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Il messaggio del vescovo, fra baby gang e bisogno di futuro

Lunedì il tradizionale discorso di Sant'Ilario. con lo sguardo rivolto soprattutto ai gioavni

Il vescovo Solmi

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Lunedì 13 gennaio, in occasione della festa patronale, il vescovo Enrico Solmi pronuncerà il tradizionale messaggio rivolto alla città e ai fedeli. Ecco la sintesi - inviata dalla Diocesi . di un discorso che parla ancora della crisi e punta l'attenzione soprattutto sui giovani.


Comunicato della Diocesi

Che cosa vogliamo lasciare di noi? E' questa la domanda che attraversa il Messaggio che il Vescovo Enrico Solmi consegna alla città, in occasione della festa del suo patrono. Domanda che ci mette davanti alle responsabilità che abbiamo, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni e che sollecita la nostra città a superare la fase dell'adolescenza per diventare adulta.

Domanda che diventa anche la prospettiva da cui guardare alla crisi. Una crisi che ancora incombe, di cui già si erano denunciati i segnali da tempo, e che ci si era forse illusi di superare velocemente. Crisi che, scrive monsignor Solmi, “di per sé, non fa crescere uno spirito di misura e di solidarietà, ma forza soltanto comportamenti prudenti e più parsimoniosi”, derivati dallo “squilibrio tra i desideri e le risorse”. Anche la stessa globalizzazione fa emergere, insieme allo squilibrio della distribuzione dei beni, questo paradosso: “ci rende più vicini, ma non solidali”.

Della crisi il Vescovo ricorda alcuni tratti: “cresce il numero di persone che hanno perduto il lavoro e di giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro o che non hanno più la loro precaria occupazione” o non la cercano. E nel pensare ai giovani che si recano in altri Paesi a portare il loro contributo, monsignor Solmi sembra poi voler abbracciare tutti i giovani, a partire da quelli che “sarebbero tali, ma – concepiti – non sono mai nati” a i giovani immigrati o ai giovani che vivono una situazione di disagio. Tutti preziosi. “Una città che non genera e che non valorizza i suoi – pochi – giovani, muore”.

Altro tratto della crisi, quello della casa e del problema non solo di chi una casa non l'ha, ma anche di chi non riesce più a mantenerne i costi.

Problema che richiede un impegno corale, secondo la specificità di ciascuno, nella consapevolezza che “le insufficienze umane, anziché essere causa di contrazioni di diritti, devono essere occasione per un intervento delle Istituzioni che elimini o ripari quelle condizioni”.

Crisi che fa emergere anche le ricchezze della nostra terra, come le associazioni di volontariato, che “possono offrire una rinnovata creatività per far fronte a situazioni inedite, coinvolgendo persone nuove, specialmente giovani” e che rivelano un “di più”, nella capacità di funzionare con poco, nella duttilità dei servizi, nella costruzione di relazioni. Ricchezza, questa del volontariato, che va sostenuta e valorizzata, in primis dalle Istituzioni, “nella logica di un'aperta sussidiarietà” e che deve anche esprimersi nella stima reciproca tra le associazioni.

Crisi che, se da una parte ci sollecita a scommettere su ciò che è essenziale, il valore della persona, mette anche in luce le priorità che la società si è data: “gli episodi di bullismo – ricorda monsignor Solmi – la presenza di bande giovanili, come l'irrisione di chi è debole, anziano, diverso (…) manifestano una generazione distratta da altre mete”. La persona: altra prospettiva da cui guardare e valutare scelte compiute anche nella nostra città (dal registro delle unioni di fatto ai registri dei testamenti biologici), che più che mantenere e trasmettere questo valore lo indeboliscono, ma anche per ripensare lo stile di relazioni a livello pubblico nei media, che non sempre sono rispettosi del valore della persona dell'avversario o di coloro che hanno un parere diverso o di chi si trova nella condizione di minoranza. Ritorna la domanda:“che diranno di noi le generazioni future?

Crisi che interpella anche la comunità cristiana, “pronta a dare il suo contributo per il nostro futuro, nel vivere la carità che nasce dalla fede”. Carità che si traduce nel farsi prossimo, aiutando nell'emergenza ed elaborando progettualità; nel testimoniare la dignità della persona e il valore della famiglia nella quale si sviluppa e si espande, nel credere che educare è possibile e doveroso. “Un impegno di ogni nucleo familiare e di ogni cristiano, specialmente se collocato in ambiti decisionali nei quali si fa carico del bene degli altri o del bene comune”.  

 

 

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