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il caso

Neonato muore al Maggiore. I genitori: «Vogliamo chiarezza»

Il piccolo soffriva forse di una malattia congenita. Eseguita l'autopsia

Ospedale Maggiore, padiglione maternità

Ospedale Maggiore, padiglione maternità

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Monica Tiezzi
Si chiamava Fallou, era un bel bambino e la gravidanza non era stata problematica. Eppure Fallou, nato martedì mattina nel reparto maternità dell'ospedale Maggiore, è morto 14 ore dopo nella Neonatologia. Uno di quei tre neonati  su mille (questo il tasso di mortalità in Italia) che  non  riescono  a  raggiungere l'anno di vita. E ora i genitori, entrambi di origine senegalese ma residenti da qualche anno in un comune della cintura cittadina, chiedono chiarezza: «Non riusciamo a capire cosa sia successo. Fino all'ultimo sembrava tutto a posto, mia moglie stava bene e così il piccolo. Era il nostro primo figlio, lo desideravamo tanto» dice con commozione il papà, 32 anni,  dipendente  di un'azienda a pochi chilometri dalla città. 
La moglie, 30 anni,  ieri era ancora ricoverata in ospedale. Poche parole: per la difficoltà di parlare italiano e per  il dolore.  
La donna, casalinga,  ha raggiunto il marito - arrivato dal Senegal cinque anni fa - il febbraio scorso ed è rimasta incinta dopo un mese. «Siamo sposati da otto anni, volevamo far nascere in Italia il piccolo», spiega l'uomo. La gravidanza è stata ben monitorata dai medici e dalle ecografie non era emerso nulla di anomalo. 
 Il travaglio della donna  (gravidanza a termine) è  iniziato alle 9 di martedì, e non è stato facile: si è tentato di far nascere il piccolo   dapprima con la ventosa, poi i medici sono dovuti intervenire con un cesareo e dal momento in cui è entrato in azione il bisturi il piccolo ha visto la luce in una decina di minuti. Ha pianto ma subito dopo ha mostrato gravi segnali di sofferenza. E' stato trasferito d'urgenza in Neonatologia dove, nonostante le cure dei medici (è stato rianimato e sottoposto a trasfusioni), è andato via via peggiorando. Fino al tragico epilogo  di mercoledì, quando alle due di notte Fallou se ne è andato.
«Forse era destino, forse Dio  ha voluto così»,  dice il padre, musulmano, con una pacatezza e una rassegnazione che però non  rinunciano  al bisogno di risposte: «Vogliamo vedere i risultati degli esami, capire cosa è andato storto. Credo che in questo momento non lo sappiano neppure i medici», dice il papà.   Lo zio del neonato   non esclude, «se sarà il caso», di compiere ulteriori passi per accertare la verità. Mentre la giovane mamma ha voluto essere sottoposta a tutti gli accertamenti   per capire se ci siano rischi per altre eventuali gravidanze.
Intanto, mercoledì stesso,  il piccolo è stato sottoposto   ad autopsia  nell'istituto di  Anatomia patologia dell'ospedale Maggiore e sono stati eseguiti prelievi  per gli esami istologici. Altri prelievi sono stati  spediti  all'ospedale pediatrico Mayer di Firenze,   specializzato in  malattie metaboliche. 
Anche se occorreranno ancora settimane per avere risultati chiarificatori, il sospetto dei medici  dell'ospedale di Parma è che il piccolo soffrisse di una malattia congenita, probabilmente metabolica. Lo suggerirebbero gli esami, gravemente alterati,  eseguiti durante le poche ore di vita del neonato.
«E' ancora presto per dire cosa sia successo. Ma credo che la tragedia   non sia da imputare ad una errata gestione del parto e agli esiti di un'asfissia  - dice la direttrice della Neonatologia, Cinzia Magnani, pur senza entrare, per ovvii motivi di privacy, nei particolari della vicenda  - Il bambino era apparentemente sano, non malformato,  e le ecografie  non potevano prevedere una malattia di base. Abbiamo tentato  il possibile per  salvarlo e tutto il team del reparto si è mobilitato fino all'ultimo. E' stato un dolore anche per noi vederlo spegnersi. Probabilmente ci troviamo di fronte a quell'un per mille di neonati che perdono la vita a causa di una patologia genetica». 
 «La sofferenza del parto non  sembra aver  determinato la morte del piccolo», si limita a confermare Daniela Viviani,  direttrice dell'Ostetricia e ginecologia dell'ospedale Maggiore, esprimendo grande dispiacere per l'accaduto e vicinanza alla famiglia del bambino.  

Monica Tiezzi

Si chiamava Fallou, era un bel bambino e la gravidanza non era stata problematica. Eppure Fallou, nato martedì mattina nel reparto maternità dell'ospedale Maggiore, è morto 14 ore dopo nella Neonatologia. Uno di quei tre neonati  su mille (questo il tasso di mortalità in Italia) che  non  riescono  a  raggiungere l'anno di vita. E ora i genitori, entrambi di origine senegalese ma residenti da qualche anno in un comune della cintura cittadina, chiedono chiarezza: «Non riusciamo a capire cosa sia successo. Fino all'ultimo sembrava tutto a posto, mia moglie stava bene e così il piccolo.
 Era il nostro primo figlio, lo desideravamo tanto» dice con commozione il papà, 32 anni,  dipendente  di un'azienda a pochi chilometri dalla città. La moglie, 30 anni,  ieri era ancora ricoverata in ospedale. Poche parole: per la difficoltà di parlare italiano e per  il dolore.  La donna, casalinga,  ha raggiunto il marito - arrivato dal Senegal cinque anni fa - il febbraio scorso ed è rimasta incinta dopo un mese. «Siamo sposati da otto anni, volevamo far nascere in Italia il piccolo», spiega l'uomo. La gravidanza è stata ben monitorata dai medici e dalle ecografie non era emerso nulla di anomalo.  Il travaglio della donna  (gravidanza a termine) è  iniziato alle 9 di martedì, e non è stato facile: si è tentato di far nascere il piccolo   dapprima con la ventosa, poi i medici sono dovuti intervenire con un cesareo e dal momento in cui è entrato in azione il bisturi il piccolo ha visto la luce in una decina di minuti. Ha pianto ma subito dopo ha mostrato gravi segnali di sofferenza. E' stato trasferito d'urgenza in Neonatologia dove, nonostante le cure dei medici (è stato rianimato e sottoposto a trasfusioni), è andato via via peggiorando. Fino al tragico epilogo  di mercoledì, quando alle due di notte Fallou se ne è andato.
«Forse era destino, forse Dio  ha voluto così»,  dice il padre, musulmano, con una pacatezza e una rassegnazione che però non  rinunciano  al bisogno di risposte: «Vogliamo vedere i risultati degli esami, capire cosa è andato storto. Credo che in questo momento non lo sappiano neppure i medici», dice il papà.   Lo zio del neonato   non esclude, «se sarà il caso», di compiere ulteriori passi per accertare la verità. Mentre la giovane mamma ha voluto essere sottoposta a tutti gli accertamenti   per capire se ci siano rischi per altre eventuali gravidanze.Intanto, mercoledì stesso,  il piccolo è stato sottoposto   ad autopsia  nell'istituto di  Anatomia patologia dell'ospedale Maggiore e sono stati eseguiti prelievi  per gli esami istologici. Altri prelievi sono stati  spediti  all'ospedale pediatrico Mayer di Firenze,   specializzato in  malattie metaboliche. Anche se occorreranno ancora settimane per avere risultati chiarificatori, il sospetto dei medici  dell'ospedale di Parma è che il piccolo soffrisse di una malattia congenita, probabilmente metabolica.
Lo suggerirebbero gli esami, gravemente alterati,  eseguiti durante le poche ore di vita del neonato.«E' ancora presto per dire cosa sia successo. Ma credo che la tragedia   non sia da imputare ad una errata gestione del parto e agli esiti di un'asfissia  - dice la direttrice della Neonatologia, Cinzia Magnani, pur senza entrare, per ovvii motivi di privacy, nei particolari della vicenda  - Il bambino era apparentemente sano, non malformato,  e le ecografie  non potevano prevedere una malattia di base. Abbiamo tentato  il possibile per  salvarlo e tutto il team del reparto si è mobilitato fino all'ultimo. E' stato un dolore anche per noi vederlo spegnersi. Probabilmente ci troviamo di fronte a quell'un per mille di neonati che perdono la vita a causa di una patologia genetica».  
«La sofferenza del parto non  sembra aver  determinato la morte del piccolo», si limita a confermare Daniela Viviani,  direttrice dell'Ostetricia e ginecologia dell'ospedale Maggiore, esprimendo grande dispiacere per l'accaduto e vicinanza alla famiglia del bambino.  

 

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