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Licenziati in tronco i 4 «furbetti» del cartellino

Shopping, palestra, maneggio: i tecnici di Medicina pizzicati dalla Finanza

Licenziati in tronco i 4 «furbetti» del cartellino
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Il caso era esploso a dicembre: quattro tecnici dell'Università indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato perché «sorpresi» dalla Finanza a fare shopping o palestra dopo aver timbrato. Ora l'Ateneo è passato al contrattacco, licenziandoli tutti senza preavviso. Intanto, per i quattro è arrivata anche la richiesta di rinvio a giudizio. 

Una «vasca» in centro, e un'occhiata ai vestiti in saldo. Qualche bracciata in piscina per mantenersi in forma, o un salto al maneggio. C'era anche chi faceva un salto dalla madre malata. Peccato, che in quei momenti tutti risultassero (ufficialmente) al lavoro. Sono i quattro tecnici amministrativi di Medicina finiti sotto inchiesta nei mesi scorsi per truffa aggravata ai danni dello Stato. Nei guai con la giustizia, ma da qualche giorno a tutti gli effetti anche «ex» dipendenti dell'Ateneo: l'Università ha fatto recapitare a tutti e quattro la lettera di licenziamento. Un addio senza preavviso, come previsto dalla legge. Non dalla norma Madia, perché i fatti contestati risalgono al 2015, bensì dal decreto legislativo del 2001 sul pubblico impiego, poi modificato nel 2009 dalla riforma Brunetta. E una decisione, deliberata dall'Ufficio procedimenti disciplinari, che non ha bisogno di un «via libera» da parte del rettore. «Si tratta di un organismo terzo, composto da dirigenti e figure apicali dell'Ateneo, di elevata professionalità, che arriva a certe determinazioni dopo un'istruttoria. Scelte autonome, che non necessitano di atti successivi da parte del rettore, della direzione generale o di altre figure», spiega Silvana Ablondi, dg dell'Università.

Fra 45 e 52 anni Al di là della normativa di riferimento, la sostanza è questa: nei casi di «falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente», puoi essere licenziato in tronco. Ed è ciò che è accaduto a S.L., 52 anni, e C.D., 48, tecnici del Servizio di fisica sanitaria; M.D., 51 anni, dell'Istituto di Patologia generale, e M.D., 45, del Dipartimento di Neuroscienze. Tutti, infatti, invece di essere nei loro uffici - come dimostrava la «strisciata» del badge - erano stati immortalati dai finanzieri della Compagnia di Parma lontani dalle loro scrivanie.

60 giorni per l'impugnazione Pizzicati senza autorizzazione lontano dal posto di lavoro e messi alla porta. Ma i diretti interessati come reagiranno? Gli avvocati preferiscono non scoprire troppo le carte in anticipo, anche perché le lettere sono state consegnate da poco, ma è certo che tutti almeno impugneranno il licenziamento nei confronti del datore di lavoro. «L'impugnazione deve essere presentata entro 60 giorni dalla comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro - spiega Alessandra Tazzi, l'avvocato che assiste il tecnico di Patologia generale sul fronte del diritto del lavoro -. Il termine dei 60 giorni è previsto a pena di decadenza, il che vuol dire che se si lascia scadere, si perde per sempre la possibilità di impugnare il licenziamento. Per questo, per quanto ci riguarda, faremo l'impugnazione, poi valuteremo gli eventuali passi successivi».

Misura equa? Dopo questa prima mossa, chi lo vorrà, potrà rivolgersi al giudice del lavoro. Ma anche in questo caso ci sono dei termini: 180 giorni dalla data di impugnazione del licenziamento. La legge prevede anche anche tentativi di conciliazione tra datore di lavoro e dipendente negli uffici dell'Ispettorato territoriale del lavoro. «Senza entrare nel merito della posizione che sto seguendo - sottolinea Marina Mora, l'avvocato che assiste la dipendente di Neuroscienze sul piano del diritto del lavoro -, posso dire che nell'atto di impugnazione verrà messo in evidenza il giudizio di proporzionalità adottato. Mi spiego meglio: il licenziamento senza preavviso era la misura più equa da adottare o l'Università avrebbe potuto prendere altre decisioni, che però consentissero la prosecuzione del rapporto di lavoro, seppure in modo diverso? Ci sono vari aspetti da valutare rispetto alla singola posizione: ed è ciò che metteremo in luce».

Davanti al giudice Se si finisce davanti al giudice del lavoro, poi spetterà al magistrato accogliere o rigettare la domanda. Una decisione immediatamente esecutiva, che però potrà essere sospesa o revocata, ma sarà necessario far ricorso davanti al tribunale. I tempi sono abbastanza celeri. Poi, terminate queste fasi, alle parti non restano che le vie «tradizionali»: reclamo davanti alla Corte d'appello e - nel caso si voglia andare fino in fondo - ricorso in Cassazione.

Azzardato fare previsioni sull'esito dell'iter giudiziario, ammesso che tutti e quattro poi lo vogliano portare avanti. Ma restano quelle immagini difficilmente «cancellabili»: chi era in giro per le vie del centro, chi al bar, qualcun altro in palestra, con tanto di cartellino timbrato.

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  • Enzo

    19 Marzo @ 20.07

    Ma I loro capi (che li difendevano e magari richiedevano persone aggiuntive lamentando di essere sotto organico)? Questi primari luminari sempre pronti a truccare tutto, sono intoccabili anche stavolta? Un bel licenziamento in tronco di qualche Barone, una volta tanto, non si può fare? O il politico di turno ha già telefonato per proteggerli?

    Rispondi

    • salamandra

      20 Marzo @ 08.50

      Secondo te l'indagine è partita così per caso? Immagino che ci sia stata una denuncia dall'interno.

      Rispondi

  • sabcarrera

    19 Marzo @ 19.16

    Meglio licenziare quelli con il cartellino perfetto ma non fanno niente.

    Rispondi

    • salamandra

      20 Marzo @ 08.54

      E' vero è benaltrismo ma il problema indicato è reale. E forse qui a Parma fanno piú danno questi professionisti della macchinetta del caffé (tanti) che chi timbra ed esce (penso pochi).

      Rispondi

    • Michele E

      20 Marzo @ 07.28

      Magari sarebbe meglio licenziare ANCHE quelli lì...

      Rispondi

    • marco

      19 Marzo @ 20.36

      Stavamo giusto aspettando il benaltrista di turno...

      Rispondi

  • Biffo

    19 Marzo @ 17.40

    Ma insomma, lo aveva scritto anche Cesare Pavese: Lavorare stanca!

    Rispondi

  • pietro

    19 Marzo @ 16.39

    vogliamo sapere chi ha visto e taciuto, i dirigenti sapevano! dove sono i dirigentii??

    Rispondi

  • Pasquale

    19 Marzo @ 14.52

    La cosa interessante e' che nessuno se ne fosse mai accorto. Dal direttore in giu'. Mancano dal lavoro e nessuno batte ciglio.

    Rispondi

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