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Ex scalo merci, il pm chiede 5 rinvii a giudizio

Abuso d'ufficio per i dirigenti Savi, Barbieri e Benecchiche seguirono il progetto

ex scalo merci

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Abuso d'ufficio 
per i dirigenti  Savi, Barbieri  e Benecchi
che seguirono il progetto

 

Georgia Azzali
Ognuno nel proprio ruolo, ma tutti - secondo la procura - sapevano che l'area dell'ex scalo merci presentava dei livelli di contaminazione. Eppure, il progetto per la riqualificazione partì ugualmente. La procura  ha chiesto il rinvio a giudizio per Ivano Savi, Costanza Barbieri, Stefania Benecchi, Paolo Giovanelli e Riccardo Mingori. I primi tre, dirigenti e funzionari pubblici che seguirono l'iter del procedimento tra il 2009 e il 2010,    sono imputati di abuso d'ufficio e violazioni del decreto 152 del 2006.  L'ex consulente esterno di Stt e l'imprenditore devono invece rispondere  solo di  contravvenzioni relative sempre  alla norma in materia ambientale  entrata in vigore sette anni fa.   L'udienza preliminare,   davanti al gup Maria Cristina Sarli, è stata fissata per il 23 gennaio.   La scorsa primavera, alla fine delle indagini preliminari,  erano usciti di scena l'ex assessore comunale all'Urbanistica, Francesco  Manfredi, e l'ex numero uno di Stu Stazione, Costantino Monteverdi, per i quali  il pm Paola Reggiani ha chiesto l'archiviazione dell'accusa di abuso d'ufficio.  
Nell'area dell'ex scalo merci, compresa tra viale Fratti e la ferrovia,  era prevista la realizzazione della  nuova questura, del polo pediatrico dell'Ausl e di un  centro direzionale-commerciale. Ma l'intera zona fu messa sotto sequestro nel gennaio 2011. E i sigilli furono tolti diversi mesi dopo, a partire dall'area Mingori-Unieco, seppure - nel caso dei comparti della questura e del polo pediatrico - dopo un'analisi del rischio. Per quanto riguarda la zona privata, infatti, la Conferenza dei servizi della Provincia aveva giudicato l'area «non contaminata», dal momento che i valori di riferimento erano quelli per le aree non residenziali. I lavori per il polo pediatrico sono cominciati la scorsa estate. Tramontato, invece, il progetto della questura. 
 Ma veniamo alle accuse. Secondo la procura, Savi, numero uno del settore pianificazione territoriale del Comune, e la Barbieri, come responsabile del procedimento, nel 2009 consentirono che il consiglio comunale approvasse la variante al Pua e fosse rilasciato il permesso di costruire a Mingori-Unieco. I due dirigenti, però,  si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, sapevano che   «sull'area era stato rilevato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per il parametro della colonna A degli idrocarburi». Entrambi sarebbero stati anche a conoscenza delle concentrazioni oltre i limiti consentiti  anche nel  comparto del polo pediatrico, ma non informarono   Regione e Provincia: da qui le violazioni al decreto del 2006. 
Inoltre, tra luglio e agosto 2010, Savi, come direttore tecnico di Stt, e Stefania  Benecchi, allora direttore finanziario e amministrativo della holding comunale, pur sapendo che l'area destinata alla nuova questura era contaminata, «tacevano in maniera consapevole la circostanza appresa» sia preparando gli atti che  durante la conferenza dei servizi in Comune, sottolinea il pm.  In questo modo, secondo l'accusa, l'iter della progettazione arrivò fino in fondo, ma soprattutto nella spesa non venne contemplato il «vero» impegno economico per lo smaltimento dei materiali inquinanti: 150.000 euro i costi  presentati in sede di approvazione e stanziamento delle risorse, mentre quelli reali  per la bonifica erano  decisamente maggiorati. 
Né Savi né la Benecchi, inoltre, così come Giovanelli, pur sapendo che nell'area della questura le concentrazioni di elementi inquinanti superavano la soglia consentita, fecero una comunicazione agli enti preposti. Analoga contestazione, relativa sempre al decreto del 2006, per Mingori: avendo commissionato una serie di indagini conoscitive allo studio Alfa di Reggio, secondo la procura, era a conoscenza del superamento delle concentrazioni o comunque del pericolo concreto del superamento nella sua area, ma non comunicò la cosa alla Provincia. Accuse che Mingori ha sempre respinto.
 La palla passa ora al giudice. Primo appuntamento con l'udienza preliminare  tra meno di due mesi. 
Georgia Azzali

Ognuno nel proprio ruolo, ma tutti - secondo la procura - sapevano che l'area dell'ex scalo merci presentava dei livelli di contaminazione. Eppure, il progetto per la riqualificazione partì ugualmente. 
La procura  ha chiesto il rinvio a giudizio per Ivano Savi, Costanza Barbieri, Stefania Benecchi, Paolo Giovanelli e Riccardo Mingori. I primi tre, dirigenti e funzionari pubblici che seguirono l'iter del procedimento tra il 2009 e il 2010,    sono imputati di abuso d'ufficio e violazioni del decreto 152 del 2006.  L'ex consulente esterno di Stt e l'imprenditore devono invece rispondere  solo di  contravvenzioni relative sempre  alla norma in materia ambientale  entrata in vigore sette anni fa.   
L'udienza preliminare,   davanti al gup Maria Cristina Sarli, è stata fissata per il 23 gennaio. La scorsa primavera, alla fine delle indagini preliminari, erano usciti di scena l'ex assessore comunale all'Urbanistica, Francesco Manfredi, e l'ex numero uno di Stu Stazione, Costantino Monteverdi, per i quali il pm Paola Reggiani ha chiesto l'archiviazione dell'accusa di abuso d'ufficio.
Nell'area dell'ex scalo merci, compresa tra viale Fratti e la ferrovia, era prevista la realizzazione della nuova questura, del polo pediatrico dell'Ausl e di un centro direzionale-commerciale. Ma l'intera zona fu messa sotto sequestro nel gennaio 2011. E i sigilli furono tolti diversi mesi dopo, a partire dall'area Mingori-Unieco, seppure - nel caso dei comparti della questura e del polo pediatrico - dopo un'analisi del rischio. Per quanto riguarda la zona privata, infatti, la Conferenza dei servizi della Provincia aveva giudicato l'area «non contaminata», dal momento che i valori di riferimento erano quelli per le aree non residenziali. I lavori per il polo pediatrico sono cominciati la scorsa estate. Tramontato, invece, il progetto della questura.
Ma veniamo alle accuse. Secondo la procura, Savi, numero uno del settore pianificazione territoriale del Comune, e la Barbieri, come responsabile del procedimento, nel 2009 consentirono che il consiglio comunale approvasse la variante al Pua e fosse rilasciato il permesso di costruire a Mingori-Unieco. I due dirigenti, però, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, sapevano che «sull'area era stato rilevato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per il parametro della colonna A degli idrocarburi». Entrambi sarebbero stati anche a conoscenza delle concentrazioni oltre i limiti consentiti anche nel comparto del polo pediatrico, ma non informarono Regione e Provincia: da qui le violazioni al decreto del 2006.
Inoltre, tra luglio e agosto 2010, Savi, come direttore tecnico di Stt, e Stefania Benecchi, allora direttore finanziario e amministrativo della holding comunale, pur sapendo che l'area destinata alla nuova questura era contaminata, «tacevano in maniera consapevole la circostanza appresa» sia preparando gli atti che durante la conferenza dei servizi in Comune, sottolinea il pm. In questo modo, secondo l'accusa, l'iter della progettazione arrivò fino in fondo, ma soprattutto nella spesa non venne contemplato il «vero» impegno economico per lo smaltimento dei materiali inquinanti: 150.000 euro i costi presentati in sede di approvazione e stanziamento delle risorse, mentre quelli reali per la bonifica erano decisamente maggiorati.
Né Savi né la Benecchi, inoltre, così come Giovanelli, pur sapendo che nell'area della questura le concentrazioni di elementi inquinanti superavano la soglia consentita, fecero una comunicazione agli enti preposti. Analoga contestazione, relativa sempre al decreto del 2006, per Mingori: avendo commissionato una serie di indagini conoscitive allo studio Alfa di Reggio, secondo la procura, era a conoscenza del superamento delle concentrazioni o comunque del pericolo concreto del superamento nella sua area, ma non comunicò la cosa alla Provincia. Accuse che Mingori ha sempre respinto.
La palla passa ora al giudice. Primo appuntamento con l'udienza preliminare tra meno di due mesi. 

 

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