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Dario Franceschini intervistato da Giuliano Molossi: "C'è un paese che dice basta"

Dario Franceschini intervistato da Giuliano Molossi: "C'è un paese che dice basta"
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L'intervista è pubblicata sulla Gazzetta di Parma oggi in edicola 

 di GIULIANO MOLOSSI

Dario Franceschini non guarda i sondaggi. Fa bene, perchè si mette­rebbe di cattivo umo­re. A poco più di un mese dal voto le prospettive per il Pd non sembrano entusiasmanti. Se si votasse come alle politiche dell'anno scorso, il centrosinistra perderebbe 35 delle 50 ammini­strazioni provinciali conquistate nel 2004. Il fatto è che potrebbe persino andare peggio perchè ne­gli ultimi dodici mesi, mentre il Pd arrancava, Berlusconi ha con­tinuato a correre.

 
 Segretario Franceschini, lo sa co­sa si dice in giro? Nei bar ma an­che nelle trasmissioni televisive come «Annozero» di Santoro si di­ce che Berlusconi è straripante e che il Pd è desaparecido. Lei cosa risponde? 
 Rispondo che sono curioso di sa­pere lei quali bar frequenta. In quelli in cui vado io, così come nelle città e nelle province che sto toccando con il mio viaggio sui treni locali, si dice ben altro. E cioè che non se ne può più di Ber­lusconi e dei suoi show, che la gente è ancora in attesa di solu­zioni concrete alla crisi economi­ca e che il Pd rappresenta la sola speranza di rimettere in piedi il Paese. Altro che desaparecido! 

Per la svolta del 25 aprile elogi a Berlusconi sono arrivati da vari opinionisti di sinistra: da Eugenio Scalfari su Repubblica, a Claudia Mancina sul Riformista, a Riccar­do Barenghi sulla Stampa . Insom­ma, sembra che la festa della Li­berazione si sia trasformata nella festa di Berlusconi, nel suo enne­simo trionfo mediatico. E che le parole di Berlusconi abbiano chiu­so il dopoguerra. Qual è la sua opi­nione? 
 Il fatto che il presidente del Con­siglio abbia deciso di accettare il nostro invito a partecipare alle celebrazioni per il 25 aprile non può che essere un bene per il Pae­se. Berlusconi ha detto in quell’occasione anche cose im­portanti, ha parlato della Resi­stenza come valore fondante e di parte giusta e di parte sbagliata.
  Tutte parole che, però, aveva il dovere di pronunciare prima.
  Non dimentichiamoci che ha avuto 14 anni per dirle e non lo ha fatto. Non scherziamo, il ritar­do con il quale il presidente del Consiglio sceglie di commemora­re una delle ricorrenze più sentite dal Paese di certo non trasforma quella ricorrenza nella sua festa.
  Il 25 aprile è e resta la Festa della Liberazione, una festa di tutti e non di uno solo. Il tempo ci dirà, poi, se le parole pronunciate da Berlusconi erano sincere, o l’en ­nesimo tentativo di accentrare su di sé i riflettori. 

Lei ha chiesto a Berlusconi di par­tecipare al 25 aprile e lui lo ha fat­to, lei ha chiesto a Berlusconi di cancellare la proposta di legge che equipara partigiani e repub­blichini e lui lo ha fatto. Adesso gli ha chiesto di non toccare la Co­stituzione a colpi di maggioranza.
  Crede che le darà retta anche questa volta? E a proposito di Co­stituzione, lei ritiene che la Carta sia intoccabile o che abbia biso­gno di qualche ritocco per ade­guarla ai tempi nuovi? 
 Dopo il discorso del 25 aprile a Berlusconi ho chiesto un secondo passo di coerenza e cioè di dire che non cambierà mai più la Car­ta Costituzionale a colpi di mag­gioranza. Tra l’altro, il premier fa­rebbe bene a ricordare che già una volta, nel 2005, il centrode­stra ha provato a modificare la Costituzione da solo, subendo poi l’anno successivo una sonora bocciatura al referendum confer­mativo. E’ vero che anche il cen­trosinistra, nel 2001, modificò la Costituzione senza i voti dell’op ­posizione e fu un errore di cui oc­corre fare ammenda, anche se poi le nostre modifiche furono ap­provate dal referendum confer­mativo. Nel merito della questio­ne sono convinto che il problema di ammodernare le nostre istitu­zioni esista, credo anche però che oggi non sia questa la vera ur­genza. La priorità è quella di fronteggiare una crisi economica gravissima, che sta cambiando la vita a milioni di italiani. Non cre­do che la gente capirebbe se in un momento in cui sono a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro, noi impegnassimo il Par­lamento su ragionamenti di in­gegneria costituzionale. La verità è che temo che quello di Berlu­sconi e del governo sia solo l’en ­nesimo tentativo di gonfiare un dibattito sulle riforme, non con l’intenzione di farle, ma solo per non parlare ed anzi nascondere ciò che oggi sta davvero a cuore agli italiani, e cioè la crisi e le ri­cette per uscirne. 

Lei andrà a votare per il referen­dum elettorale? E cosa voterà? 
 Ho sempre detto che il referen­dum non risolve tutte le storture indotte dal «porcellum», che sot­trae agli elettori la scelta dei can­didati. Ma aldilà del merito del quesito, vi è anche un significato politico indotto dal referendum.
  Non c’è dubbio che il sistema di voto che risulterebbe dall’appro ­vazione dei quesiti non soddisfa il Pd, ma in questo modo si apri­rebbe la strada per un ragiona­mento serio e si porrebbero le ba­si di partenza per spingere il Par­lamento a lavorare per una vera riforma dell’attuale legge eletto­rale. E’ per questa ragione che nella direzione dello scorso 21 aprile ho proposto che il Pd si schierasse per il sì ai due quesiti referendari. Una proposta che è stata approvata con soli 5 voti contrari. Ben diverso da ciò che è accaduto dall’altra parte, dove ancora una volta il padrone si è svegliato una mattina e ha deciso che era per il sì. Qualcuno ha chiesto al presidente del Consi­glio qual è il luogo in cui il Pdl ha discusso e deciso, come si fa nei partiti realmente democratici?
  Cito il referendum ma si potreb­bero fare decine di altri esempi. 

Non pensa che sia opportuna una riforma del sistema elettorale che reintroduca le preferenze? Non crede che gli italiani digeriscano male le liste bloccate, i candidati imposti dall'alto? 
 Il «porcellum» è stato il modo scelto nel 2006 da Berlusconi per avvelenare i pozzi, come ammes­so dallo stesso stesore della legge. Il sistema con il quale votiamo oggi dà vita ad un meccanismo perverso, che toglie ai cittadini la possibilità di scegliersi gli eletti, che cancella in un sol colpo il le­game dei parlamentari con il ter­ritorio e che non scongiura il ri­schio di trovarci di fronte alla schizofrenia di avere due maggio­ranze diverse alla Camera e al Se­nato. E’ una legge che va cam­biata, non c’è alcun dubbio. Detto questo, le preferenze non sono l’unico sistema che consente un rapporto diretto tra elettori ed eletti. Del resto, chi di noi ha di­menticato le deformazioni a cui si è prestato, fino allo scoppio di Tangentopoli, il meccanismo del­le preferenze, con il dilagare del voto clientelare? Il sistema dei collegi uninominali in tal senso è forse quello che meglio si presta da un lato a garantire un legame tra eletti e territorio e dall’altro a lasciare nelle mani dei cittadini il diritto alla scelta. 

 Il 6 e 7 giugno si vota anche per le amministrative. In molti comuni della provincia di Parma il centro­sinistra si presenta diviso. Non crede che questo possa favorire il Pdl? Anche senza Rifondazione la litigiosità continua anche all'in­terno dello stesso Pd. Non funzio­na ancora l'amalgama fra ex de­mocristiani ed ex comunisti? 
 Nella provincia di Parma si vota in 35 comuni su 47 e di questi solo uno è sopra i 15mila abitanti. Essendo in maggioranza piccoli comuni, è normale che le coali­zioni siano formate per lo più da liste civiche. Ciò nonostante, le compagini sono in linea di mas­sima quelle di sempre, con le sole eccezioni dell’ingresso dell’Italia dei Valori in numerosi comuni e la scelta di Rifondazione di fuo­riuscire dalla coalizioni di centro­sinistra in alcune delle realtà chiamate al voto. Quanto alla li­tigiosità, è un tema relativo. E’ vero che è presente, a Parma come in altri luoghi e come nello stesso Pdl, che da voi è commissariato da oltre un anno e mezzo. La ve­rità è che il Pd rappresenta un progetto impegnativo e dal respi­ro lungo, quello di far incontrare le due grandi culture del nove­cento e di far confluire tutti i ri­formismi in un unico grande par­tito di centrosinistra. Un proget­to che è necessario consolidare.
  Assestamenti e scossoni sono non solo fisiologici, ma anche se­gno di grande vitalità. 

La Marcegaglia sostiene che le Province siano da abolire. Lei cosa ne pensa? 
 Il Pd, intanto, ha proposto di abo­lire le province delle città metro­politane. Quelle sì che sono un vero spreco. Cominciamo da lì. 

Di Pietro punta a rosicchiare al Pd molti consensi. Cosa non le piace di Di Pietro? Che non è un uomo di sinistra? 
 Di Pietro purtroppo pare molto più impegnato a fare concorren­za al Pd che a fare opposizione alla destra. Un progetto che ha palesato fin da quando, dopo le elezioni dell’anno scorso, è venu­to meno all’impegno di formare un unico gruppo in Parlamento.
  A lui vorrei dire che toglierci i vo­ti a vicenda non aiuterà a creare le condizioni per vincere. L’elet ­torato di Di Pietro e del Pd è tutto nel centrosinistra, per cui travasi tra i nostri due partiti sono na­turali. Tuttavia solo un grande partito può battere Berlusconi, non un piccolo partito. Inoltre, mi lasci dire che è singolare che un simbolo di legalità e intran­sigenza si comporti alle Europee allo stesso modo di Berlusconi, candidandosi a un posto dal qua­le dovrà dimettersi un attimo do­po essere stato eletto. 

I trentenni del Pd non risparmiano critiche feroci ai notabili del par­tito e scalpitano per contare sem­pre di più? Gli darete spazio? E co­me? 
 Il Pd nasce proprio con l’obiettivo di liberare le tante energie posi­tive dei giovani. Vogliamo spa­lancare le porte a tutti quelli che non sono ex di nessuno, ma che sono animati dalla passione e dalla voglia di impegnarsi per il loro Paese. Il futuro è loro e no­stro compito è metterli in condi­zione di dare il loro contributo.
  Del resto, il Pd è l’unico partito che si è impegnato fortemente per la formazione politica di cen­tinaia di giovani, con la scuola di Cortona a cui hanno fatto seguito le esperienze di Amalfi e del Tre­no per l’Europa. 

In Italia c'è un regime come dico­no Grillo e Travaglio? 
 Non mi piace parlare di regime, la trovo una forzatura che ri­schia di non fare un buon ser­vizio alla verità. E’ però innega­bile che il nostro Paese si trova da quasi un quindicennio in una situazione di forte anomalia, da ascriversi per intero all’abnor­me conflitto di interessi di cui è portatore il presidente del Con­siglio. Quello di non approvare una legge seria su questo tema resta uno dei grandi errori com­messi dal centrosinistra e di cui non possiamo non prendere at­to. Ma nessuna anomalia può ri­durre al silenzio la coscienza di milioni di persone, dunque nu­tro grande fiducia negli italiani e nella loro capacità, nonostante lustrini e fuochi d’artificio, di saper dire forte e chiaro che l’idea di Paese di cui è portatrice l’attuale maggioranza non è quella che vogliono.
 
 

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  • Francesco

    02 Maggio @ 09.47

    Caro "gigi" , la storia del "Socialismo di Cristo" è vecchia , ma è vera. La differenza di atteggiamento nei confronti dei ricchi, tra Cristianesimo e Socialismo, sta nel fatto che Cristo predicava ai ricchi di donare la loro ricchezza ai poveri, mentre il Socialismo dice ai poveri di andarsela a prendere . L' Assistenza Pubblica di Parma è una "Pubblica" , non è una "Misericordia" (che c' è, praticamente, solo in Toscana , ed è di origine medioevale). Sono d' accordo che anche le "Misericordie" siano benemerite . Il fatto che il Socialismo abbia fatto del bene, non esclude che l' abbia fatto anche qualcun altro. Si potrebbe pure distinguere tra erogazione di un servizio ai cittadini e l' elargizione di carità , che sono cose diverse, ma, forse, andremmo a fare una distinzione troppo sottile. L' istanza di giustizia sociale con l' "invidia" non c' entra. Sono invece incondizionatamente d' accordo con Te che Franceschini e Soci , con la Sinistra, c' entrano come i cavoli con la merenda.

    Rispondi

  • z.chiara

    02 Maggio @ 08.19

    E noi , caro Franceschini siamo molto stanchi delle tue LAMENTAZIONI e del tuo sottolineare sempre che tutto va male, che questa crisi c'è,lo sappiamo benissimo, ma sei SOLO CAPACE di toglierci anche la speranza . QUALCOSA DI VERAMENTE PROPOSITIVO?

    Rispondi

  • SPIDERMAN

    02 Maggio @ 03.11

    Ma cosa sta e con chi sta parlando il Sig. Franceschini. Ma non scherziamo sù sù sù. Notte parmigiani

    Rispondi

  • pier luigi

    02 Maggio @ 02.11

    carissimo francesco, la storia del 'socialismo di Cristo' è vecchia e le 'misericordiie' nascono molto prima delle varie assistenze o mutuo soccorso, per quanto riguarda franceshini e soci mi dispiace ma sono l'attuale sinistra. L'invidia rimane un vizio capitale e alberga nell'animo umano ed è causa di molti 'malanni'.per il titolo 'lesotutte'valeva solo per un giorno e avevo notato diversi interventi, saluti

    Rispondi

  • Gino Zanlari

    02 Maggio @ 01.09

    Non so se Franceschini abbia ragione o torto, sono, tuttavia, sicuro che sbaglia cercando di contrastare Berluscooni sul piano del gossip. Lasci, il segratario del PD, agli elettori giudicare se gli atteggiamenti del Predidente del Consiglio stanchino o no gli italiani. Lui, Franceschini, farebbe bene ad incalzare il governo con più convinzione (senza nominare Berlusconi in continuazione, perchè, da ciò, il Cavaliere trae vantaggio) incalzare il governo, dicevo, sui problemi veri, mettendo in risalto le tante bugie e le tante promesse non mantenute.

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