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Delitto di San Prospero

Tutte le menzogne di Turco nell'intervista alla Gazzetta

«Non ho ucciso io Gabriela»: ecco l'intervista che Samuele Turco ha rilasciato alla Gazzetta di Parma, pubblicata il 29 dicembre 2016, pochi giorni dopo il delitto

«Non ho ucciso io Gabriela»
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La lunga intervista a Samuele Turco, l'ex fidanzato di Gabriela che ha scoperto il cadavere: «So di essere l'indiziato numero uno. Ma io l'amavo»

 

Laura Frugoni

«Lo so di essere l'indiziato numero uno: so che tutti pensano che Gabriela l'abbia uccisa io, insieme alla Kelly... perché ero il suo fidanzato e perché ci eravamo lasciati da poco. Ma io la Gabri l'amavo tantissimo. Non riesco ancora a credere a tutto quello che è successo. Mi sembra un incubo, vorrei soltanto svegliarmi...».

Occhi rossi e persi, pantaloni flosci («sono dimagrito dieci chili in un mese»), Samuele Turco a tratti sembra un fantasma che cammina, ma continua a raccontare. Uno sfogo lunghissimo, inarrestabile.

Per trovare quello che è senza dubbio un personaggio chiave in questa storia orrenda ci siamo inerpicarsi sull'Appennino insolitamente senza neve, nel ristorante che gestisce lungo la Statale della Cisa. Non s'è fatto pregare per raccontare la sua verità e diciamo subito che qualche passaggio particolarmente crudo andrà inevitabilmente sfumato.

«Noi ci dovevamo vedere martedì per fare il passaggio della macchina. Ci eravamo lasciati, sì: l'Opel Zafira è intestata a lei ma l'avevo comprata con i miei soldi e almeno quella la volevo indietro, mi serve per lavorare. Lunedì le avevo mandato diversi messaggi per sapere a che ora ci potevamo vedere, ma Gabriela non mi ha mai risposto. L'ho chiamata fino a tarda sera ma sul telefonino era sempre irraggiungibile. Martedì mattina sono andato a Salso, sotto casa sua: s'è affacciata la figlia più grande, che ha vent'anni. «Mi chiami la mamma?». «No», e ha chiuso la finestra. Sono andato dai carabinieri di Salsomaggiore: “se non vuole vederla noi non possiamo obbligarla”, e allora sono tornato sotto casa di Gabriela, questa volta con un tono un po' più minaccioso: “o mi chiami la mamma o faccio venire i carabinieri”. La ragazza mi ha risposto: “la mamma non la sento da ieri”. Me ne sono andato sempre più agitato, ho cominciato a cercarla in tanti posti, ho perfino seguito una macchina a Sant'Ilario che mi sembrava la sua. In effetti era identica, solo un numero della targa era diverso. Non è da lei stare due giorni senza farsi sentire. La sera sono tornato quassù a Cassio, continuavo a rimuginare mille pensieri in testa. Ho telefonato ancora alla figlia: “ma non ti ricordi qualcosa?, non ti ha detto dove andava?”. “L'unica cosa che so è che forse è andata dalla Kelly”. Quella frase mi ha messo l'ansia. A me risultava che Gabri non andasse più in quel casolare, lei me l'aveva assicurato. Ho chiuso il ristorante e sono andato a San Prospero, insieme a me c'erano mia figlia 17enne e il suo fidanzato».

Una volta arrivato al casale cos'ha fatto? «Ho visto la sua macchina parcheggiata. “Allora è qui, allora c'è qualcosa che non va”. Ho cominciato a suonare, gridavo, strombazzavo con il clacson. Niente: silenzio. Ho chiamato ancora sua figlia (“la mamma è qua ma non risponde”) e poi la polizia. Volevo scavalcare ma c'era la telecamera davanti al cancello... Dopo una mezz'ora è arrivata la pattuglia. Il cancello era chiuso, gli agenti mi dicevano “non la possiamo forzare, magari non si vuole fare sentire da lei”. Mi sembrava tutto così pazzesco. Ho deciso di scavalcare: sono andato su un lato della casa e l'ho fatto. Subito sono andato verso la piscina, ma non c'era niente, poi ho bussato forte a una finestra: nessuna risposta. La porta era chiusa, ma non a chiave. Sono entrato in casa, era tutto spento: ho acceso la luce del corridoio mentre chiamavo “Gabri, Kelly”. Lungo il corridoio ci sono due stanze, sono entrato in quella di destra e l'ho vista. Gabri era distesa sul letto. Addosso aveva solo un vestitino, tirato sui fianchi. Le ho toccato il polso sinistro... era fredda. Mi sono sentito male e sono arrivati i poliziotti: mi hanno buttato fuori, poi ho sentito che avevano trovato anche il corpo di Manici. No, io non l'ho visto, non ho visto più niente...».

C'era del sangue nella stanza? «Io non ho visto sangue, Gabri era distesa sul letto, sembrava... rilassata. Poi sono arrivati tutti, polizia, ambulanze. Sono uscito dalla questura all'una del giorno dopo... Mi hanno fatto spogliare. “dicci la verità, lo sappiamo che sei stato tu”. Mi sembrava tutto un incubo».

Cosa pensa, ora, con la mente un po' più fredda? «Penso che Gabriela si sia trovata nel posto sbagliato nel momento sbagliato. La Kelly aveva diversi nemici....».

Quanto è durata la relazione con Gabriela? «Ci eravamo messi insieme il 29 agosto del 2011. Quando ho scoperto che incontrava altre persone su Badoo, abbiamo discusso. Ma anch'io non ero un santo, avevo delle donne... due figli con la mia prima moglie e altri due con due donne diverse. Per lei però ho mollato tutto. Insieme siamo stati molto felici».

Ma Gabriela l'aveva lasciata. «Sì, è stato il 16 novembre. Eravamo a letto, nella sua casa a Salso. Io dicevo “basta con questa vita, se lo scoprisse la tua famiglia cosa penserebbe? “Tanto lo sanno tutti cosa faccio” mi ha risposto lei. E allora abbiamo fatto questa cosa: abbiamo girato delle sue foto “particolari” a tutti quelli della sua rubrica».

Su questo punto cruciale abbiamo solo la versione di Samuele Turco: lui dice che anche Gabriela era d'accordo (“aveva bevuto, preso un tranquillante”), a lei purtroppo non possiamo chiedere se il suo ex dice il vero. Certo è che la diffusione di quelle foto ha scatenato un tifone quella notte. Turco racconta della rabbia della figlia maggiore, racconta anche di esser stato aggredito. «Alle 2,30 è entrata la figlia, mi ha svegliato e mi ha tirato via le coperte “vattene da casa mia”, poi è entrato uno strapieno di tatuaggi e mi ha dato un colpo in testa con un cric. C'è stata una colluttazione, sono arrivati i carabinieri e l'ambulanza... mi hanno messo i punti in testa».

Da quel giorno è finita con Gabriela? «Non mi hanno fatto più entrare in quella casa. La figlia l'ha messa alle strette: o lui o me. Il giorno dopo sono andato a cercarla dove lavorava e hanno chiamato i carabinieri. Lei si è giustificata dicendo che le foto le avevo mandate io... Le dicevo: vedrai che sistemiamo tutto, come abbiamo sempre fatto. Ma lei ha ritenuto fosse giusto così, e allora mi è crollato il mondo addosso. Sono anche sceso in Sicilia, a casa mia. Ogni tanto ci siamo rivisti. Insistevo: “partiamo, molliamo tutto e andiamo via”, ma lei non ci sentiva. Io in quella casa ci ho vissuto per anni. Dal 2013 stavo lì fisso... lavoravo in una pizzeria, ero felice e anche lei lo era».

Cos'è cambiato? «Nel novembre di quell'anno ho preso in gestione questo locale: non l'ho fatto per me ma per la mia famiglia. Sono successi tanti casini, mia sorella è rimasta due mesi... troppa nebbia, troppo freddo. Sono rimasto solo: la mia compagna faceva avanti e indietro, se avevo gente non potevo andare a Salso... questo locale ci ha diviso. Gli affari non andavano molto bene. Mi è venuta l'idea di fare un club privè quassù, Gabriela era d'accordo. Quei locali lavorano, ogni cliente per entrare paga 100 euro come minimo... L'ho convinta ad andare a vedere un po' di quei club, sono stato uno stupido: “se non vieni vado con un'altra”. Andavamo solo a vedere: la prima volta a Modena, e mi ha fatto schifo. Poi a Bologna, Piacenza, ancora Modena...».

Turco spiega come man mano anche loro due entrano in quel mondo, sempre in coppia. Il privè a Cassio? «Il padrone dei muri non ha voluto: “mia moglie è cattolica, ti butto fuori”».

Come ha conosciuto Luca Manici? «Verso maggio-giugno vediamo un annuncio, una persona che cercava una coppia per lavoro. Era la Kelly. Siamo andati a casa sua. La sua proposta era questa: ogni singolo che veniva pagava 100 euro, 50 li tenevamo noi. Io non ero tanto d'accordo, lui non mi piaceva. “Decidi tu”, le ho detto e abbiamo accettato. La Kelly è stata un trampolino di lancio: prima era divertimento, poi è stato solo per i soldi. Ci siamo andati tre-quattro volte, poi ho convinto Gabri a smettere. Siamo andati un po' in un privè nuovo a Parma, dove ci hanno proposto di lavorare: facevamo scalpore perché eravamo una coppia vera... La cosa assurda è che io preferivo esserci, starle vicino così potevo controllare che la trattassero bene.. A ottobre abbiamo finito con quel club, e ci siamo dedicati a noi. Ogni tanto organizzavamo qualche serata in un motel. Dalla Kelly lei mi aveva detto che non sarebbe più tornata: non è vero che faceva la barista, nemmeno c'era il bar».

Quanto ha visto Gabriela l'ultima volta? «Il 22, siamo anche stati insieme. Per amore si fanno cose impensabili e io l'amavo più della mia vita». 

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  • Biffo

    30 Dicembre @ 17.09

    Scusate, ma non è che quattro articoli per una vicenda così squallida sono un po' troppi? È vero, fanno audience, si vendono più copie, ma…

    Rispondi

    • 30 Dicembre @ 17.24

      (dalla redazione) E' un duplice omicidio. Quindi gli articoli sono più che giustificati. A prescindere dalle vendite.

      Rispondi

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