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Tribunale

Caso Bonsu: iniziato il processo d'appello a Bologna

Il procuratore generale chiede l'inasprimento delle pene

Caso Bonsu: iniziato il processo d'appello a Bologna
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Ha preso il via a Bologna davanti alla Corte di Appello il processo di secondo grado per la vicenda di Emmanuel Bonsu, lo studente ghanese che il 29 settembre 2008 fu arrestato per errore perché scambiato per il "palo" di un pusher. Il tribunale, a ottobre 2010, aveva condannato otto vigili accusati, a vario titolo di di sequestro di persona, lesioni, insulti razzisti e minacce.
Secondo quanto riferito dal TgParma, il procuratore generale ha chiesto un inasprimento delle pene. 

La pena più alta, sette anni e nove mesi, era stata inflitta a Pasquale Fratantuono, agente ritratto nella fotografia "trofeo" che fu trovata nel corso di indagini sul suo computer di servizio. Hanno fatto ricorso anche Simona Fabbri, vice comandante del Corpo all’epoca dei fatti, Stefania Spotti (sei anni e otto mesi), Mirko Cremonini, Marco De Blasi, Andrea Sinisi, Giorgio Albertini e Graziano Cicinato. La sentenza è stata impugnata anche dalla parte civile, che ha chiesto la condanna del Comune di Parma (rappresentato dall’avvocato Pierluigi Collura) al risarcimento come responsabile civile. 

L’udienza è stata aggiornata a domani davanti alla Corte (Magagnoli, Ghedini, Mori). 

 

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  • Maurizio

    09 Gennaio @ 22.21

    Io se fossi stato amico di quel vigile, sarei stato ben contento di aver visto la foto, se è colpevole (questo lo vedremo a sentenza definitiva, per ora ci sono testimonianze dirette, comportamenti non proprio consoni alla prassi, qualche video...) meglio sapere con chi si ha a che fare, sinceramente non mi piacerebbe essere amico di una persona che fa una foto del genere e magari anche altro

    Rispondi

  • Gazzetta

    09 Gennaio @ 07.29

    REDAZIONE GAZZETTADIPARMA.IT - Glielo rispiego. Quella foto fu presentata dagli inquirenti, non fu una iniziativa della Gazzetta (e di tutti gli altri giornali, siti e tv: o forse lei ricorda solo la Gazzetta?). Quindi è stato ed è un documento importante delle accuse (ripeto: stavamo parlando di accuse, non ancora di un giudizio processuale e men che meno definitivo); quindi, come tale, era logico pubblicarlo. Dopo di che (e qui i giornali non c'entrano nulla, come già le ho spiegato), i casi sono due: 1) se hanno ragione gli inquirenti, sul significato della foto, abbiamo già finito di discutere. E tocca ai giudici (non certo ai giornalisti, che si limitano a raccontare ciò che succede in città) valutare quei comportamenti; 2) se il protagonista di quella foto, e lo stesso vale per gli altri, uscirà innocente dalla vicenda processuale, allora sono d'accordo con lei che ha ricevuto un enorme danno. Lui potrà rifarsi (con i magistrati, non con chi ha correttamente raccontato quella vicenda). E noi giornalisti avremo certamente il dovere morale di dedicargli almeno altrettanto spazio per poter amplificare la sua acclarata innocenza - Ma questo, caro lettore, vale per chiunque sia coinvolto (non dai giornalisti) in una vicenda giudiziaria: tutti ricordano l'errore giudiziario clamoroso a danno di Enzo Tortora: ma non è che i giornalisti potessero tacere quel clamoroso arresto (con relative foto), aspettando a dare la notizia alcuni anni, come ce ne vollero per accertare l'inconsistenza di quelle accuse. - Morale: giusto chiedere a noi giornalisti equilibrio e rispetto. Giusto, ma inutile, perchè questo mestiere lo facciamo da decenni e ne conosciamo le regole. Altrettanto giusto che lei si batta, fino a sentenza definitiva, per proclamare l'innocenza di queste persone. Ma glielo ripeto: non è con accuse - infondate - ai giornalisti, che lei aiuterà i protagonisti di una vicenda che solo i giudici possono giudicare. E noi, quel giudizio, lo racconteremo con la stessa serenità di sempre: che sia di assoluzione. come auguro a lei e alle persone coinvolte, o di condanna. (G. B.)

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  • Stefanus

    08 Gennaio @ 17.17

    Rispondo all'inutile provocazione e rimango dell'idea che pubblicare una foto trofeo ha contribuito a infangare l'immagine di uno ed uno solo. Non parlo di colpevolità od inncocenza, non spetta a me, ma quando ho visto la foto ho escalamato "ma guarda, quel vigile lo conosco" e come l'ho fatto io l'hanno fatto in tanti. Pensate a vicini di casa, compagni di scuola, bottegai o quant'altro. Sarebbe stato molto ma molto più professionale dare la notizia (per dovere di cronaca) ma evitare la foto scoop. STEFANO MELANI

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  • teddy

    08 Gennaio @ 17.11

    Un fatto spiacevole, che ancora annovera stascichi. Un errore evitabile, che oltre alla cruenza ed all'opinione pubblica, ha favorito il quadro generale della criminilità, incoraggiandola ad affermarsi sempre più. Anche l'inasprimento delle condanne agli agenti coinvolti, non costituirà deterrente al dilagarsi dello spaccio di stupefacenti, nè renderà dignità alla vittima.

    Rispondi

  • Oberto

    08 Gennaio @ 15.04

    Si è vero, cosa fa adesso quello studente modello che era Bonsu ?

    Rispondi

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