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I giudici di Milano: "Tanzi era animato da un delirio di onnipotenza"

I giudici di Milano: "Tanzi era animato da un delirio di onnipotenza"
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L'ex patron di Parmalat Calisto Tanzi era «animato da un vero e proprio delirio di onnipotenza». Lo scrivono i giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza, depositate oggi, con la quale hanno condannato Tanzi a 10 anni di reclusione per aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e concorso in falso dei revisori, in relazione al crac del gruppo di Collecchio, avvenuto nel 2003.

Nelle motivazioni della sentenza di 350 pagine, i giudici parlano di «spiccata capacità a delinquere di Tanzi», e spiegano che «il suo intento non è certo stato quello di risanare l’azienda, che, lo si ripete, versava già in gravissime condizioni finanziarie sin dalla quotazione in borsa della holding nel 1990».
L'intento di Tanzi, invece, secondo i giudici, era «quello di arricchirsi e fregiarsi del titolo di imprenditore modello ai danni dei terzi, sui cui ha scaricato tutti i rischi delle sue forsennate e alquanto sciagurate iniziative imprenditoriali».
I giudici, Luisa Ponti, Giuseppe Gennari e Silvia Baldi, componenti il collegio, scrivono inoltre di come l’imputato «fosse animato da un vero e proprio delirio di onnipotenza, atteso che anche allorquando, nel corso del 2003, la crisi di liquidità era divenuta davvero insostenibile, egli contava di poter portare avanti in eterno il suo impero a mezzo dell’emissione di ulteriori prestiti obbligazionari». Tanzi non ha mai pensato, scrivono ancora i giudici, «neppure per un secondo di portare i libri in tribunale».

IL  PENALE NON POTEVA RISARCIRE I RISPARMIATORI -  «Di fronte ad oltre 42.000 posizioni da approfondire, i tempi del processo avrebbero assunto dimensioni intollerabili». Così i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano motivano, nella sentenza sul crac Parmalat, la decisione di condannare Calisto Tanzi a risarcire i risparmiatori, oltre 40 mila, affidando però al giudizio civile la decisione sull'entità dei risarcimenti.
I giudici, nelle motivazioni della sentenza, invitano a «riflettere sulla idoneità stessa del processo penale a fornire adeguato strumento di ristoro in caso di violazioni di massa, che interessano migliaia e migliaia di persone». Il risultato ottenuto dai risparmiatori, spiegano i giudici, «è il massimo a cui potevano aspirare in considerazione delle intrinseche possibilità dello strumento processuale», perchè un’istruttoria caso per caso «era impossibile da svolgere per il tribunale».
Secondo il collegio, «non è in dubbio il fatto che le condotte» di Tanzi abbiano provocato «ingentissimi danni alla comunità dei risparmiatori, agli azionisti, ai creditori delle sue società», ma non è possibile liquidare «un danno forfettario a tutte le parti costituite»

BOFA NON AVEVA OBBLIGO COMUNICAZIONE  – Bank of America non aveva l’obbligo di comunicare «notizie riguardanti le condizioni economiche e patrimoniali di Parmalat». Lo scrivono i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno condannato Calisto Tanzi a 10 anni di reclusione e assolto altre sette persone, tra cui Luca Sala, Antonio Luzi e Luis Moncada, ex funzionari dell’istituto di credito statunitense.
Riguardo a Bank of America e all’inesistenza di una posizione di garanzia a suo carico, i giudici scrivono che «la banca non intermedia nulla sul mercato italiano e non ha alcun obbligo conseguente di informazione nei confronti di alcun 'clientè». L'idea che BofA, si legge ancora nelle motivazioni, «dopo avere asseritamente appreso determinate notizie riguardanti le condizioni economiche e patrimoniali di Parmalat – magari chiudendo una operazione in Brasile o in Sudafrica -, avesse l'obbligo di comunicarle formalmente alla comunità degli investitori sul mercato milanese è assurda e del tutto sfornita di qualsiasi base normativa».

Sempre infondata, secondo i giudici, è l’idea che «Bofa avesse il dovere di rendere pubblico il corrispettivo delle transazioni concluse con Parmalat». Anzi, Bofa, «in quanto parte contraente e prestatore di servizi professionali in favore di Parmalat, aveva un naturale (e contrattuale) obbligo di riservatezza».
Il collegio giudicante chiarisce inoltre che l’accusa di aver contribuito a diffondere al mercato dati falsi su Parmalat, mossa dalla Procura di Milano agli ex dipendenti di Bofa, è formulata in maniera «assolutamente generica». Per quanto riguarda, invece, l’assoluzione di Paolo Sciumè, Enrico Barachini e Luciano Silingardi, ex consiglieri indipendenti di Parmalat, i giudici fanno riferimento al ruolo di «comparse» che in genere hanno gli amministratori esecutivi nei grandi gruppi. Il dominus del sistema che ha portato al crac il gruppo di Collecchio era, spiegano i giudici, Tanzi assistito dal «suo braccio destro Tonna: i due che avevano trasformato la piccola impresa di Collecchio in prima multinazionale italiana e che nessuno poteva immaginare in veste di truffatori multinazionali».
 

 

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  • spinoverde

    05 Maggio @ 15.53

    Il grande rammarico é che questo "signore" non farà mai più un solo giorno di galera, data la sua età e i mille ricorsi legali possibili in Italia. Per il caso Tanzi dovrebbero applicare la normativa sui mafiosi: confiscargli tutto, beni mobili e immobili, anche quelli intestati ai prestanome. E se non é possibile metterlo in cella, si dovrebbe almeno lasciarlo agli arresti domiciliari, non libero di girare a suo piacere.

    Rispondi

  • Cedric

    05 Maggio @ 14.05

    Ma guardatelo,vi sembra una persona normale?uno che se ne frega altamente di ciò che ha combinato!Ma a PARMA era osannato dai politici e chicchessia!Deve pagare il maltolto!Ma in Italia vige la legge del menga!

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  • Francesco

    05 Maggio @ 12.21

    Proprio così, signor ES. Tanzi è stato COSTRETTO. Poi, che fosse "povero", lo dice Lei. Erano vent' anni che la Parmalat era seduta su una montagna di debiti , e , a Parma , lo sapevamo tutti. CIONONOSTANTE continuava a ricevere grossi prestiti dalle Banche , proroghe al pagamento dei prestiti stessi , ulteriori prestiti anche quando ne aveva già tanti "in sofferenza". Si è mai domandato PERCHE' ? Perchè tratteneva per sè solo una parte di quei SOLDI. Gli altri li faceva "GIRARE" , come a Tanzi veniva comandato . Così ha dovuto comprare il "ramo latte" della Cirio , e la Centrale del Latte di Roma , dal signor Cragnotti , pagandoli più di quel che valevano. Con quei soldi Cragnotti ha pagato il debito che aveva col Banco di Roma , che è finito in collo a Tanzi. Ha dovuto comprare la Ditta di acque minerali "Ciappazzi" di proprietà Ciarrapico , pagandola più del suo valore. La Ditta era in condizioni fallimentari , ed, infatti, è fallita poco dopo. Negli anni ottanta ha aperto uno Stabilimento alle porte di Nusco, in Provincia di Avellino , Paese dell' allora potentissimo Segretario della Democrazia Cristiana De Mita , che, d' estate , veniva in vacanza a Palanzano. Ha dovuto "sponsorizzare" , col marchio "Santàl" , la squadra di calcio dell' Avellino. CALISTO TANZI SERVIVA PER FAR "GIRARE" ENORMI SOMME DI DENARO. Solo una parte la teneva per sé . Il resto lo "passava" dove gli dicevano di passarlo. E' per questo che i grandi Centri di Potere Politico, Economico e Finanziario hanno continuato a "tenerlo in piedi" per vent' anni, sebbene fosse sommerso di debiti. Poi, quando è stato irrimediabilmente ed inesorabilmente "cotto" , lo hanno "mollato". Questo non significa che Tanzi non abbia colpe. Sarebbe stato più onesto "portare i libri in Tribunale" già negli anni ottanta, ma è difficile rinunciare ad essere uno degli uomini più in vista d' Italia, con navi ed aerei alla porta di casa...... Le famose azioni ed i famosi "BOND" , che, purtroppo , hanno gettato nella disperazione moltissimi risparmiatori, che hanno perso tutto quello che avevano, erano Titoli riservati agli "Investitori Istituzionali" , cioè alle Banche ed alle Società Finanziarie. Sono state queste, poi, a "rifilarli" ai piccoli risparmiatori, facendoseli pagare a caro prezzo, quando ben sapevano che non valevano niente.

    Rispondi

  • pier luigi

    05 Maggio @ 10.26

    PS.:a pensar male .....ora applichiamo la sentenza di tanzi ad una sentenza di divorzio. un giudice emette la sentenza e senza esserne richiesto aggiunge 'la moglie o il marito è animato da un delirio di onnipotenza ! o cose del genere, ma scherziamo!

    Rispondi

  • pier luigi

    05 Maggio @ 10.09

    ahi, questo è un precedente, i giudici diventano psicologi,emettono una sentenza aggiungendo una giustificazione che esula dalla loro sfera. se andiamo avanti di questo passo stiamo molto attenti! diverso sarebbe stato se questa tesi fosse stata sostenuta dal pm, ci sarebbe stato un dibattito da parte del difensore!

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