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La difesa di Antonella Conserva: "Sentenza inficiata dalle emozioni"

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La difesa di Antonella Conserva terrà una conferenza stampa mercoledì 4 giugno.
Il verdetto, secondo il collegio difensivo della donna (avvocati Eduardo Rotondi e Luigi Vincenzo, consulente Carmelo Lavorino e investigatore Dante Davalli), sarebbe maturato in un clima «inficiato da emozioni, dallo strapotere psicologico e investigativo degli inquirenti», per di più condizionato da una «campagna di stampa orchestrata ed attuata da alcuni organi locali». «Ritengo – ha scritto Lavorino in un comunicato – che al piccolo Tommaso la giustizia italiana non abbia reso un buon servigio, perchè una donna innocente è in galera e almeno un assassino l’ha fatta franca».

 

Non sappiamo se anche il nostro sito, che in realtà è nato mentre il processo si avviava alle battute finali, possa avere contribuito a quella che la difesa Conserva giudica una "campagna di stampa orchestrata". Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre ricordato la presunzione d'innocenza che,  almeno fino a sentenza definitiva, è dovuta ad Antonella Conserva come a tutti gli imputati. E sui contenuti del processo ci siamo limitati a fare cronaca, rimarcando anche alcune contraddizioni che hanno riguardato proprio la difesa della Conserva. Come le tante pagine spese a dimostrare (nella relazione poi non acquisita nel dibattimento, ma comunque resa pubblica e consegnata proprio alla stampa ora tanto criticata) che la telefonata delle 20,17 Raimondi l'aveva fatta ad Alessi: cosa poi smentita dalla stessa Conserva, che a due anni dall'episodio ha finalmente trovato la memoria su un particolare così importante. O come le dichiarazioni finali della stessa Conserva, che ha attribuito alla sua grande pignoleria sugli orari (dopo una multa subìta in autobus) la contestazione alla barista di Casaltone dell'orario sbagliato sullo scontrino.  Strano che una donna così meticolosa e precisa sui minuti possa avere però sbagliato giorno, contestando alla "svampita" barista di non ricordare che lei, Alessi e il bambino erano stati in quel bar proprio durante i minuti del sequestro. (g.b.)

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  • Gabriele Balestrazzi

    31 Maggio @ 08.03

    Non voglio certo monopolizzare questo spazio, nè tocca a me confutare o avvalorare le tesi che il consulente Lavorino dovrà far valere nelle prossime sedi giudiziarie. Intanto credo che una cosa gliel'abbiamo dimostrata: questo sito è aperto a tutti i contributi e continuerà ad esserlo, proprio perchè non abbiamo aperto nessuna caccia alle streghe. L'ipotesi di una innocente che finisce in carcere dà i brividi a tutti: la storia giudiziaria purtroppo ne è piena, come è piena di acclarati colpevoli che hanno professato la loro innocenza. Stabilire a quale categoria appartenga Antonella Conserva è compito solo dei giudici: rispetteremo pienamente quelli che emetterannno le prossime sentenze, così come credo lo meriti una presidente che ha condotto con grande rigore un processo così difficile. La tesi del ricordo della telefonata delle 20,17 arrivata solo dopo due anni perchè la Conserva era stata "strappata al figlio e buttata in galera" è possibile. Non era però ancora stata strappata al figlio e buttata in galera quando etichettava come "svampita" la barista che stava vanificando l'alibi di Alessi e il racconto di quella serata: strano, lo ripeto da semplice cronista, per una donna che proprio parlando di Casaltone ha consegnato ai giudici, fra le sue ultime parole, quelle sulla sua meticolosità nella verifica degli scontrini fino al minuto. Concludo: ogni sentenza (è così per la Franzoni, sarà così per Stasi, ecc.) lascia aperti dei dubbi, e credo che il nostro ordinamento - con tre gradi di giudizio - garantisca, nei limiti umani, la possibilità di evitare errori giudiziari. Noi cronisti continueremo a raccontare TUTTO di questa vicenda, comprese ovviamente le vostre tesi. Ma per il momento l'unica vittima certa è un bimbo di 18 mesi, al quale è stata rubata la vita nel modo più orribile. Gabriele Balestrazzi

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  • Carmelo Lavorino

    30 Maggio @ 23.06

    Rispondo al giornalista Balestrazzi precisandogli - pregandolo di non equivocare più, cosa che ha fatto, cioè, scambiando una parte per il tutto - che ho dedicato SOLO una pagina all'ipotesi che la telefonata di Raimondi (ore 20:17) fosse stata presa da Alessi. Solo una pagina perché a noi - poveri consulenti della povera difesa - non era dato accedere ai dati dei gestori telefonici per conoscere lo stato del sistena delle celle Wind all'epoca del 2.3.06, cosa che invece gli inquirenti hanno fatto sin dall'inizio. Che poi io abbia scritto altre pagine sulla telefonata delle 20:17:46 - ma in altri contesti e per altri motivi - è ovvio, e il giornalista lo sa bene. Ma solo UNA pagina se fosse stata presa da Alessi o dalla Conserva. Che Raimondi abbia telefonato alle 20:17:46 al cellulare di Mario Alessi al quale precedentemente rispondeva sempre Alessi è un dato oggettivo, vi sono i tabulati con orari, con durata della telefonata (9 secondi) e le celle di aggancio del chiamante e del chiamato. Il problema era: chi ha risposto alla chiamata delle 20:17:46 del 2 marzo 2006? Perché Raimondi telefona a quel numero mentre è all'interno del Bosco dei Bissi? Noi lo abbiamo ben chiarito nella memoria difensiva e nell'arringa finale: Raimondi credeva di telefonare al complice Alessi distante un centinaio di metri, ma Alessi aveva lasciato il cellulare in macchina ed ah risposto la Conserva! Se la Conserva avesse ricordato la telefonata sin dall'inizio, si badi bene, ricevuta a casa propria o nel cortile, non avrebbe passato alcun guaio proprio perché ininfluente. Perché non la ricordava? Semplice! Perché le è stata chiesta dopo un mese, dopo essere stata arrestata, strappata al figlio e dal figlio ed essere stata buttata in galera, additata come carceriera assassina, come l'orchessa moglie dell'orco, come la mente criminale della coppia diabolica. Se qualcuno non lo sa, posso spiegare che in questo caso si può avere un forte trauma e si possono attivare alcuni meccanismi di difesa dell'io. La memoria non è una funzione cosciente! Ecco perché ritengo che la Conserva, fra l'altro, abbia subito un disturbo post traumatico da stress tale da inficiarle il ricordo. E su questo disturbo abbiamo lavorato in carcere per farle emergere il ricordo. Poi, quando con calma ha recuperato il ricordo, lentamente, lo ha dichiarato in aula. E preciso che ancora non ha ricordato il tutto, è ancora in ricordo onirico. Qui i casi sono due: 1) ci troviamo di fronte a una belva assassina, intelligente, scaltra, fredda, calcolatrice, attrice, ecc. ecc. ecc.... che però di strategia di rapimemento e comportamentale capisce ben poco, allora dobbiamo comprendere come mai abbia avuto un comportamento schizofrenico, sia da Mata Hari quando è conveniente all'Accusa, sia da cretina quando conviene ... sempre ed ancora all'Accusa. 2) Ci troviamo di fronte a una poveraccia con la quinta elementare che è caduta nel baratro dell'accusa del santificato "pentito" Raimondi, nel gioco dell'accusa investigativa, nel paradosso che Roberto Benigni ci ha indicato nel film "Il mostro", dove, qualunque cosa il sospetto facesse, era interpretata sempre, comunque e solo come indizio di colpevolezza. Io però non faccio parte di questa categoria: sono diffidente, controllo, sono per l'indagine perfetta, odio e temo l'innamoramento della tesi, la caccia alla strega, l'errore d'èquipe, la fissazione sull'intuizione geniale, il metodo induttivo, le forzature, le suggestioni, le illazioni, le calunnie condite al sospetto, ecc. ecc. Quattro piccoli esempi di chi e come è stata data la caccia alla strega: 1) il quotidiano Polis del 29 maggio; titolo "L'orco e la fatina", un articolo sfottente, ironico, che sputa addosso alla dignità di una donna CHE SI DICHIARA INNOCENTE, dichiarando che ha detto fandonie, prendendola per i fondelli e sfottendola "fatina", ecc. ecc., vero esempio di cinismo e di ottusità. 2) I quotidiani che ancora prima della sentenza, ma anche dopo, hanno riportato in virgolettato gli insulti che la madre del piccolo Tommy rivolgeva alla Conserva; ebbene, la signora Pellinghelli ha sicuramente il diritto di odiare chiunque ed anche di sbagliare sospettando di chi vuole, Conserva compresa, ma, pubblicare le sue certezze della colpevolezza della Conserva unitamente agli insulti, è un modo subdolo, strisciante e carognesco di influenzare l'opinione pubblica. 3) In questo ambito le battute "core di mamma", "ma guardatela un po', se è una donna io mi vergogno di essere donna", alla Pellinghelli sono scusabili perché giustamente a lei TUTTO è ammesso, proprio perché è la mamma orfana di Tommy, ma riportare i suoi insulti - ancor prima della sentenza - è CACCIA ALLA STREGA CONSERVA. 4) Antonella Conserva è stata criticata perché leggeva dichiarazioni spontanee che spontaneee non sembravano proprio perché le leggeva, tanto che qualche giornalista ha ironicamente virgolettato l'aggettivo "spontanee": qui siamo all'atteggiamento forcaiolo e giustizialista (oltre che ignorante), perché ogni imputato può preparare come vuole le proprie dichiarazioni ed enunciarle a proprio piacimento. Avete mai subito lo stress della paura del processo ed andare a parlare a braccio davanti alle persone che decideranno del vostro destino? Il tutto vivendo in una cella di sei metri quadrati e soffrendo per una carcerazione ingiusta? Ringrazio per lo spazio concessomi. Distinti saluti. Carmelo Lavorino

    Rispondi

  • Gabriele Balestrazzi

    30 Maggio @ 19.59

    Innanzitutto ribadisco due cose: nessuna caccia alle streghe ( se sono tali o no, come ho scritto nell'intervento precedente, non tocca a noi giornalisti stabilirlo ma ai giudici). Per ora abbiamo un verdetto di primo grado, che è molto meno di un verdetto definitivo (e sul nostro sito abbiamo riportato le dichiarazioni della difesa Conserva che parlano di "sentenza inficiata dalle emozioni") ed è comunque un primo giudizio. Vedremo che cosa ne penseranno i giudici d'appello e della Cassazione. La seconda cosa che preciso è che sugli orari "sfalsati" la Gazzetta di Parma (il sito in quei giorni stava solo nascendo) si è soffermata ampiamente, ospitando naturalmente sia le tesi della difesa che dell'accusa. Ripeto che a telefonata delle 20,17 occupa effettivamente "tante pagine" della relazione difensiva: quelle con i numeri 26,44/5, 53, 55/6, 80/1/2, 89. Non una sola pagima, quindi. Ma questo è un dettaglio, mentre credo sia indubbio che - rispetto a quella ipotesi che metteva in dubbio la versione di Raimondi, e che onestamente pone tuttora dubbi interessanti - la versione finale della Conserva, con l'ammissione di avere ricevuto la telefonata delle 20.17, sicuramente avvalora almeno in questo aspetto la versione di Raimondi. Ma ripeto ancora: queste sono solo annotazioni da cronista, che domani potranno essere smentite da nuovi elementi da parte di chi giudica per mestiere. Io le auguro di dimostrare che la Conserva è innocente se davvero lo è. Se invece è colpevole, mi auguro che abbia la punizione che merita chi ha collaborato ad un fatto così atroce e a due anni di distanza (sempre, ripeto e sottolineo, se è colpevole) non dà segno di pentimento.

    Rispondi

  • Carmelo Lavorino

    30 Maggio @ 19.09

    Rispondo con piacere all'autore (g.b.) dell'articolo e mi sembra anche responsabile del sito. Quello che lui definisce "tante pagine spese per dimostrare che la telefonata delle 20,17 Raimondi l'avesse fatta ad Alessi: cosa poi smentita dalla Conserva ..." ricordo che nella relazione dedico a questo argomento una sola pagina, in quanto non avevamo ancora ricevuto dalla Wind lo stato, i segnali, l'azimut e la potenza della famosa cella Wind di Sorbolo riferita al 2 marzo 2006. I risultati li abbiamo avuti solo alla fine del processo e non dalla Wind. In ogni caso siamo fermamente convinti che Raimondi alle 20:17:46 abbia telefonato dall'epicentro della scena del crimine (Bosco dei Bissi - Via del Traglione) ad Alessi (che gli faceva da palo), il quale era distante un centinaio di metri: ma Alessi aveva dimenticato il cellulare in macchina. Per questo motivo gli ha risposto la Conserva. Per quello che riguarda i commenti sulle dichiarazioni della Conserva mi accorgo che c'è poca conoscenza delle carte processuali, degli interrogatori e delle risposte della donna, oltre che una volontà di criminalizzarla per forza perché "sospettata dai fenomeni dell'investigazione parmense-bolognese". Ricordo che contro il mostro di Roma Girolimoni vi erano la bellezza di 77 indizi, poi crollati miseramente, che contro i martiri della colonna infame del Manzoni gli indizi erano ancora di più (ma erano innocenti). Ricordo che anche contro Pacciani, Carmine Belli (delitto di Arce), il padre dei fratellini di Gravina di Puglia, l'ing. Zornitta accusato di essere Unabomber, e tanti altri, gli indizi erano inchiodanti, le prove assolute, e poi è finita come tutti sappiamo. Chiedo solo freddezza, equilibrio, la non caccia alle streghe, il non accodarsi chi dell'accusa e del sospetto ha fatto un motivo prevalente della propria attività professionale. Desidero ardentemente che chiunque abbia rapito Tommaso, o abbia solo partecipato al suo sequestro anche come fiancheggiatore, o abbia partecipato alla sua uccsione, resti in galera a vita: CHIUNQUE EGLI SIA E PER QUALUNQUE MOTIVO LO ABBIA FATTO! Ma non mi piacce la caccia alle streghe e la voglia di gnona e di forca! Ultimo pensiero: come mai nessuno parla degli orari sfasati, dei tempi e delle cronologie? Si è capaci di farlo o sembra un argomento troppo tecnico? Distinti saluti. Carmelo Lavorino

    Rispondi

  • alessio tirassi

    30 Maggio @ 18.49

    Ho letto nel sito del prof. Lavorino www.detcrime.com il comunicato stampa cui vi riferite. Non so se il prof. si sia riferito a voi o no, condivido tutto quello che ha scritto. Io gli ho fatto questa domanda, fategliela anche voi :<Cosa pensa di Barbera? E' implicato nel rapimento? Come mai sinora non ne ha mai parlato? Cosa ne pensa poi del fratello di Salvatore Raimondi?> Grazie.

    Rispondi

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