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Paracadutista morto: il precedente di Cremona

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Dalla Gazzetta del 5-2-2001

Una grande passione che si è rivelata fatale. E' stata probabilmente un'imprudenza compiuta nel corso di quei lanci con il paracadute che tanto lo appassionavano a condurre Alberto Bargazzi verso l'incidente che gli è costato la vita. E' questo il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti fra i testimoni della tragedia avvenuta domenica all'aeroporto di Cremona.

Alberto, originario di Fiorenzuola ma residente da tre anni a Montauro, si è spento a soli 33 anni in un'assolata domenica invernale che prometteva di essere perfetta per lanciarsi. Si è schiantato al suolo poco prima delle 13 di domenica, vicino alla pista dell'aeroporto turistico di Cremona Migliaro. Tutta la vicenda è attualmente al vaglio della magistratura, che dovrà appurare nei prossimi giorni se l'incidente è da imputarsi ad una manovra azzardata del giovane, come appare più probabile, o ad un eventuale inconveniente tecnico che abbia compromesso l'efficienza dell'apparato di sicurezza o del paracadute. A tale scopo tutta l'attrezzatura utilizzata da Alberto nel corso del lancio è stata posta sotto sequestro in base alle disposizioni del sostituto procuratore di Cremona, Francesco Messina, che affiderà la perizia ad un esperto. Anche per questo non è stata ancora fissata la data del funerale.

L'incidente risulta ancora più incomprensibile se si considera che Alberto Bargazzi aveva già all'attivo più di 250 lanci e da tempo aveva conseguito la licenza ministeriale. Eppure domenica la sua grande passione l'ha tradito. Dopo aver eseguito una particolare manovra, definita «gancio basso», Alberto non ha fatto in tempo a planare e si è schiantato a terra ad una velocità stimata tra i 60 e i 70 chilometri l'ora.

I soccorsi sono stati immediati ma il giovane è deceduto durante il trasporto verso l'ospedale di Cremona. Sul luogo dell'incidente sono subito accorsi anche i famigliari di Alberto, la madre, la sorella, il fratello e la fidanzata con cui il ragazzo abitava sulle colline di Bargone Montauro. Una famiglia già provata dalla recente scomparsa del padre a cui ora è venuto a mancare anche Alberto, un giovane che a Fiorenzuola tutti ricordano per la sua allegria, la sua gioia di vivere e la passione per lo sport.
 

 La manovra fatale

 

Una manovra da brivido, che fa impennare l'adrenalina, ma che spesso può rivelarsi fatale. Così viene definito anche dai paracadutisti più esperti il «gancio basso», quella stessa manovra che domenica pomeriggio probabilmente è costata la vita ad Alberto Bargazzi. Si tratta di una sorta di inversione ad «U» eseguita a paracadute aperto, praticamente una «picchiata fatta per aumentare la velocità di discesa», ha spiegato Davide Orlandini, direttore di lancio e aiuto istruttore all'Aero Club di Parma. Orlandini, che ha alle spalle sette anni di paracadutismo e circa 700 lanci, ancor oggi afferma che non solo non ha mai eseguito una tale manovra, ma che non ha nessuna intenzione di farlo neanche in futuro: «Il gancio basso non perdona - ha spiegato Orlandini - è una manovra in cui anche il più piccolo errore di valutazione può rivelarsi fatale. Basti pensare che questa particolare figura viene fatta a soli 30 metri da terra. Ossia il paracadute viene aperto ad una quota non inferiore ai 750 metri, ma quando si arriva all'incirca a 30 metri dal suolo viene modificato l'angolo d'inclinazione, agendo sulle bretelle, e in questo modo viene aumentata notevolmente la velocità. Si fa praticamente una «picchiata», come accade in natura quando un uccello rapace si lancia su una preda. Questa picchiata dovrebbe poi essere smaltita in prossimità del suolo, ma basta una piccola imperizia per schiantarsi a terra».
Una manovra quindi che viene vivamente sconsigliata non solo ai principianti ma anche agli esperti:«Agli allievi è proprio vietato eseguire questa particolare figura - ha specificato l'istruttore - che comunque resta altamente pericolosa a qualsiasi livello, poiché non esiste alcun corso o serie di esercizi o di tecniche che insegnino a fare il gancio basso, chi lo esegue lo fa sempre da autodidatta ed è quindi possibile se non probabile compiere errori di valutazione. Il grosso problema è che in questo caso gli errori di valutazione possono essere fatali, perché non c'è possibilità di correggersi».

E nella sua pluriennale esperienza Davide Orlandini ha visto diversi paracadutisti esperti incorrere in incidenti più o meno gravi dopo aver compiuto questa rischiosa evoluzione: «Se il «gancio basso» venisse eseguito a una quota intorno ai 1.000 metri non ci sarebbe nessun problema - ha proseguito aggiunto - purtroppo viene fatto vicino al suolo per renderlo più eccitante, poiché l'occhio umano riesce ad apprezzare meglio la profondità man mano che si avvicina a terra. Il rischio è quindi altissimo, tanto più che tale manovra non viene mai eseguita nei vari corsi tenuti dalle scuole di paracadutismo».

Per accedere alla licenza ministeriale indispensabile per lanciarsi con il paracadute infatti occorre generalmente frequentare un corso che permetta di effettuare 30 lanci con paracadute planante e 20 minuti di caduta libera, condizioni indispensabili, insieme ad un certificato medico di seconda classe e al superamento di determinati test, per ottenere la licenza.

Tutte prove che Alberto Bargazzi aveva superato, ma che non sono bastate a salvargli la vita.

S.A.
 

 

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