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La battaglia di una vita

Morire a 20 anni di leucemia: Parma abbraccia Niccolò

Era al Maggiore da quando era bambino. La sorella: "Non fuori ma offerte a Giocamico e a Noi per loro"

Niccolò Marzocchi
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«La prima volta che mi ammalai, avevo solo 7 anni. Durante quel periodo non capivo che cosa stesse succedendo, non capivo perché vi andassi e cosa fosse un ospedale, sapevo soltanto che vedevo tanti bambini».
Così aveva scritto nel 2011 alla festa di «Giocamico», dove aveva testimoniato la sua battaglia contro la leucemia, quel bambino diventato grande prima del tempo. E martedì Niccolò Marzocchi al Maggiore ha chiuso gli occhi per sempre. Niko aveva vent'anni, viveva a Castelnuovo Sotto, era iscritto nel nostro ateneo a Studi filosofici.
«Era piccolo mio fratello quando ha cominciato ad accusare i sintomi della malattia e dopo alcune verifiche e analisi siamo arrivati all'ospedale di Parma, prima in Oncoematologia pediatrica, diretta dal professor Izzi, quindi in Ematologia, diretta dal professor Aversa - spiega la sorella Maddalena -. Ha concluso la quinta elementare grazie alla scuola in ospedale, la terza media a Castelnuovo Sotto e poi si è iscritto al liceo classico Ariosto Spallanzani di Reggio, ma nell'ultimo anno è stato seguito a casa da una prof volontaria della scuola in ospedale: l'ex insegnante di lettere del Marconi Maria Rosaria Cavazzini, che ringraziamo ancora. Dopodichè l'Università, ma da settembre purtroppo frequentava quando poteva». Ieri mattina in tanti hanno salutato per l'ultima volta Niccolò: «E' stata una celebrazione - continua Maddalena - per cui ognuno ha potuto esprimere il proprio pensiero per Niko, sottolineando la forza, la tenacia e il coraggio di voler continuare nonostante la pesantezza della situazione e la fatica delle cure».
Una battaglia che per un senso si è trasformata in una vittoria. Perchè quello che Niccolò pensava, quello che diceva, studiava, la sua passione per il sax, per il canto e non per ultimo il suo impegno come volontario raccontano di un uomo che ha compreso il senso della vita, al di là di questa breve esistenza.
Un uomo di valore: «Per me a quella età - aveva detto a «Giocamico» -, l’ospedale quando andava bene era l’opportunità di giocare col nintendo... La flebo era per me una catena perché volevo correre, ero stufo di stare lì, odiavo tutti perché volevano che stessi fermo e rimanessi nella stanza, impedivano la mia libertà».
E riprende più avanti parlando di chi non per passatempo gli stava vicino in quelle stanze bianche azzurognole, come le definiva lui: «Grazie al loro sostegno, sono riuscito a trasformare la mia angoscia in coraggio e forza, e queste si trasformarono in rabbia verso la mia malattia che mi stava distruggendo e che dovevo fermare, e rabbia verso coloro che mi avevano dato per spacciato, e ai quali dovevo dimostrare che con la forza di volontà si vincono le statistiche».
«Purtroppo - confida Maddalena - abbiamo vissuto più in ospedale che a casa. E a Parma abbiamo trovato una seconda famiglia. Per cui ringraziamo tutto il Maggiore e in particolare l'Oncoematologia pediatrica, in cui mio fratello ha combattuto per 12 anni la sua battaglia. E ringraziamo le associazioni Giocamico e Noi per loro che hanno appoggiato psicologicamente sia Niccolò durante i ricoveri sia i famigliari, fornendo un aiuto continuo. Niko poi era portavoce di Admo a Reggio e aveva l'intenzione di farlo anche a Parma: voleva portare avanti la campagna della donazione di midollo osseo». E il professor Giancarlo Izzi conferma: «E' stata una battaglia contro una leucemia molto resistente. Una prova molto complessa, con ricadute più difficili da accettare. E Niccolò era un ragazzo di una intelligenza e di una sensibilità di altissimo valore morale. Con una capacità unica di interpretare la sua vicenda. E con quella voglia di combattere per tornare insieme agli altri, alla vita sociale, pur provato dalla malattia. Un aspetto che tutti noi dovremmo ricordare. Perchè Niccolò non aveva paura di entrare in scena, di dire la sua storia, di nascondersi. E da sempre bisognava trattarlo da adulto: voleva la parità. Una persona che merita».
Che sapeva cogliere l'attimo per coltivare le sue passioni. Nel 2009 Niccolò aveva ricevuto una borsa di studio dal coro «Voci di Parma», diretto da Alessandro Remigio: «Mi ricordo molto bene di Niccolò e ricordo la sua felicità quando ha ricevuto il nostro piccolo contributo per coronare un suo sogno, grazie anche all'intervento di insegnanti della scuola ospedaliera come Marzia Fusi - ricorda Remigio -. Da dieci anni organizziamo una rassegna nazionale per l'ex corista “Angelo Mazza” a favore di una raccolta fondi che vengono utilizzati per la donazione di strumenti musicali oppure per borse di studio, proprio come nel caso di Niccolò, che ha seguito un corso di sax per un anno: a lui piaceva molto la musica e ha affrontato un percorso continuato con entusiasmo».
Aggiunge Corrado Vecchi, presidente di «Giocamico»: «Due estati fa siamo andati a Cervarezza, nel Reggiano, in questo parco dove ci si può arrampicare sugli alberi. E in uno dei percorsi più complessi, Niccolò ha lanciato un urlo nella vallata ed è riuscito a superare il passaggio: questo per dimostrare il senso della sua tenacia. Era un amico».
Ma lasciamo a Niko le ultime parole: «Vedete - aveva scritto nel 2011-, la cosa veramente significativa che ha questo ospedale diversamente dagli altri è una unione fortissima fra tutti i membri che lo compongono dai dottori agli infermieri, dagli insegnanti al Giocamico dal personale ausiliario a quello delle pulizie, tutti sono uniti e sono vicini a loro modo al paziente, come tanti ruscelli che da soli sono deboli, ma insieme creano un potentissimo fiume che però tocca il cuore e l’anima del paziente nel modo più consono per ognuno. Questa è la vera differenza e la più importante esigenza di ogni malato: trovare solo ciò di cui ha bisogno nel modo giusto, né più né meno. E io con voi tutti l’ho trovato. Perciò dal più profondo del cuore vi ringrazio».
Oggi, non fiori ma offerte da devolvere alle associazioni onlus «Noi per loro» e «Giocamico». Niccolò lo avrebbe desiderato.

 

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