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«Non giudico il caso Englaro. Ma io ho scelto di combattere»

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di Luca Molinari
Emanuele Leri non vive nelle stesse condizioni di Eluana Englaro, ma la sua storia ha diversi punti in comune con quella della ragazza di Lecco. Sono ormai trascorsi alcuni anni dalla prima volta in cui la «Gazzetta» ha raccontato la toccante storia di questo ventisettenne delle Marche, (alle prese con i postumi di un gravissimo incidente), «adottato» da alcuni studenti del Bodoni. Grazie alla grinta della madre Manuela, alla professionalità di alcuni medici e all’altruismo di tante persone, oggi Emanuele sta portando avanti il suo cammino verso la vita, nonostante la strada sia in salita e la meta da raggiungere appaia più distante.
Nei giorni scorsi il giovane è tornato a Parma per riprendere la riabilitazione, seppur in ritardo rispetto alla tabella di marcia finora seguita. «Abbiamo ritardato l’arrivo in città - spiega la mamma - per preparare al meglio un intervento chirurgico con i professori Franco Servadei ed Edoardo Caleffi, e risolvere così alcuni problemi che già esistevano».
L’ennesimo ostacolo da superare non scoraggia mamma Manuela, decisa più che mai a proseguire il cammino di Emanuele. Era il 7 settembre 2001 quando un colpo di sonno fece finire l’auto del giovane contro un pilastro. Da allora Manuela non si è mai arresa e ha saputo lottare contro tutto e tutti, pur di riappropriarsi della vita che suo figlio aveva rischiato di perdere quella notte sulla strada. «Subito dopo l’incidente - ricorda - i medici dicevano che mio figlio sarebbe rimasto per sempre un vegetale. Non gli ho creduto quando ho visto che Emanuele mi seguiva coi propri occhi e voleva dirmi qualcosa».
Da quel momento è iniziato un lungo cammino fatto di difficili battaglie contro tutto e tutti, fino a quando Emanuele non giunge a Parma e arrivano i primi importanti progressi. «Ripeto sempre - prosegue la donna - a tutti i genitori che devono fare i conti con simili tragedie che non bisogna arrendersi ed essere molto combattivi».
Eluana Englaro? «La prima volta che ho visto mio figlio dopo l’incidente - racconta - stavo per svenire. Subito ho pensato: ‘Se deve rimanere così stacco tutto io stessa’. Capisco quindi il dolore dei  genitori di Eluana perchè ciò che si prova nel vedere il proprio figlio in quello stato è insopportabile. E’ una sofferenza indescrivibile che più passa il tempo e più ti logora; nessuno, a parte i famigliari, può capirlo».
 La signora Piermattei ha difeso la vita di proprio figlio anche quando sembrava ridotta al «lumicino», ma non giudica la scelta del padre  di Eluana, e si limita a precisare che opterebbe per una morte «più dolce». «Onestamente non le toglierei il cibo - confessa - mi sembra un tipo di morte che può far male anche alla propria coscienza. Se fosse possibile, opterei per qualcosa di più veloce e indolore come una semplice puntura».
Manuela Piermattei è una mamma piena di grinta e amore verso il proprio figlio. «Al mio fianco - precisa - ho tantissime persone e medici competenti che ci aiutano e voglio ringraziare. In primis la dottoressa Anna Mazzucchi, il premuroso Claudio Rovacchia, i terapisti Simona Ferrari, Vincenzo Malaguti, e la logopedista Cristina Tagliavini. Sono tutte persone splendide che ci seguono con passione e competenza». Emanuele dovrebbe rimanere a Parma fino a giugno, per poi fare ritorno a casa a luglio e agosto. «Ho già sentito Giuliana (la prof del Bodoni che si era presa a cuore Emanuele assieme ad alcune classi dell’istituto) - conclude la mamma - mi ha chiamato anche a Natale. Di lei e dei ragazzi abbiamo un bellissimo ricordo».

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  • Lo Presti Roberto

    01 Febbraio @ 12.56

    Io avrei una storia simile, però la storia stavolta è rovesciata. Io sono il figlio che vuole far qualcosa per sua madre che si trova in stato di coscienza minima. Sarbbe possibile contattare la dottoressa Anna Mazzucchi? Grazie

    Rispondi

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