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Università, a Parma ci si laurea prima

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Si laureano prima degli altri e frequentano le lezioni con più regolarità. Gli studenti universitari parmigiani post-riforma battono i loro colleghi a livello nazionale e migliorano le loro "prestazioni" rispetto agli anni precedenti.

Questo il risultato di un'analisi compiuta  da AlmaLaurea su quasi 185mila laureati nel 2007 in 46 Atenei italiani tra i 51 aderenti al Consorzio.  I dati sono stati presentati al convegno "Nel cantiere delle riforme universitarie" ospitato oggi a Modena. I laureati dell'Università di Parma coinvolti nell'indagine sono i giovani usciti dall'Ateneo nel 2007, in tutto 4.757.

23,9 ANNI L'ETA' MEDIA ALLA LAUREA - Il traguardo della laurea è raggiunto in media a 23,9 anni, prima di quanto accade a tutti i laureati triennali a livello nazionale (24,5 anni). La riforma, per effetto della riduzione della durata legale del percorso di studi, ha contribuito ad abbassare l'età, ben lontana dai 27,5 anni dei laureati di Parma pre-riforma nel 2001. Aumenta la regolarità negli studi, che per i laureati di Parma è più elevata della media nazionale: il 52% conquista il titolo in corso (con un 27,6% che si laurea al primo anno fuori corso) contro il 44,7% del complesso dei laureati. Nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, gli effetti
positivi sulla regolarità negli studi sono evidenti: i laureati di Parma in corso lievitano dal 10,8% pre-riforma del 2001 al 52%, come si è detto, di primo livello del 2007. La riforma universitaria ha portato anche ad un aumento dei laureati che frequentano regolarmente
le lezioni: il 71,6% dei laureati triennali ha frequentato oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti (contro il 70% della media nazionale).

4 SU 10 HANNO LA MATURITA' SCIENTIFICA-  I laureati triennali dell’Università di Parma, nel loro complesso, vengono soprattutto da famiglie dove il titolo accademico entra per la prima volta in casa: il 73,8% ha entrambi i genitori non laureati (la media nazionale è del 74,3%) confermando ciò che la Riforma ha incentivato, ovvero un allargamento dell’accesso agli studi universitari a fasce di popolazione meno avvantaggiate. Prevale chi entra e conclude l’Università con la maturità scientifica: il 39,5% (contro il 30% della media nazionale), più di coloro che hanno un diploma tecnico (33,2%) e classico (8,6%).

PIU' STAGE E TIROCINI, MA POCO ESTERO - Nel passaggio dai laureati pre-riforma ai laureati di primo livello aumenta in modo consistente la quota di chi ha svolto tirocini e stage riconosciuti dal corso di studi. I laureati dell’Università di Parma di primo livello coinvolti in tali esperienze sono il 53%. Un aspetto importante della formazione universitaria, che viene penalizzato nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, è rappresentato dalle esperienze di studio all’estero. Il fenomeno, dovuto non solo alla riduzione della durata del percorso di studi, si riscontra nel complesso dei laureati AlmaLaurea e nell’Ateneo di Parma, dove l’esperienza di studio all’estero coinvolge 6,7 laureati di primo livello (3,7 con programma Ue).

"PROMOSSI" AULE E PROFESSORI - Il 90% dei laureati dell’Università di Parma si dichiara complessivamente soddisfatto del corso di studi, una percentuale superiore alla media nazionale (87%). Con una punta tra i “decisamente” soddisfatti pari al 37%. In particolare sono promossi i rapporti con i docenti (soddisfatti l’85,3%, la media nazionale è dell’84%), le aule (sono ritenute adeguate dal 80,3% contro la media nazionale del 64%) e le biblioteche (giudicate in modo positivo dall’80,2% contro il 79% della media nazionale). Il 48,3% giudica invece in numero inadeguato le postazioni informatiche (ma la media nazionale è del 51%). Alla domanda se si iscriverebbero di nuovo all’Università risponde “sì”, ed allo stesso corso dell’Ateneo, il 70,4% dei laureati (contro il 68,5% del complesso). Una percentuale che aumenta considerando anche i laureati che si riscriverebbero all’Università di Parma, ma cambiando corso (l’8,6%).

IL 65% PROSEGUE GLI STUDI - E dopo la laurea? Quasi 79 laureati su cento intendono proseguire gli studi (la media nazionale è
dell’80,5%). La gran parte dei laureati che ha espresso queste aspirazioni formative punta ad una laurea specialistica: il 65%. Un altro 5% intende iscriversi a un master universitario. Per la prima volta, vista la consistenza numerica, è possibile descrivere anche le caratteristiche dei laureati specialistici tenendo conto, però, che si tratta dei primi, dunque i migliori. Anche in questo caso l’analisi riguarda solo coloro che si sono iscritti e hanno terminato gli studi nei nuovi corsi riformati. Il traguardo della conclusione degli studi specialistici è raggiunto in media a 25 anni (25,1 per l’esattezza!), un anno prima della media nazionale (26 anni). Chi arriva agli studi specialistici proviene da famiglie più avvantaggiate culturalmente: il 30,6% ha almeno un genitore laureatocontro il 25% dei laureati triennali. La percentuale dei laureati in corso è elevata, come era da attendersi, essendo i primi, quelli “più veloci”: 74,8% (la media nazionale è del 69%), con il 23,5% che si laurea al primo anno fuori corso. L’82% ha frequentato almeno i tre quarti delle lezioni. Durante il biennio specialistico, il 45% ha svolto tirocini o stage, il 13% ha studiato all’estero (il 7,7% con Erasmus), più di quanto non avvenga nei laureati triennali quasi che l’esperienza di studi all’estero che i giovani non riescono a compiere durante la laurea triennale venga rinviata nel periodo successivo. La soddisfazione rispetto al corso di studi è espressa da quasi 94 laureati su cento (la media nazionale è il 90%). Un giudizio positivo che trova conferma in chi ripeterebbe lo stesso corso nello stesso Ateneo: l’81,6%. E dopo la laurea specialistica? Un quarto (25%) intende proseguire la formazione, molti meno della media nazionale che è del 43%: un segnale da collegare probabilmente con la maggiore dinamicità del mercato del lavoro locale. Tra chi vuole proseguire, intende farlo con un dottorato di ricerca (6%).

 

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