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No alla violenza sulle donne

Per loro, per Lucia, per le altre...

Anche Parma si mobilita nella Giornata mondiale

Donne vittime di femminicidio a Parma

Donne vittime di femminicidio a Parma

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Parma dice "no" alla violenza sulle donne. Una violenza che, come ci ricorda la foto, si è abbattuta più volte anche sulla nostra città.

Dopo le prime iniziative, nella giornata di oggi sono in calendario diversi appuntamenti in città.
In Prefettura alle 10  la consegna del «Fiocco Bianco», un gesto simbolico col quale le donne delle istituzioni chiedono agli uomini delle istituzioni di indossarlo per sottolineare il coinvolgimento e l’impegno personale in questa battaglia. A indossare il fiocco saranno anche circa 900 atleti di 18 società sportive del territorio che lo esibiranno sui campi da gioco. 

Al Cavagnari una platea di 300 studenti per ascoltare le parole di Lucia Russo, magistrato della Procura di Parma, e la testimonianza di Lucia Annibali, avvocato vittima di un terribile episodio di violenza. L’incontro è organizzato dalla Provincia, le consigliere di Parità, Comune di Zibello, Consiglio comunale di Fidenza e patrocinio del Comune di Parma, Fidapa Bpw, Soroptimist, il Fornello.  

Nel pomeriggio   una seduta tematica del Consiglio provinciale con Samuela Frigeri, presidente del Centro Antiviolenza, e Vittoria Verde, mamma di Michelle Campos, assassinata il 17 luglio scorso nella nostra città. 

Al Centro Bizzozero la proiezione diun film spagnolo contro la violenza di genere

 

LA LETTERA APERTA DEL SINDACO: "NON SIETE SOLE, DENUNCIATE CHI USA VIOLENZA E FATE VALERE I VOSTRI DIRITTI". Il sindaco Federico Pizzarotti ha scritto una lettera aperta alle donne in occasione della Giornata contro la violenza di genere. 
Ecco la lettera del primo cittadino: 

Il progresso di una società si manifesta col rispetto per la dignità umana. Se in Italia troviamo ancora focolai di razzismo, discriminazione sessuale e violenza di genere, allora la nostra società non sa parlare la lingua del progresso e della dignità. Nel nostro Paese si contano all’anno 14 milioni di episodi di violenza contro le donne. Sono numeri, ma dietro ai numeri c’è molto di più: la devastazione del capitale sociale, l’imbarbarimento della qualità della vita, la violenza psicologica verso i figli, o verso madri e padri, una costante mancanza di credibilità verso le Istituzioni e la vita democratica.Diamo un nome alle cose, senza paura di gridarle, perché soltanto riconoscendole le possiamo combattere: la violenza contro le donne è sintomo di una basso grado di civiltà della nostra società.
La politica è la prima realtà chiamata ad arginare questo male diffuso, con leggi robuste ed efficaci che sappiano unire civiltà e modernità e che prevedano sia misure di prevenzione che di repressione. Serve una lotta attenta, perché la violenza di genere non è questione di ordine pubblico, ma una crepa profonda nella società. 
Ma pur arginandolo, le leggi non sono comunque medicine che curano il male. Bisogna parlarne, sensibilizzando le giovani generazioni per un vero cambio culturale; e il primo cambiamento deve partire dall’uomo: la donna non è un oggetto di tutela, ma un soggetto con diritti.
A tal proposito sono particolarmente orgoglioso dell’impegno di Parma verso la sensibilizzazione al tema,  in questi giorni e con numerosi appuntamenti concentrata a dibattere sulla difesa della dignità della donna. E non poteva che essere così:  la nostra città,anche recentemente, è stata teatro di drammi che hanno sconvolto l’esistenza di alcuni concittadini, privandoli dell’affetto di una figlia della compagnia di un’amica. Parma è una comunità che non dimentica.  A loro va l’abbraccio della città.
Politiche contro la violenza, e sensibilizzazione ad un cambio culturale,trovano infine terreno fertile e risposte al dolore se si ha il coraggio di denunciare i propri aguzzini. I dati ci raccontano che 93 donne su 100 non denunciano le violenze domesticheper paura di ritorsioni. Si trovi il coraggio di farlo, credendo di più nelle persone che si hanno accanto, nelle Istituzioni, nelle forze dell’ordine, nella difesa dei propri diritti.
Denunciate chi vi fa del male.
Il 25 novembre deve servire alla società per riflettere, con la consapevolezza che il livello di civiltà che ci manca può essere raggiunto, ma una volta acquisito non è garantito per sempre: va coltivato e curato continuamente.
Il progresso di una società si manifesta col rispetto per la dignità umana. Se in Italia troviamo ancora focolai di razzismo, discriminazione sessuale e violenza di genere, allora la nostra società non sa parlare la lingua del progresso e della dignità. Nel nostro Paese si contano all’anno 14 milioni di episodi di violenza contro le donne. Sono numeri, ma dietro ai numeri c’è molto di più: la devastazione del capitale sociale, l’imbarbarimento della qualità della vita, la violenza psicologica verso i figli, o verso madri e padri, una costante mancanza di credibilità verso le Istituzioni e la vita democratica. Diamo un nome alle cose, senza paura di gridarle, perché soltanto riconoscendole le possiamo combattere: la violenza contro le donne è sintomo di una basso grado di civiltà della nostra società.
La politica è la prima realtà chiamata ad arginare questo male diffuso, con leggi robuste ed efficaci che sappiano unire civiltà e modernità e che prevedano sia misure di prevenzione che di repressione. Serve una lotta attenta, perché la violenza di genere non è questione di ordine pubblico, ma una crepa profonda nella società.
Ma pur arginandolo, le leggi non sono comunque medicine che curano il male. Bisogna parlarne, sensibilizzando le giovani generazioni per un vero cambio culturale; e il primo cambiamento deve partire dall’uomo: la donna non è un oggetto di tutela, ma un soggetto con diritti.A tal proposito sono particolarmente orgoglioso dell’impegno di Parma verso la sensibilizzazione al tema,  in questi giorni e con numerosi appuntamenti concentrata a dibattere sulla difesa della dignità della donna. E non poteva che essere così:  la nostra città,anche recentemente, è stata teatro di drammi che hanno sconvolto l’esistenza di alcuni concittadini, privandoli dell’affetto di una figlia della compagnia di un’amica. Parma è una comunità che non dimentica.  A loro va l’abbraccio della città.
Politiche contro la violenza, e sensibilizzazione ad un cambio culturale,trovano infine terreno fertile e risposte al dolore se si ha il coraggio di denunciare i propri aguzzini. I dati ci raccontano che 93 donne su 100 non denunciano le violenze domesticheper paura di ritorsioni. Si trovi il coraggio di farlo, credendo di più nelle persone che si hanno accanto, nelle Istituzioni, nelle forze dell’ordine, nella difesa dei propri diritti.
Denunciate chi vi fa del male.
Il 25 novembre deve servire alla società per riflettere, con la consapevolezza che il livello di civiltà che ci manca può essere raggiunto, ma una volta acquisito non è garantito per sempre: va coltivato e curato continuamente.



 

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  • marirhugo

    25 Novembre @ 21.01

    c'e' qualcuno che proprio non capisce o peggio, capisce benissimo.

    Rispondi

  • Luca

    25 Novembre @ 11.16

    suggerite alle cosiddette istituzioni di emanare un decreto legge contro la violenza sulle donne, risolverà il problema (di sicuro)

    Rispondi

  • Amira

    25 Novembre @ 09.15

    Caro Sindaco come fa a chiedere a noi cittadini di credere nelle istituzioni??? io e mio marito siamo vittime da mesi di offese, violenze e minacce, Lei dice di denunciare...ebbene si lo abbiamo fatto ripetute volte, ma nessuno fa niente...e dovremmo avere fiducia nelle istituzioni?!? Di una cosa siamo sicuri e fiduciosi che le istituzioni non ci tutelino e ci lascino morire!!!

    Rispondi

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