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Coppie di fatto: al via i contratti di convivenza

Accordi per tutelare i diritti di chi ha scelto di stare insieme senza sposarsi

Coppie di fatto: al via i contratti di convivenza
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Enrico Gotti
 Sui diritti civili, i politici sono stati sorpassati dai notai. In attesa che il parlamento approvi una legge ad hoc, hanno creato i «contratti di convivenza»: accordi che mettono per iscritto i diritti delle coppie e famiglie di fatto. 
Ieri l’ordine dei notai di Parma ha presentato la novità in un incontro pubblico, nella propria sede di piazzale Sant’Apollonia. 
Secondo i dati dell’Istat del 2011, i conviventi sono un milione, fra coppie gay ed eterosessuali. 
Sono raddoppiati rispetto a quattro anni prima, quando erano 500.000. «L’Italia è uno degli ultimi paesi d’Europa a non avere norme che tutelino i conviventi. C’è un vuoto normativo. Al di fuori del matrimonio è come se si fosse degli estranei. - dichiara il notaio Rossana Figlioli - Negli altri Paesi ci sono invece le unioni civili e i matrimoni fra persone dello stesso sesso».
 «Attualmente i conviventi non ottengono dei diritti, se non davanti al giudice. Non esistono norme di legge per chi sta insieme, magari per anni, e non è sposato», afferma il collega Alfredo D’Antonio. 
Un esempio pratico? Lo indica un signore in platea, sulla cinquantina: «In ospedale, per avere un’informazione sulla mia compagna ho dovuto dire alla caposala che eravamo marito e moglie. È andato tutto liscio, ma continueremo spudoratamente a mentire?». 
 Ma i disagi non riguardano solo i referti medici negati e l’assistenza al compagno, ma anche le questioni economiche, la gestione del patrimonio, che spesso sfocia in liti per l’eredità. 
«Come notai – dice D’Antonio – cerchiamo di anticipare, abbiamo l’obiettivo di trovare un punto di equilibrio fra esigenze contrapposte». 
I contratti fra conviventi servono per disciplinare aspetti patrimoniali, per mettere nero su bianco diritti e doveri, sull’abitazione, sul mantenimento e sull’assistenza del convivente in caso di malattia, sulla proprietà dei beni. 
Da domani, tutti gli studi notarli inizieranno a stipularli. «Un riconoscimento formale da parte dello Stato manca del tutto», afferma il notaio Federico Spotti. In passato ci fu la proposta di legge sui DICO, che riconosceva diritti di lavoro e di successioni alle coppie di fatto, comprese le unioni omosessuali. Ma il tentativo naufragò con la caduta del governo Prodi, che l’aveva avviato. «Ci sono tante altre proposte depositate in parlamento, però nel frattempo cosa si può fare? – chiede Spotti - Il legislatore è molto lento, però i problemi esistono oggi. I contratti di convivenza rispondono a tante cose, ma non a tutte le mancanze del legislatore».  
Enrico Gotti

Sui diritti civili, i politici sono stati sorpassati dai notai. In attesa che il parlamento approvi una legge ad hoc, hanno creato i «contratti di convivenza»: accordi che mettono per iscritto i diritti delle coppie e famiglie di fatto. Ieri l’ordine dei notai di Parma ha presentato la novità in un incontro pubblico, nella propria sede di piazzale Sant’Apollonia. Secondo i dati dell’Istat del 2011, i conviventi sono un milione, fra coppie gay ed eterosessuali. Sono raddoppiati rispetto a quattro anni prima, quando erano 500.000.
«L’Italia è uno degli ultimi paesi d’Europa a non avere norme che tutelino i conviventi. C’è un vuoto normativo. Al di fuori del matrimonio è come se si fosse degli estranei. - dichiara il notaio Rossana Figlioli - Negli altri Paesi ci sono invece le unioni civili e i matrimoni fra persone dello stesso sesso». «Attualmente i conviventi non ottengono dei diritti, se non davanti al giudice. Non esistono norme di legge per chi sta insieme, magari per anni, e non è sposato», afferma il collega Alfredo D’Antonio. Un esempio pratico? Lo indica un signore in platea, sulla cinquantina: «In ospedale, per avere un’informazione sulla mia compagna ho dovuto dire alla caposala che eravamo marito e moglie. È andato tutto liscio, ma continueremo spudoratamente a mentire?».  Ma i disagi non riguardano solo i referti medici negati e l’assistenza al compagno, ma anche le questioni economiche, la gestione del patrimonio, che spesso sfocia in liti per l’eredità. «Come notai – dice D’Antonio – cerchiamo di anticipare, abbiamo l’obiettivo di trovare un punto di equilibrio fra esigenze contrapposte». 
I contratti fra conviventi servono per disciplinare aspetti patrimoniali, per mettere nero su bianco diritti e doveri, sull’abitazione, sul mantenimento e sull’assistenza del convivente in caso di malattia, sulla proprietà dei beni. Da domani, tutti gli studi notarli inizieranno a stipularli. «Un riconoscimento formale da parte dello Stato manca del tutto», afferma il notaio Federico Spotti. In passato ci fu la proposta di legge sui DICO, che riconosceva diritti di lavoro e di successioni alle coppie di fatto, comprese le unioni omosessuali. Ma il tentativo naufragò con la caduta del governo Prodi, che l’aveva avviato. «Ci sono tante altre proposte depositate in parlamento, però nel frattempo cosa si può fare? – chiede Spotti - Il legislatore è molto lento, però i problemi esistono oggi. I contratti di convivenza rispondono a tante cose, ma non a tutte le mancanze del legislatore».  




 

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  • Oberto

    02 Dicembre @ 09.28

    bene tutelate i diritti, ma di doveri in questi casi non se ne sente mai parlate. In questi casi io non capisco mai cosa pretendano queste persone, qualcuno me lo può spiegare? perché da come la capisco io, queste persone vogliono i diritti di chi è coniugato ( aspetti di eredità, pensione di reversibilità, etc. etc.) ma i doveri? Se mi dicono che accettano anche i doveri non capisco cosa li trattenga dallo sposarsi in forma civile ( per chi può farlo in Italia, ovvero coppie eterosessuali), è un semplice contratto, e spendono meno che ad andare dal notaio .

    Rispondi

  • Biffo

    02 Dicembre @ 03.40

    Adesso lo sentite, notai eretici e laicisti, il vescovo Solmi! Anatema e scomunica su di voi, servi di Satana!

    Rispondi

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