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Rifugiati, Parma fa scuola sulla via dell’integrazione

Il 30 novembre convegno nazionale organizzato dall’Ausl con il ministro Kyenge per confrontare le sperimentazioni dei territori ed elaborare un sistema nazionale condiviso

Il ministro Kyenge

Il ministro Kyenge

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Quando avviene una tragedia in mare, si risveglia l’attenzione sull’accoglienza dei migranti sopravvissuti. Ma per gli ospiti dei centri di accoglienza esiste un problema successivo: quello dell’integrazione. In Italia, si sono affermati numerosi percorsi innovativi in questa direzione, ma si tratta di esperienze per lo più episodiche e transitorie, legate a realtà locali. Ora, anche per rispondere ai vincoli delle Direttive europee, si tratta di metterle a sistema per costruire, su questa base, una risposta nazionale comune e condivisa.
È questo l’obiettivo del convegno nazionale “Italia terra d’asilo” che si svolgerà a Parma il prossimo 30 novembre, dalle 9 alle 18, presso la Sala Aurea della Camera di commercio (via Verdi 2/a). Organizzato dall’Ausl di Parma, l’appuntamento sarà aperto dai saluti del direttore generale dell’Ausl Massimo Fabi, dei presidenti di Ciac onlus Emilio Rossi, Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli e Regione Emilia-Romagna Vasco Errani e vedrà la partecipazione degli assessori regionali Lucenti e Marzocchi, di amministratori, volontari e di esperti nazionali ed europei. Le conclusioni, alle 17.30, saranno affidate al ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge.
Il recente recepimento anche nel nostro Paese della Direttiva europea che stabilisce misure a favore dell’integrazione dei beneficiari di protezione internazionale dovrà provocare cambiamenti importanti. La normativa stabilisce in particolare che venga riservata un’attenzione specifica all’assistenza sanitaria e alla riabilitazione psico-fisica ai rifugiati in situazione di particolare fragilità quali “le donne in stato di gravidanza, i disabili, le vittime di torture, stupri o altre gravi forme di violenza psicologica, fisica o sessuale, o i minori che abbiano subito qualsiasi forma di abuso, negligenza, sfruttamento, tortura, trattamento crudele, disumano o degradante o che abbiano sofferto gli effetti di un conflitto armato”.
Parma è una delle realtà territoriali che maggiormente in questi anni ha sperimentato risposte in questa direzione.
Durante il convegno saranno così presentati, tra l’altro, il ruolo dei servizi territoriali sanitari e sociali nei percorsi di integrazione nei titolari di protezione con particolare riferimento alle esperienze realizzate dallo Spazio salute immigrati dell’Ausl, Ciac onlus e CISS Parma. La mattinata si concluderà con il racconto di esperienze realizzate a Roma, Trieste e Milano. Nel pomeriggio le proposte per rendere sistematico e uniforme questo impegno formulate dal Comitato scientifico saranno discusse in una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni, tra cui il Capo di gabinetto del Ministero dell’Integrazione Angelo Carbone, l’assessore regionale alla Promozione politiche sociali e politiche per l’accoglienza Teresa Marzocchi, il delegato all’Immigrazione dell’ANCI Giorgio Pighi, sindaco di Modena.
L’appuntamento è organizzato dall’Azienda Usl con il patrocinio di Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Conferenza territoriale sociale e sanitaria, Rete nazionale per i diritti dei rifugiati Europasilo, Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM) e Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), in collaborazione con Sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati (SPRAR) e con il sostegno di Camera di commercio di Parma e Camst.
La media annua di domande d’asilo in Italia si aggira attorno alle 18mila unità. In Emilia-Romagna – raccontano i dati delle nove Questure – si è registrata una crescita pari al 14% dalle 3.914 del 2011 alle 4.476 dell’anno successivo. In provincia di Parma – sempre secondo i dati della Questura – i permessi di soggiorno a fine 2011 erano 559 (446 uomini e 113 donne): 201 per protezione sussidiaria, 186 come rifugiati, 164 per richiesta d’asilo (di cui 9 con possibilità di svolgere attività lavorativa), 4 per motivi umanitari e 4 in base alla Convenzione di Dublino.
Quando avviene una tragedia in mare, si risveglia l’attenzione sull’accoglienza dei migranti sopravvissuti. Ma per gli ospiti dei centri di accoglienza esiste un problema successivo: quello dell’integrazione. In Italia, si sono affermati numerosi percorsi innovativi in questa direzione, ma si tratta di esperienze per lo più episodiche e transitorie, legate a realtà locali. Ora, anche per rispondere ai vincoli delle Direttive europee, si tratta di metterle a sistema per costruire, su questa base, una risposta nazionale comune e condivisa.
È questo l’obiettivo del convegno nazionale “Italia terra d’asilo” che si svolgerà a Parma il prossimo 30 novembre, dalle 9 alle 18, presso la Sala Aurea della Camera di commercio (via Verdi 2/a). Organizzato dall’Ausl di Parma, l’appuntamento sarà aperto dai saluti del direttore generale dell’Ausl Massimo Fabi, dei presidenti di Ciac onlus Emilio Rossi, Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli e Regione Emilia-Romagna Vasco Errani e vedrà la partecipazione degli assessori regionali Lucenti e Marzocchi, di amministratori, volontari e di esperti nazionali ed europei. Le conclusioni, alle 17.30, saranno affidate al ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge.
Il recente recepimento anche nel nostro Paese della Direttiva europea che stabilisce misure a favore dell’integrazione dei beneficiari di protezione internazionale dovrà provocare cambiamenti importanti. La normativa stabilisce in particolare che venga riservata un’attenzione specifica all’assistenza sanitaria e alla riabilitazione psico-fisica ai rifugiati in situazione di particolare fragilità quali “le donne in stato di gravidanza, i disabili, le vittime di torture, stupri o altre gravi forme di violenza psicologica, fisica o sessuale, o i minori che abbiano subito qualsiasi forma di abuso, negligenza, sfruttamento, tortura, trattamento crudele, disumano o degradante o che abbiano sofferto gli effetti di un conflitto armato”.
Parma è una delle realtà territoriali che maggiormente in questi anni ha sperimentato risposte in questa direzione.
Durante il convegno saranno così presentati, tra l’altro, il ruolo dei servizi territoriali sanitari e sociali nei percorsi di integrazione nei titolari di protezione con particolare riferimento alle esperienze realizzate dallo Spazio salute immigrati dell’Ausl, Ciac onlus e CISS Parma. La mattinata si concluderà con il racconto di esperienze realizzate a Roma, Trieste e Milano. Nel pomeriggio le proposte per rendere sistematico e uniforme questo impegno formulate dal Comitato scientifico saranno discusse in una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni, tra cui il Capo di gabinetto del Ministero dell’Integrazione Angelo Carbone, l’assessore regionale alla Promozione politiche sociali e politiche per l’accoglienza Teresa Marzocchi, il delegato all’Immigrazione dell’ANCI Giorgio Pighi, sindaco di Modena.L’appuntamento è organizzato dall’Azienda Usl con il patrocinio di Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Conferenza territoriale sociale e sanitaria, Rete nazionale per i diritti dei rifugiati Europasilo, Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM) e Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), in collaborazione con Sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati (SPRAR) e con il sostegno di Camera di commercio di Parma e Camst.

 

La media annua di domande d’asilo in Italia si aggira attorno alle 18mila unità. In Emilia-Romagna – raccontano i dati delle nove Questure – si è registrata una crescita pari al 14% dalle 3.914 del 2011 alle 4.476 dell’anno successivo. In provincia di Parma – sempre secondo i dati della Questura – i permessi di soggiorno a fine 2011 erano 559 (446 uomini e 113 donne): 201 per protezione sussidiaria, 186 come rifugiati, 164 per richiesta d’asilo (di cui 9 con possibilità di svolgere attività lavorativa), 4 per motivi umanitari e 4 in base alla Convenzione di Dublino.

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