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«Io, a 54 anni rimasta orfana del lavoro»

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Studia. Si è iscritta a cor­si d'inglese, liberali­smo, comunicazione, disegno, tecnico supe­riore della trasforma­zione alimentare e tecniche di in­telligenza emozionale. Studia il modo di riempire i giorni vuoti, lei innamorata del lavoro ma for­zata del tempo libero. Così è la sua vita da donna «parcheggia­ta » in un limbo sociale: riportata indietro di trent'anni, fino al pe­riodo dell'università. Tornata giovane per motivi di studio, do­po essere diventata vecchia per motivi di lavoro. Perché a 54 anni oggi si è ancora giovani per la medicina, la sociologia e la pub­blicità, ma non per il mondo del lavoro. Giovani per consumare, vecchi per produrre.

«Tutti i giorni mi alzo e non vado al lavoro e non me ne faccio una ragione» mormora Simonetta Pietrantonio, una donna colta e dolce, dai modi signorili. Non c'è rabbia, ma solo amarezza nella sua voce. Non ha problemi a fare il proprio nome (e ognuno po­trebbe immaginare se stesso nei suoi panni): tace, invece, su quel­lo dell'azienda alimentare per la quale lavorava.
  «Non vorrei che si pensasse al mio racconto come a uno sfogo polemico» dice. Laureata in Ve­terinaria, sposata con un medico, madre di due figlie (una di 21 anni, universitaria a Scienze delle comunicazioni a Reggio Emilia, l'altra, diciassettenne, studentes­sa del Romagnosi) per decenni è stata una professionista realizza­ta. Ora, è uno dei tanti cinquan­tenni figli della «generazione tra­dita, espulsa, abbandonata»: quella rimasta orfana del lavoro proprio nel momento dell'esi­stenza in cui dovrebbe rappre­sentare una certezza. «D'accordo, non è tutto dice, accennando un sorriso ma una parte fondamen­tale della vita sì: un'occasione per sentirsi parte attiva della socie­tà ».

Così per lei è stato fino all'11 ago­sto del 2008. Era un lunedì, e Si­monetta Pietrantonio ne parla come di un giorno di lutto. «Ero appena tornata dalle vacanze. Fi­nita un'assemblea sindacale, feci in tempo a rientrare in ufficio. Mi chiamò il mio capo, per dirmi che gli dispiaceva: ero in cassa inte­grazione per effetto di un accordo firmato in giugno. Ma era da feb­braio che si respirava aria di cri­si ». Crisi aziendale, alla quale in autunno si sarebbe sovrapposta ­con le catastrofi finanziarie ­quella globale.
  «A un certo punto, ci siamo sen­titi dire che su 300 persone, 75 erano in esubero. In realtà, in cassa integrazione straordinaria, quella che implica una ristruttu­razione aziendale, siamo finiti in 50. Avete presente le scene dei di­pendenti della Lehman & Bro thers che svuotano i cassetti della scrivania nei cartoni? Be', è così che siamo usciti, con una sensa­zione di totale smarrimento».

Altri particolari della storia di Simonetta Pietrantonio nell'articolo di Roberto Longoni sulla Gazzetta di Parma oggi in edicola
 
 

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  • Luigi

    28 Aprile @ 22.34

    Sono esattamente nelle stesse condizioni lavorative, con un paio di anni in meno, e, ahimè, maschio! Forse, come ho letto da alcuni commenti, è vero che l'articolo è un pò ridondante, l'amore per il lavoro....beh, dipende dal tipo di lavoro e dalla retribuzione (se correttamente corrisposta e corrispondente alle reali conoscenze/capacità, nonché nel tipo di azienda/settore). Come molti sono lavoratori sopravvalutati, altrettanti, soprattutto giovani, sono sottovalutati. Credo che il problema vada risolto in contesto ben più ampio, è il sistema "ITALIA" che vada rivisto, e dovranno fare gli amministratori locali con il supporto dei politici di Roma. In particolare, essendo vicino il rinnovo dell'amministrazione provinciale, che è l'ente preposto (senza alcun accavallamento inutile, frequente in questo livello amministrativo), vorrei che si valorizzasse in modo reale e concreto il ruolo dell'ex ufficio di collocamento, ora chiamato "Centro per l'Impiego". In parole povere, non dovrebbe, come spesso accade anche ai sindacati confederali, occuparsi solamente di lavoratori che ci hanno permesso di diventare 60 milioni di "Italiani": servono anche loro, ma serviamo anche noi ben più qualificati e, come Simonetta, aggiornati grazie alla frequentazioni di corsi, stage, tirocini e ricerca di nuove attività. Attività che garantiranno un futuro di qualità e sicurezza alle imprese italiane, che non dovrebbero solo cercare di tamponare falle ma avere più fiducia nell'esperienza e l'entusiasmo dei cinquantenni esperti! Lancerei uno slogan a favore di questa grande risorsa per il futuro, del dopo crisi, a favore dei cassintegrati come noi che hanno ancora lo stesso entusiasmo, forse anche maggiore, di molti neo laureati che, colpa del vecchio sistema scolastico ?, vorrebebro subito un buon lavoro senza saperlo svolgere. Poi, lancerei un appello alla piccola e media impresa, meglio di tante multinazionali: affidateci un progetto, abbiamo ancora tanto da darvi, considerate l'ipotesi della consulenza (a buon prezzo!) di coloro che sono freschi di 20-30 anni di lavoro!

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  • SENZA PAROLE

    28 Aprile @ 00.43

    vorrei esprimere il mio pensiero circa coloro che hanno attaccato con così tanta ferocia Simonetta. Credo sinceramente che il messaggio che la donna era intenzionata a trasmettere ai parmigiani, sia stato in qualche modo frainteso : le parole da voi lette sono LOGICAMENTE indirizzate ad una CONTESTUALIZZAZIONE. Simonetta ha parlato della PROPRIA situazione attuale, di come è nata di come si è sviluppata e di come si è conclusa. Simonetta appartiene ad una realtà sicuramente diversa da quella di certi commentatori o lettori e l'ha voluta raccontare SENZA MALIZIA a tutti, evidenziando come la crisi che ha già precedentemente colpito certe persone, si stia diffondendo a macchia d'olio in casa di CHIUNQUE.In questo caso, appunto, nella csa di una professionista laureata in medicina veterinaria!!! Cito le parole della signora sandra:"consiglio alla signora simonetta, di provare a pensare, almeno una volta al giorno, a chi, invece di dover rinunciare a due vestiti per poterne comprare solo uno non sa come fare a fare la spesa o a pagare il mutuo!" signora, sicuramente Simonetta per prima si renderà conto che non sono questi i problemi della vita e forse anche il marito sarà costretto a trascinarsi il fardello del mutuo da pagare... invece di perder del tempo a criticare e attaccare persone "NUOVE" a questa situazione e di accanirsi con tutta la rabbia sfogandosi su chi magari è più fortunato, si trovi il modo TUTTI INSIEME di combattere UNITI questa crisi, cercando di abbattere le frontiere di pregiudizi che ci circondano. PENSIAMO AD ESSERE SOLIDALI CITTADINI ITALIANI NON SOLO QUANDO LA NAZIONALE CALCISTICA VINCE I MONDIALI.

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  • Maurizio Lavezzini

    27 Aprile @ 18.56

    Vi sono famiglie che sono monoreddito da sempre; certo la crisi dei cinquantenni (in qualche libro definita la generazione "felice") si va sempre più aggravando. Bisogna reinventarsi, ma quando ci sono figli che ancora necessitano di supporto, non è facile. Conosco la signora e so che è tenace e riuscirà.

    Rispondi

  • massimo

    27 Aprile @ 15.00

    Mi dispiace che ci sia una precarizzazione del lavoro, ci sono persone che guadagnano l'80% di uno stipendio normale...andando a lavorare....8-12 ore al giorno. Il mondo reale è questo. Il mondo reale è molto di più è cambiare il tipo di dieta per arrivare a fine mese e per permettere di mangiare ai propri figli e non per perdere peso. Difronte a questa situazione non c'è da fare una guerra tra lavoratori, ma cercare di trovare una uscita. La formazione è una bella forma di poter uscire, differenziamoci dagli altri paesi per fare le cose meglio e non più economiche. Innovare. Parlando di evitare sprechi....le università devono mettere test d'ingresso e numero per scienze della comuncazione e psicologia....che non servono quasi a niente, la maggioranza degli alunni che si Laurea non trova lavoro nel settore. La signora simonetta deve pensare che c'è gente che il lavoro sicuro non l'ha mai conosciuto, ringraziare il cielo di avere potuto accedere alla cassaintegrazione e pensare....che noi...non siamo il nostro lavoro.

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  • sandra

    27 Aprile @ 14.13

    consiglio alla signora simonetta, di provare a pensare, almeno una volta al giorno, a chi, invece di dover rinunciare a due vestiti per poterne comprare solo uno( parole sue!) non sa come fare a fare la spesa o a pagare il mutuo! ci sono famiglie che tutti i mesi, e da una vita,pensano al futuro con apprensione anche senza essere in cassa integrazione!! stipendi da 1100 euro al mese!! questo e il mondo reale!!!

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    • emilia

      27 Aprile @ 21.22

      potrebbe usare la sua laurea e lavorare in uno studio veterinario,guadagna di meno ma almeno non si lameterà del tempo perso a fare nulla.......

      Rispondi

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