a requisire le seconde case per alloggiare i profughi. Inutile dire che si tratta di una «fake news», ma verosimile soprattutto se rinforza un nostro pregiudizio contro il governo.

Non che le notizie false non fossero diffuse prima di Facebook - ricordate la balla di Anna Maria Franzoni diventata parente della moglie di Romano Prodi? -, ma quello che è cambiato è la velocità e la profondità con cui questi «fattoidi» si propagano, come un incendio in un giorno di forte vento.

In attesa che i social network ci mettano una pezza - anche se l'idea di un algoritmo che decide cosa è vero e cosa è falso forse è ancora più preoccupante delle diffusione di notizie false -, anche noi, come utenti, dovremmo essere più prudenti. E dovremmo condividere un articolo almeno dopo averne lette le prime righe. Cosa che, secondo le ricerche, non facciamo mai.

pferrandi@gazzettadiparma.it

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  • Vercingetorige

    11 Dicembre @ 11.41

    Questa è la ragione per cui io imperverso su questo "sito", ma non sono iscritto a nessun "social network". Ho provato a fare un "account", ma, visto l'aria che tirava, l'ho revocato in dieci minuti.Consiglio a tutti i lettori di fare altrettanto, pur sapendo che è un invito destinato a cadere nel vuoto. Adesso l'"entourage" della Clinton va dicendo che Trump ha vinto grazie all'aiuto di "hackers" russi. La verità è che la maggior parte degli Americani non la voleva come Presidente. Comunque, sempre per via della pagliuzza nell'occhio altrui e della trave nel proprio, molte notizie false, o, quantomeno, sostanzialmente irrilevanti, diventano un'epidemia anche grazie ai Giornalisti.

    Rispondi

    • 11 Dicembre @ 16.32

      (dalla redazione) due precisazioni: 1) a parlare dell'intervento di hacker russi non è lo staff della Clinton: si tratta di una valutazione della Cia. 2) La Clinton in effetti ha vinto il voto popolare (per più di due milioni di voti, ma potrebbero essere qualcuno di più o di meno, visto che il conteggio non è ancora finito). Solo che ha perso - e male - il voto nel collegio elettorale, cioè ha vinto molto dove era già forte (come in California e nello stato di New York) e ha perso di poco dove doveva vincere (Florida, Illinois, Pennsylvania e Michigan). Dato che i seggi del collegio elettorale, che sono quelli che designano il presidente, si assegnano con il criterio "first past the post", cioè "il primo vince tutto"), Trump è presidente. Ma non è il candidato più votato.

      Rispondi

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