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TRUFFA

Consulente sparisce con 576mila euro di Stu Authority

Il Comune: "Soldi già refusi dalla banca". Ed è polemica politica

Consulente sparisce con 576mila euro del Comune
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Se ne è andato con la cassa, mentre l'estate era alle porte. Da giugno Federico Faccini è scomparso. Un fantasma per familiari, amici e - soprattutto - per l'Authority Stu spa, la partecipata del Comune per cui lavorava, che improvvisamente ha visto sparire dai propri conti 576.000 euro. Parmigiano, 54 anni, Faccini aveva un contratto di collaborazione a termine con l'Authority, che gli era stato costantemente rinnovato dal 2013 e sarebbe scaduto il 30 giugno 2017. Gestione finanziaria, rapporti con le banche e con i fornitori: questo il ruolo che gli era stato affidato dalla società pubblica. E' lui l'«uomo dei conti» che non si trova. Il pm Paola Dal Monte ha aperto un fascicolo per peculato, poi il gip Sara Micucci ha riqualificato il reato in truffa aggravata.

Le password dei conti

Questioni giuridiche a parte, resta quella fuga col malloppo che la Guardia di finanza ha ricostruito, dopo la denuncia della società. Un piano che forse Faccini meditava da tempo, ma che ha messo in atto tra la fine di maggio e i primi dodici giorni di giugno. D'altra parte, il suo contratto con la partecipata, costituita nel 2006 per la riqualificazione di viale Piacenza in vista dell'insediamento dell'Efsa e in liquidazione dal 2014, era agli sgoccioli. Certo è che Faccini era piuttosto libero di operare sui conti della società comunale: aveva le credenziali dell'home banking, inoltre il suo numero di telefono era quello che i funzionari di banca avrebbero dovuto chiamare nel caso di problemi.

Un uomo conosciuto negli istituti di credito, Faccini, anche per il suo passato di consulente finanziario. E di cui evidentemente si fidavano anche all'interno della società. Fatto sta che - secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - Faccini si prepara alla fuga facendo alcune operazioni: siccome l'Authority ha fondi su più conti correnti, il consulente sposta tutto il denaro su un unico conto, sempre intestato alla partecipata.

La società «omonima»

Un'operazione bizzarra, ma di per sé ovviamente non illegittima. E una manovra che comunque non fa scattare alcun allarme. Ma è solo il primo passo del piano del «Prendi i soldi e scappa». Dopo aver raggruppato tutti i 576.000 euro su un unico conto della partecipata, Faccini fa un bonifico a una società a lui intestata, falsificando la firma di Nicola Rinaldi, il liquidatore della partecipata. Insomma, trasferisce tutti i soldi e se li intasca. Ma sapete come si chiama la società, di cui è titolare, su cui fa arrivare il denaro? Authority Spa. Insomma, stesso nome della partecipata comunale, se non fosse che nel caso della società pubblica l'acronimo «spa» sta ovviamente per «società per azioni», mentre quella di Faccini è una ditta individuale di servizi alla persona.

Mancati controlli?

Un colpo di genio, perché quella sorta di omonimia potrebbe aver ingannato qualcuno sia all'interno della banca che della partecipata: il maxi bonifico poteva apparire come un trasferimento alle casse della stessa partecipata. In ogni caso, sulla firma falsa del liquidatore la procura disporrà una consulenza calligrafica per fugare ogni dubbio. Ma anche l'istituto di credito potrebbe «sentirsi in dovere» di restituire i soldi, nel caso non avesse rispettato tutte le procedure previste per dare il via libera al bonifico. E su eventuali mancati controlli, o addirittura «coperture» di cui il consulente potrebbe aver beneficiato, l'indagine andrà a fondo.

L'amara sorpresa

L'operazione firmata Faccini va in scena attorno al 12 giugno, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti. E il bubbone scoppia qualche giorno dopo: la partecipata deve fare un bonifico, ma si accorge che i conti sono stati prosciugati. Partono le telefonate al consulente, che non è in ufficio e non si fa vedere da qualche giorno. Ma d'altra parte non è un dipendente con orari fissi da rispettare. Il cellulare, però, continua a restare muto. E nella casa di Parma, di lui non c'è traccia. Così, la società presenta la denuncia.

I sequestri e la caccia ai soldi

Per passare il confine, però, bastano poche ore. E da allora, infatti, nessuno ha più visto Faccini, anche se gli inquirenti, appena ricevuta la denuncia, si sono mobilitati. Anche il suo avvocato d'ufficio, Michele Cammarata, ha provato invano a contattarlo. A giugno sono scattati i sequestri sui conti intestati sia a Faccini che ad alcuni familiari, ma in totale sono stati recuperati circa 20mila euro. Briciole rispetto al gruzzolo fuoriuscito da Authority Stu. Soldi che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sono finiti su conti esteri. E Faccini? Anche lui avrebbe lasciato l'Italia subito dopo il colpaccio.

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Il Comune: "Soldi già refusi dalle banche"

Sulla vicenda interviene il Comune di Parma, che in una nota precisa: "Alla notizia della sparizione del consulente Federico Faccini la società ed il Comune di Parma si sono immediatamente attivati con le autorità competenti e con l’istituto di credito, che ha proceduto alla refusione integrale della somma indebitamente sottratta".

Le reazioni - Pezzuto: "Perché il Comune ha taciuto?"

"La sottrazione di 576 mila euro dalle casse della Stu Authority rappresenta un fatto di gravità eccezionale, soprattutto considerando che il crimine è stato commesso da un collaboratore esterno, nominalmente assunto, secondo indiscrezioni di stampa, come “consulente finanziario”.
Come consigliere comunale sono altresì stupefatto nell'apprendere di questo consistente ammanco dai giornali, nonostante, a quanto ho potuto leggere, la questione sia “esplosa” già a metà giugno". A scriverlo è Fabrizio Pezzuto, del gruppo Parma Unita Centristi.
"Considerato che dopodomani, giovedì 5 ottobre, è convocata la Commissione “Bilancio e Partecipate” per analizzare il Bilancio 2016 di Stt Holding Spa è mia intenzione chiedere di vedere tutti i documenti relativi a questo caso in modo da provare a rispondere ad alcune questioni che in questo momento sono sul tavolo ed ho già chiesto che sia presente anche il Liquidatore di Stu Authority. Pur prendendo atto con sollievo che il denaro sia stato in qualche modo rifuso dalla banca, rimangono aperti diversi interrogativi: è stata fatta una verifica sulle operazioni messe in atto dal consulente in questi anni? E’ normale che nelle partecipate operino consulenti con compiti cosi delicati? Non c’era personale dipendente che si potesse occupare della tesoreria? Che mansioni ha il consulente ? A chi rispondeva? Come è stato selezionato? Quando è stato scoperto l’ammanco e come ? Come è la procedura per il controllo della cassa/banca? Gli istituti bancari non hanno segnalato alcuna anomalia nei flussi in uscita? E’ possibile prevedere la doppia firma per operazioni finanziarie di importi elevati?
Indipendentemente dal risarcimento già avvenuto, quanto successo può e deve essere interpretato come un campanello d'allarme rispetto all'intera gestione del cosiddetto “Gruppo Parma”. È del tutto evidente che in questa vicenda vi sia stato a un qualche livello un mancato controllo, le cui conseguenze oggi non possono che essere definite preoccupanti. La speranza è che si tratti di un fenomeno isolato e isolabile, ma a questo punto ritengo più che doveroso esaminare a fondo le diverse questioni e mettere in atto tutte le strategie e le procedure necessarie affinché questo fatto non si ripeta più."

Lavagetto (Pd): "Chi doveva controllare?"

"Da quanto si apprende il collaboratore era stato assunto ai tempi della precedente gestione e poi successivamente confermato nel 2013. Poiché le società partecipate sono state il teatro nel quale si sono svolti gli aspetti più oscuri della gestione 2007/20011 del Comune di Parma, viene subito da chiedersi come mai un collaboratore avesse un ruolo connesso a funzioni gestionali, così importanti come la movimentazione dei fondi e l’accesso ai conti della partecipata, tutte funzioni affidate e gestite, sempre secondo la stampa, in autonomia e senza controllo.

Va chiarito quindi quali attività abbiano svolto la società e il Comune per verificarne l’affidabilità, dato il ruolo di particolare rilevanza.

Tralasciamo per ora l’aspetto giudiziario, di cui si stanno occupando le indagini. Tuttavia politicamente il tema è come sempre quello dei controlli che il Comune dovrebbe avere messo in atto nei confronti della galassia delle partecipate: già l’anno scorso la società PGE ha manifestato i noti problemi e ci si chiede, alla luce di questo nuovo episodio, se il Comune sia in grado di controllare adeguatamente che l’operato delle proprie partecipate sia effettuato nell’interesse della collettività e quali misure precauzionali siano, nel tempo, state adottate per garantire tali verifiche. Esiste, per esempio, un obbligo di doppia firma per operazioni di cassa rilevanti e ciò sia per le partecipate sia per il Comune? Nel caso, si ritiene sia opportuno introdurlo?

Ci chiediamo infine: per quale motivo veniamo a sapere della vicenda solo oggi e dalla stampa, visto che i fatti risalgono a prima dell’estate?"

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Enrico

    04 Ottobre @ 14.46

    Esatto Salamandra. Il fatto in se resta grave e purtroppo non il primo....ma che la banca abbia già rifuso dice tutto!!!! Le polemiche politiche sono sterili e stupide!!! ....almeno questa volta.

    Rispondi

  • salamandra

    04 Ottobre @ 08.54

    Se la banca ha già rifuso direi che l'errore non è stato del Comune. Altrimenti col fischio che i soldi li rivedevamo.

    Rispondi

  • ANONIMUS

    03 Ottobre @ 20.16

    L italia é il paese dei balocchi per chi vuole delinquere! Se mai lo prenderanno si farà 2 giorni di carcere "forse" i soldi non li troveranno e lui sarà libero di spenderseli.

    Rispondi

  • filippo

    03 Ottobre @ 19.48

    Solita Parma da bere, il Sindaco controlla? o va solo da Papa? complimenti per l'intervento del consigliere Pezzuto sempre puntuale e sempre incalzante con questa giunta di dilettanti

    Rispondi

    • atipofachiro

      04 Ottobre @ 14.02

      leggete quello che è successo è poi capirete che la colpa non è del comune Filippo & Michele prima di sentenziare informatevi.

      Rispondi

  • Gianni Cesari

    03 Ottobre @ 18.31

    giannicesari

    "Lui" come lo scriverebbe su fesibuc? #soldi spariti? #intortati?

    Rispondi

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