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E i maestri boicottano il voto numerico

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Il voto numerico nella scuola primaria? «No, grazie». Un rifiuto che per i docenti del circolo didattico «Fratelli Bandiera» di Parma non è solo di principio, ma concreto. Tant'è vero che nelle schede di valutazione del primo semestre (ovvero le pagelle) che stanno arrivando ai genitori, in molti casi i voti non sono espressi in numeri, come previsto dalla riforma della scuola del ministro Gelmini, ma con le vecchie valutazioni. E ora cosa succede? Secondo l'assessore comunale alle Politiche scolastiche, Gianpaolo Lavagetto, «si apre la strada all'arrivo degli ispettori ministeriali», come già avvenuto a Bologna, dove per protesta i maestri di una scuola hanno dato 10 a tutti gli alunni.
Secondo quanto riportato in un documento del collegio docenti del circolo didattico Fratelli Bandiera, l'organismo «ha espresso il proprio no all'introduzione dei voti nella scuola primaria e il 90% ha dichiarato che non utilizzerà il voto sulla scheda di valutazione». La scelta viene motivata in due pagine fitte di argomentazioni. «Come maestri - si legge - riteniamo che nell’applicazione delle norme sulla valutazione numerica non si sia minimamente tenuto conto degli elementi propri di bambini dai 5 agli 11 anni». Valutare, secondo i firmatari del documento, «non è trascrivere dati, non è la misurazione di bilanci: stiamo parlando di materiale umano e come tale va guidato con cura e rispetto, allontanando qualsiasi semplicista ricetta».
Una scelta che l'assessore Lavagetto non esita a definire «assurda». «Perché - si chiede - a farne le spese devono essere i bambini? Hanno riflettuto su cosa può comportare per un alunno  l'utilizzo di un metro di valutazione diverso? Come cittadini hanno tutti gli strumenti per dissentire (sindacati, scioperi, luoghi di dibattito), ma come dipendenti pubblici devono rispettare le leggi approvate dal parlamento».

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  • salvatore pizzo

    21 Febbraio @ 16.14

    Per xxx, la scuola non dev'essere un parcheggio per intrattenere i bambini perchè i genitori lavorano! A scuola si sta per imparare. Intrattenere è il ruolo dei baby sitter, la scelta del tempo pieno la si fa per una convinzione e non per scaricare sul comparto pubblica istruzione le carenze dell'assistenza sociale. Gli insegnanti non sono dei tuttologi ed hanno sicuramente il dovere di aggiornarsi anche per meglio riconoscere la dislessia. Il problema è che sono gli unici al mondo a dover aggiornarsi a proprie spese, addirittura a chi si aggiorna di più non viene riconosciuto nemmeno il tempo, deve organizzarsi da se. I genitori che fanno fare i compiti ai bambini si sostituiscono a loro, non è certamente una bella cosa. (Ovviamente ci sono anche tra di noi persone senza il buon senso, ma attenti a generalizzare) Salvatore Pizzo "Maestre e Maestre, autoconvocati, di Parma e provincia 0521/238918 - 338/8103820 salvatorepizzo@libero.it

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  • xxxx

    21 Febbraio @ 15.41

    Fossero questi i problemi veri della scuola saremmo tutti a cavallo...i problemi sono ben altri: maestri che non hanno le capacità e le conoscenze per riconoscere la dislessia in un bambino ed invece che aiutarlo continuano a mortificarlo..siamo a questi punti. Oltre a questo gli insegnanti delle scuole elementari non fanno altro che rimandare a casa quello che non sono in grado di far fare ai bambini durante l\'orario scolastico: se un genitore inserisce il figlio nel tempo pieno è perchè lavora tutto il giorno e torna a casa la sera tardi. Com\'è possibile che questi bambini abbiamo giornalmente da fare a casa, dopo l\'orario scolastico (cioè dalle 8 di mattina alle 16 del pomeriggio) compiti di italiano, matematica, inglese (immagino che in successivamente si aggiungeranno anche storia e geografia) tutti i giorni??????Ma stiamo scherzando? I genitori non possono sostituire gli insegnanti.

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  • salvatore pizzo

    21 Febbraio @ 13.18

    Per il Signor Ososita: 1) lo scrutinio è iniziato con i giudizi scrtti che sono cinque: non sufficiente, sufficiente, buono, distinto e ottimo. Non esiste una tabella di euquipollenza, la "novità" è intervenuta nel corso dell'anno scolastico, a pochi giorni dalla fine del primo quadrimestre, mancano i regolamenti attuativi che i signori politici dovrebbero produrre; 2) In una situazione così assurda, come si fa la media per dare un numero finale? 3) Non c'è nessuna "regola" che imponga i numeri ma, per adesso, solo una circolare che in quanto tale non è un atto vincolante. Nessuno per adesso ci ha ordinato niente, è tutta politica! Le regole per essere violate dovrebbero essere prima create... Informarsi prima dire le cose! Salvatore Pizzo "Maestre e Maestri, autoconvocati, di Parma e provincia" 338/8103820 - 0521/238918 salvatorepizzo@libero.it

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  • ososita

    21 Febbraio @ 10.12

    Ennesimo esempio dell'incapacità generale degli insegnanti di fare il proprio mestiere. Vorrei sapere cosa ci sia di tanto impossibile, traumatico e arduo nel dare un semplice voto a un alunno. Cosa cambia se ha 7 anni o 12? Gli insegnanti devono tornare ad essere capaci di valutare i propri studenti e se proprio ci tengono ad argomentare possono sempre convocare i genitori o mandare periodici aggiornamenti sull'andamento del bambino. Ma il voto numerico è chiaro e indiscutibile. Un 6 è un 6 e questo aiuta lo studente a capire se ha fatto bene, male o così-così. Ma come sempre, all'atto pratico gli studenti sono l'ultimo pensiero. Inoltre, come si può pretender che i ragazzi imparino l'obbedienza e il rispetto delle regole se i loro insegnanti sono i primi a farsene regolarmente beffa?

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