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Parma malato, calcio nazionale infetto

E il futuro crociato potrebbe decidersi stasera: ecco perchè

Parma malato, calcio nazionale infetto
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Parafrasando indegnamente un titolo che fece storia nel giornalismo (Capitale corrotta = Nazione infetta, un'inchiesta dell'Espresso del 1956 anche se sembrerebbe cronaca di oggi....), proviamo a vedere la situazione del Parma calcio allontanandoci dalla nostra città.

Fino ad ora, inevitabilmente, le nostre cronache e le nostre apprensioni ed emozioni (come la bella prova di civiltà sportiva di ieri a Collecchio) sono state tarate sulla situazione locale, pur con un occhio attento alle reazioni nazionali. E' chiaro che a noi cronisti parmigiani interessa soprattutto capire Manenti (o "Non c'è niente da capire"....?), Ghirardi & C. Oppure ci preme guardare agli effetti e alle riflessioni che comporta per Parma questo "ultimo fango": e questo dovremo continuare a fare.

Ma la vicenda del Parma calcio non è solo l'ennesima prima pagina guadagnata in negativo dalla nostra città: è anche (non meno di quanto lo fu Parmalat per il sistema dei controlli, delle banche e della politica) la cartina di tornasole e l'effetto di un calcio italiano che negli anni è andato progressivamente infangandosi e suicidandosi (dalle farmacie denunciate da Zeman a Calciopoli, dalla partita della Nazionale sospesa per "decisione" degli ultrà serbi alla serata di Genny 'a carogna, dalle ripetute inchieste di Calcioscommesse alla scarsissima vigilanza sui bilanci, appunto come nel caso di Parma). 

Chiunque ami il calcio, in buona o malafede, ha sopportato e quindi contribuito a tutto questo (altra riflessione collettiva da mettere in agenda), perchè alla fine contava solo veder rotolare il pallone, possibilmente nella porta avversaria. Ma su questo nostro amore (che poi è lo stesso dei Melli, dei Lucarelli e dei Donadoni, al di là del fatto che di calcio loro vivano) in tanti hanno speculato, soprattutto da quando il vecchio gioco del calcio è diventato soprattutto un business per la tv satelllitare.

Allora, in un Paese normale, gente come Beretta, il "censore" Malagò e Tavecchio, avrebbe già dato le dimissioni. E a proposito di quest'ultimo, torna anzi in mente la "stranezza" che ci sembrò alcuni mesi fa l'appoggio del Parma di Ghirardi e Leonardi a questo candidato presidente che collezionava gaffes in serie. Forse ora si capisce meglio l'esigenza di avere un presidente che non vedesse il Parma come un nemico, e non sentisse quindi l'esigenza di approfondire le voci sulla società crociata dopo la vicenda della licenza Uefa come un vero presidente avrebbe dovuto fare.

Se il Parma è malato, dunque, il calcio nazionale è ormai davvero infetto: e non è nemmeno facile stabilire chi ha trasmesso il virus a chi. In un contesto del genere, non ci stupiremmo se a decidere davvero il futuro del Parma fosse stasera il risultato di Roma-Juventus. Perchè ? Perchè l'orgoglio dei ragazzi di Donadoni aveva portato alcune settimane fa a conquistare due punti all'Olimpico: ed ora quei due punti,se i giallorossi stasera riaprissero il campionato, potrebbero diventare fondamentali per garantire la regolarità del torneo e non far saltare del tutto la credibilità del giocattolo calcio. E allora, tutti coloro che fin qui del Parma si sono disinteressati (emblematiche le parole di Lugaresi) si troverebbero costretti ad aiutarlo: non per amore di Parma o del calcio vero, ma per mantenere in vita un business comunque malato.

Noi, non facciamoci illusioni, questo mondo fatto anche di campioni ed emozioni non lo rivedremo per un bel pezzo. Ma la splendida domenica di Collecchio dimostra che forse, senza "quel" calcio, si sopravvive lo stesso. E si respira aria più pura....

 

 

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  • Zagor

    02 Marzo @ 19.31

    Mia nonna diceva: " pazienza se adesso soffri: paghi per quando sei vissuto bene". Ricordare solo oggi di totonero-calciopoli-doping o delle tv satellitari contrasta con quando Parma,petto in fuori, era orgogliosamente una delle "sette sorelle" che si spartiva con le altre sei i diritti televisivi a scapito delle "piccole". Chiedere le dimissioni dei vertici del calcio per non aver controllato contraddice coloro che, meno di 7 mesi fa, gridavano al complotto per l'esclusione del Parma dalla Uefa proprio per l'applicazione, da parte degli stessi vertici, di una norma federale accettata e sottoscritta da tutti sin dall'inizio, Parma compreso. Oppure le leggi si interpretano solo per sostenere il proprio orticello? Troppo facile lamentarsi solo ora facendo i paladini della giustizia. Qualcuno si ricorda della Cavese? Lasciò il posto in C2 alla Fiorentina, neofallita, mentre la Cavese venne retrocessa nei Dilettanti ( categoria da dove la Fiorentina doveva partire ma per "meriti sportivi" fece il primo salto...) accusata di illecito sportivo. E mentre la Fiorentina in due anni-sempre per "meriti sportivi"- saltò dalla C2 alla serie A dove si trova tuttora, la Cavese,anni dopo, venne assolta dall'illecito...ma intanto aveva pagato a carissimo prezzo...Qualcuno alzò la manina per urlare che era un'ingiustizia? Silenzio!. E allora? Dobbiamo aspettarci qualcosa da una Lega il cui consigliere federale principale, per evitare il fallimento della propria squadra, ha convenuto con l'Erario,benedetto dalla politica, di pagare 140 milioni in 23 (!!!) anni? Siamo costretti a mendicare aiuti e aiutini per campare...( Roma-Juve cosa c'entra? E' invece sorprendente come ancora non sia stato dato lo 0-3 a tavolino al Parma da regolamento...). Ma allora è davvero preferibile che il tubicino dell'ossigeno venga staccato e se uno vuol giocare a pallone, consiglio i tanti parchi della città...sicuramente si diverte di più.

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  • ixxo

    02 Marzo @ 15.34

    Il calcio è sicuramente marcio , infetto e in fin di vita. Ma non per questo va abbattuto. Se un'azienda fallisce, non tutto il sistema economico deve crollare , se un negozio fallisce non tutti i negozi falliscono. Il Parma è un' azienda e come tale deve occuparsi dei suoi guadagni, dei suoi crediti e dei suoi debiti. I debiti e la mala gestione della società Parma devono essere risolti dalla società Parma , poi , in seguito , se necessario prendere in considerazione misure che non rendano duplicabili tali situazioni. Non si è mai visto che una azienda gestisca male il suo business e le altre aziende o il "sistema" aziende la debbano salvare.

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    • Vercingetorige

      02 Marzo @ 17.00

      SI VEDE , PER ESEMPIO , NEL SISTEMA BANCARIO...................

      Rispondi

      • ixxo

        02 Marzo @ 23.05

        Credo che lei faccia riferimento al "Fondo interbancario di tutela depositi" che , però nulla ha a che vedere con con quello che ho scritto io e non è in nessun modo paragonabile alla situazione del Parma. I motivi sono tanti, il principale è che è regolato da una legge ed è a tutela non dell'istituto di credito in crisi ma del consumatore correntista. Mi dispiace ma il paragone non è corretto ,anche se scritto maiuscolo. Non ne sono a conoscenza , esiste un fondo di garanzia per le società di calcio in crisi?

        Rispondi

        • Vercingetorige

          03 Marzo @ 11.42

          Non credo che esista un "fondo di garanzia per le società di calcio in crisi" , ma , quando lei dice che non esiste un sistema per salvare le aziende in difficoltà ( per non dire in fallimento ) sbaglia , perchè , per le Banche , esiste , e lei lo conosce , in maiuscolo e in minuscolo. Mi dice il nome di qualche Banca lasciata fallire in Italia ?

          Rispondi

    • alexparma

      02 Marzo @ 16.19

      Questo è vero se il sistema regge; è corretto tutto quello che lei espone, non fa una grinza, ed in una società civile è giusto che sia così. Un'azienda è mal gestita e fallisce, le altre proseguono giustamente il loro cammino ed il loro business. Il problema è anche il sistema in cui è svolta l'attività d'impresa, se il "pesce puzza dalla testa", non è tanto un augurio che tutto crolli, o una rivalsa, ma una conseguenza; credo il calcio sia molto probabile che collassi, anche io mi auguro di no (non da tifoso ma da cittadino, poichè significherebbe perdita di posti di lavoro, debiti non pagati ecc..), ma forse è un'eventualità purtroppo non tanto remota, credo. In quanto al salvataggio del Parma, credo che sia solo per evitare che tutto scada nel ridicolo e per consentire che la stagione finisca, poi a giugno il Parma sarà dove le leggi fallimentari e sportive lo avranno messo e ripartirà correttamente da lì. Comunque quanto da lei scritto, è assolutamente condivisibile e logico.

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  • alexparma

    02 Marzo @ 13.49

    Se si pensa che il Parma sia il solo in crisi o sull'orlo del fallimento, sbagliamo tutto, non è un appiglio (poichè onestamente non credo piaccia a nessuno il "mal comune mezzo gaudio") ma una realtà contro la quale il calcio italiano sbatterà la faccia molto presto (a stagione finita sono curioso, a malincuore, di contare quante squadre professionistiche avranno portato i libri in tribunale). in un sistema che proprio col Parma ha dimostrato di non avere controlli adeguati, ma quali garanzie ci sono che tutte le altre società siano con i conti in ordine? Chi è la squadra che ha una bilancia adeguata tra crediti e debiti, una solidità patrimoniale che non poggi sulle plusvalenze, un azionista che ripiana i debiti con immissione fresca di capitale? Forse 2 o 3; se siamo costretti a prendere gli scarti di chi in Europa domina, mentre prima eravamo noi a prendere i più forti giocatori al mondo, cosa significa? Che i soldi sono finiti, che gi incassi sono inadeguati a sostenere i costi, che non c'è lungimiranza e si vivacchia e non si progetta od investe per migliorare la situazione (abbiamo stadi da terzo mondo, e questo è uno dei problemi che nessuo vuole risolvere). Se il calcio crollasse, mi dispiacerebbe per chi lavora nell'indotto, ma sarebbe la giusta conclusione per un mondo gestito da incapaci e da personaggi per lo meno discutibili; magari sarebbe un trauma, ma forse potrebbe essere un volano di rinascita e di un entusiasmo più pulito che nel calcio odierno non esiste più. Dalle macerie a volte possono nascere anche esperienze positive..

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  • davide

    02 Marzo @ 13.03

    A me questa riflessione di ampio respiro piace eccome. Aiuta a capire il contesto nel quale il ciccione di carpenedolo si è potuto muovere più o meno incontrollato. Occorre sempre un doppio focus x capire davvero le cose. E questa mi sembra una buona chiave di lettura.

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  • sabcarrera

    02 Marzo @ 12.46

    Il calcio italiano è invendibile all'estero. Alla Serie A rimangono le briciole dei diritti TV Sky. Questo perché lo spettatore percepisce che non c'è partita tranne tra le poche squadre metropolitane. In sostanza abbiamo un campionato al livello del Portogallo dove vincono sempre i soliti e guai ad intaccare questi privilegi.

    Rispondi

    • David€

      02 Marzo @ 14.00

      veramente la tua analisi è inesatta, altrimenti non si spiega come il calcio spagnolo (2 squadre e mezzo) e quello tedesco (1 squadra e mezzo) tirano più del nostro

      Rispondi

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