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Il pm: «Bernini prese 16.000 euro dai fondi per Haiti»

Chiesto il rinvio a giudizio dell'ex assessore. Ma lui ha sempre respinto le accuse: "Soldi donati"

Giovanni Paolo Bernini

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Georgia Azzali
La procura ne è convinta: 16.000 euro sono finiti nelle tasche di Giovanni Bernini e non  ai bambini poveri di Haiti. La richiesta di rinvio a giudizio per l'inchiesta «Easy money», portata avanti dalla Finanza di Parma,  è stata depositata nei giorni scorsi dal pm Paola Dal Monte. 
L'ex assessore  comunale alla Scuola è accusato di  appropriazione indebita continuata e aggravata, perché tra marzo e agosto 2010,  come presidente del comitato  «Parma per Haiti», creato per  aiutare i piccoli colpiti dal terremoto,  avrebbe prelevato direttamente dal conto dell'associazione. In particolare, secondo quanto riportato nella richiesta di rinvio a giudizio, «in data 31/3/2010 emetteva “a me stesso” l'assegno... di euro 12.000», che poi  veniva  «dallo stesso posto all'incasso  in data 13/4/2010».   E gli altri 4.000 euro? Secondo la procura, il 28 luglio  e il 31 agosto 2010 Bernini avrebbe emesso due assegni, da 3.500 e 500 euro,  a favore del suo  segretario, Paolo Signorini, che, dopo averli incassati, avrebbe consegnato i contanti all'assessore.
Nessuna marcia indietro, dunque, da parte della procura.   Nonostante Bernini, il 13 marzo scorso,  dopo l'avviso di conclusione delle indagini,   si fosse fatto interrogare.  E  dopo un'ora e mezza davanti al pm, aveva ribadito  di non aver preso un euro: «Parma deve essere orgogliosa  di ciò che è stato fatto per Haiti, perché  quasi 300 bambini  sono stati curati - aveva sottolineato -. La raccolta di fondi  ha consentito  di donare all'ospedale di Saint Damien un'apparecchiatura francese grazie  alla quale sono stati operati  vari bambini feriti». 
Durante l'inchiesta  è stato sentito anche Renato Balestra,  protagonista di una  sfilata benefica al Regio, alla fine di febbraio 2010, a  favore del comitato «Parma per Haiti».  Ascoltato dagli investigatori come persona informata sui fatti, perché il nome dello stilista non è mai stato iscritto nel registro degli indagati.
Solo un  capitolo, quello delle donazioni   che avrebbero imboccato una rotta diversa.  Parte di un'inchiesta nata e incentrata sull'assegnazione degli appalti per le mense scolastiche. La procura ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Bernini   e Signorini anche per tentata concussione  e corruzione.  Nel dicembre 2010 l'assessore e il suo assistente  avrebbero infatti chiesto soldi a un dirigente della Camst e l'assunzione di una persona per garantire  la proroga dell'affidamento del servizio di ristorazione nelle scuole del Comune.  «Se volete il rinnovo  del contratto, ci vogliono i soldini»: queste le parole che  Signorini avrebbe pronunciato davanti al manager. Che non sborsò un euro e si precipitò in procura a fare denuncia.
Ma se quella volta la richiesta non andò in porto, alcuni mesi dopo Bernini e Signorini avrebbero  ottenuto  soldi da Mauro Tarana,  amministratore di Parma  Multiservizi, per confermare  l'affidamento  del servizio di ristorazione  nelle scuole e ottenere l'aggiudicazione  della gara d'appalto  per la gestione del servizio bar/ristorante  al quarto piano del Duc. Grazie alla copertura di  un contratto di sponsorizzazione sportiva, circa 8.000 euro in contanti sarebbero stati consegnati a Signorini. Denaro poi destinato a Bernini, secondo quanto sottolineava il gip nell'ordinanza di custodia cautelare. 
Corruzione: questo il reato per cui è stato chiesto  il rinvio a giudizio anche per Tarana. Nessuna  concussione,  dunque, per la procura,  come aveva invece stabilito il tribunale del Riesame rimettendolo in libertà.  Ma  ora la parola passa al giudice. Primo appuntamento, l'udienza preliminare. Che al momento non è ancora stata fissata.  
Georgia Azzali

 

La procura ne è convinta: 16.000 euro sono finiti nelle tasche di Giovanni Bernini e non  ai bambini poveri di Haiti. La richiesta di rinvio a giudizio per l'inchiesta «Easy money», portata avanti dalla Finanza di Parma,  è stata depositata nei giorni scorsi dal pm Paola Dal Monte. L'ex assessore  comunale alla Scuola è accusato di  appropriazione indebita continuata e aggravata, perché tra marzo e agosto 2010,  come presidente del comitato  «Parma per Haiti», creato per  aiutare i piccoli colpiti dal terremoto,  avrebbe prelevato direttamente dal conto dell'associazione. In particolare, secondo quanto riportato nella richiesta di rinvio a giudizio, «in data 31/3/2010 emetteva “a me stesso” l'assegno... di euro 12.000», che poi  veniva  «dallo stesso posto all'incasso  in data 13/4/2010».   E gli altri 4.000 euro? Secondo la procura, il 28 luglio  e il 31 agosto 2010 Bernini avrebbe emesso due assegni, da 3.500 e 500 euro,  a favore del suo  segretario, Paolo Signorini, che, dopo averli incassati, avrebbe consegnato i contanti all'assessore.Nessuna marcia indietro, dunque, da parte della procura.   Nonostante Bernini, il 13 marzo scorso,  dopo l'avviso di conclusione delle indagini,   si fosse fatto interrogare.  E  dopo un'ora e mezza davanti al pm, aveva ribadito  di non aver preso un euro: «Parma deve essere orgogliosa  di ciò che è stato fatto per Haiti, perché  quasi 300 bambini  sono stati curati - aveva sottolineato -. La raccolta di fondi  ha consentito  di donare all'ospedale di Saint Damien un'apparecchiatura francese grazie  alla quale sono stati operati  vari bambini feriti». Durante l'inchiesta  è stato sentito anche Renato Balestra,  protagonista di una  sfilata benefica al Regio, alla fine di febbraio 2010, a  favore del comitato «Parma per Haiti».  Ascoltato dagli investigatori come persona informata sui fatti, perché il nome dello stilista non è mai stato iscritto nel registro degli indagati.Solo un  capitolo, quello delle donazioni   che avrebbero imboccato una rotta diversa.  Parte di un'inchiesta nata e incentrata sull'assegnazione degli appalti per le mense scolastiche. La procura ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Bernini   e Signorini anche per tentata concussione  e corruzione.  Nel dicembre 2010 l'assessore e il suo assistente  avrebbero infatti chiesto soldi a un dirigente della Camst e l'assunzione di una persona per garantire  la proroga dell'affidamento del servizio di ristorazione nelle scuole del Comune.  «Se volete il rinnovo  del contratto, ci vogliono i soldini»: queste le parole che  Signorini avrebbe pronunciato davanti al manager. Che non sborsò un euro e si precipitò in procura a fare denuncia.Ma se quella volta la richiesta non andò in porto, alcuni mesi dopo Bernini e Signorini avrebbero  ottenuto  soldi da Mauro Tarana,  amministratore di Parma  Multiservizi, per confermare  l'affidamento  del servizio di ristorazione  nelle scuole e ottenere l'aggiudicazione  della gara d'appalto  per la gestione del servizio bar/ristorante  al quarto piano del Duc. Grazie alla copertura di  un contratto di sponsorizzazione sportiva, circa 8.000 euro in contanti sarebbero stati consegnati a Signorini. Denaro poi destinato a Bernini, secondo quanto sottolineava il gip nell'ordinanza di custodia cautelare. Corruzione: questo il reato per cui è stato chiesto  il rinvio a giudizio anche per Tarana. Nessuna  concussione,  dunque, per la procura,  come aveva invece stabilito il tribunale del Riesame rimettendolo in libertà.  Ma  ora la parola passa al giudice. Primo appuntamento, l'udienza preliminare. Che al momento non è ancora stata fissata.  

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  • 18 Novembre @ 08.03

    Di nuovo Giovanni Paolo Bernini alle cronache giudiziarie: altro berlusconiano rampante, prima Forza Italia poi PDL e adesso di nuovo Forza Italia. Ma guarda che caso, anche lui ha guai con la giustizia come tanti altri del suo partito, primo fra tutti il pluripregiudicato leader nazionale Silvio Berlusconi, che ormai ha più condanne e capi d’imputazione che capelli in testa. Ecco il partito che doveva creare milioni di nuovi posti di lavoro e invece ha portato il paese sull’orlo del baratro sia economico che morale. Il partito di Berlusconi. Il partito con il più alto tasso di indagati, arrestati, prescritti e condannati di tutto il sistema solare.

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  • 18 Novembre @ 08.00

    Di nuovo Giovanni Paolo Bernini alle cronache giudiziarie: altro berlusconiano rampante, prima Forza Italia poi PDL e adesso di nuovo Forza Italia. Ma guarda che caso, anche lui ha guai con la giustizia come tanti altri del suo partito, primo fra tutti il pluripregiudicato leader nazionale Silvio Berlusconi, che ormai ha più condanne e capi d’imputazione che capelli in testa. Ecco il partito che doveva creare milioni di nuovi posti di lavoro e invece ha portato il paese sull’orlo del baratro sia economico che morale. Il partito di Berlusconi. Il partito con il più alto tasso di indagati, arrestati, prescritti e condannati di tutto il sistema solare.

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