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45 ANNI FA - Mu, il mito secondo Cocciante

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Compie 45 anni “Mu” uno dei lavori più ambiziosi di Riccardo Cocciante. Un esordio davvero in grande. E' infatti il primo album del cantautore e tastierista italiano nato a Saigon che lunedì compie 71 anni. Come detto, è un'opera complessa. E' stata scritta nel 1972, in piena era progressive, un filone del rock che trovò i suoi principali profeti in Gran Bretagna. Per citare solo alcune band storiche: Genesis, King Crimson, Yes e Van der Graaf Generator. Ma il progressive ebbe degli emuli anche in Italia. Tra cui, appunto, Cocciante, che in questo suo primo lavoro si faceva ancora chamare Richard e non Riccardo. Il disco è, infatti, come da tradizione del rock progressivo, un concept. L'argomento mitologico è affascinante e molto caro agli amanti del prog. Protagonista è dunque l'ipotetico continente di Mu. “Nel diciannovesimo secolo - scrisse Umberto Eco nella sua “Storia delle terre e dei luoghi leggendari” - l'abate Charles Etienne Brasseur aveva cercato di tradurre un codice maia applicando il metodo di decifrazione totalmente erroneo ideato nel Cinquecento da Diego de Landa e aveva inteso sbagliandosi che il manoscritto parlasse di una terra inabissatasi durante il cataclisma. Trovando simboli che non capiva aveva pensato di tradurli come Mu. Dell'idea si era impadronito prima Augustus le Plongeon e più tardi e più diffusamente il colonnello James Churchward di cui ricorderemo “Il continente perduto di Mu” a cui un sacerdote indiano avrebbe mostrato delle tavolette antiche che parlavano dell'origine dell'umanità e che erano state scritte da presunti sacri fratelli che venivano da un continente madre in Asia Sud-Orientale”. Una terra dunque avvolta da mistero che ha “catturato” il giovane Cocciante.
“Mu” risulterà un bel viaggio, dalla suggestiva copertina ai brani, tra cui celeberrimo è "Uomo", con le sue atmosfere mitiche ma anche con i suoi riferimenti al dramma della droga. Dopo un'introduzione l'opera è divisa in quattro parti in cui Cocciantene sviluppa le varie fasi del pianeta: nascita, maturità, fine e resurrezione. E' un disco anche interessante dal punto di vista degli strumenti. Il sound spazia infatti dal sintetizzatore, al sitar e al flauto per arrivare anche all'arpa indiana. Per restare in tema di terre mitiche e pianeti, dopo aver ascoltato "Mu" chi non lo ha ancora fatto dovrà tassativamente sentire anche "Felona e Sorona" (1973), capolavoro delle Orme, un lavoro di cui questa rubrica parlerà.
Quarantacinque anni dopo “Mu” è comunque un disco da ascoltare e da scoprire. E' infatti la prima tappa del percorso di un artista che si farà strada nel panorama della canzone italiana e non solo con brani diventati hit conosciutissime come “Bella senz'anima”, “Margherita”, “Io canto”, “Cervo a primavera” e “Sincerità”. Per alcuni appassionati di prog è proprio però questo “primo” Cocciante il più interessante. L'artista infatti dopo questo inizio preferirà esplorare altre strade e “Mu” resterà un “unicum”, un capitolo a se stante in una carriera comunque piena di successo e premiata dal grande pubblico. Ascoltarlo sarà però utile a ripercorrere gli inizi di uno che è stato tra i maggiori protagonisti della musica pop italiana.

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