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Crac Parmalat, udienza in Cassazione: venerdì la sentenza?

Il sostituto procuratore generale: "Processo celebrato in modo rigoroso". La difesa di Tanzi: "Eccessiva la condanna a 17 anni e 10 mesi"

Crac Parmalat, udienza in Cassazione: venerdì la sentenza?
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Ha preso l’avvio questa mattina, innanzi alla Quinta sezione penale della Cassazione, l’udienza sul filone principale del processo per il crac Parmala.
Il default maturò nel 2003 ai danni di 38 mila risparmiatori truffati. Hanno fatto ricorso in Cassazione tutti i 15 imputati nel megadissesto, a partire dal patron dell’azienda di Collecchio Calisto Tanzi, l’unico ad essere in regime di detenzione seppure agli arresti domiciliari al Maggiore. Ha una condanna a 17 anni e 10 mesi di reclusione. Con lui sono stati condannati anche l’ex braccio destro Fausto Tonn (9 anni, 11 mesi e 20 giorni) e il fratello Giovanni (10 anni e 6 mesi).

La relazione sul crac è stata svolta finora dal consigliere Paolo Oldi, al quale è da poco subentrato il consigliere Giuseppe De Marzo. Il collegio è presieduto da Giuliana Ferrua ed è composto anche da Carlo Zaza e Ferdinando Lignola. Nel primo pomeriggio dovrebbe prendere la parola il rappresentante della Procura della Suprema corte Pietro Gaeta. Poi l’udienza dovrebbe essere aggiornata a domani e il verdetto potrebbe arrivare venerdì sera. Tuttavia non è da escludere che i tempi di attesa slittino a lunedì 10, data per la quale l’aula è ancora "prenotata" per la vicenda Parmalat.


LA DIFESA DI TANZI: "ECCESSIVA LA CONDANNA A 17 ANNI E 10 MESI". La difesa di Calisto Tanzi - rappresentato dagli avvocati Filippo Sgubbi e Magnani - contesta, giudicandola «eccessiva», la condanna a 17 anni e 10 mesi di reclusione decisa dalla Corte d'Appello di Bologna il 23 aprile 2012.
Nel ricorso articolato in sette motivi i legali di Tanzi come prima cosa chiedono che ci sia «una rideterminazione della pena base che è stata applicata nella massima estensione, anche nel caso in cui sia accolto uno solo dei motivi di ricorso anche su un singolo fallimento». In pratica i legali chiedono che ci sia un «riflesso a cascata» sulla mitigazione della condanna anche nel caso in cui sia accolta una minima parte delle richieste difensive.

Inoltre i legali di Tanzi sostengono che «per i fallimenti delle società estere della galassia Parmalat, la giurisdizione deve essere affidata allo Stato estero dove le società erano residenti dal momento che la residenza all’estero è stata accertata e non è stata messa in discussione da nessuna sentenza». I legali, poi, sostengono che Tanzi, per alcuni degli illeciti contestatigli nel processo per il crack, «è già stato processato e condannato per aggiotaggio, a Milano, con sentenza definitiva e non si può violare il principio del "ne bis in idem". 

Un altro punto contestato dalla difesa, riguarda l'imputazione di associazione a delinquere nella quale Tanzi è stato indicato come capo. Per i legali «è tutto prescritto» ed inoltre non è vero «che Parmalat sia stata fondata per commettere illeciti». Il momento di inizio del reato, infatti, viene fatto risalire dai giudici al primo gennaio 1989 quando il gruppo di Collecchio entrò in borsa subentrando ad un’altra società. Infine i legali di Tanzi protestano per la «mancata escussione, in qualità di testimoni, di tutte le parti civili costituitesi nel processo». Si tratta di circa 38mila risparmiatori, 32mila dei quali rappresentati dall’avvocato Carlo Federico Grosso. Nell’ultimo motivo di ricorso, Tanzi contesta l’entità dei risarcimenti riconosciuti e la configurabilità «del danno di rilevante entità», e chiede ancora di avere il diritto a patteggiare la pena.

IL SOSTITUTO PROCURATORE GENERALE: "PROCESSO PARMALAT CELEBRATO IN MODO RIGOROSO". Il verdetto d’appello del processo Parmalat ha «una aderenza assoluta e fedele ai principi della giurisprudenza e ai dati probatori e i ricorsi delle difese degli imputati, per quanto meritevoli di interesse, non diminuiscono i pregevoli profili argomentativi svolti dalla Corte d’appello di Bologna»: così il sostituto procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta ha esordito all’inizio della sua requisitoria all’udienza Parmalat in Cassazione. Gaeta sta parlando davanti alla Quinta sezione penale.
Il pg Gaeta, che ha scritto 400 pagine di appunti sul processo Parmalat, ha sottolineato che «dalla lettura dei ricorsi presentati dai difensori degli imputati, emergono due verità».
La prima è che - ha proseguito il pg - «il processo Parmalat è stato celebrato in modo rigoroso, secondo il codice di rito. E le censure difensive sono assolutamente marginali rispetto alla mole e alla complessità del processo, e anche rispetto alla gravità delle vicende». Ad avviso del pg, «le censure non sono tali da scalfire la sentenza d’appello».
La seconda verità attiene alla correttezza del verdetto di secondo grado che si configura con «aderenza assoluta e fedele ai principi della giurisprudenza e ai dati probatori». In pratica il rappresentante della procura della Suprema corte – uno dei più autorevoli magistrati dell’ufficio "requirente" guidato da Gianfranco Ciani – ha fatto capire che al termine della sua requisitoria, previsto per domani in mattinata, chiederà la sostanziale conferma della sentenza emessa dalla Corte d’appello di Bologna.
Gaeta sta affrontando, in linea generale, le obiezioni procedurali avanzate dalle difese al verdetto d’appello. Domani, invece, affronterà le posizioni dei singoli imputati. «La mole dei ricorsi - ha sottolineato il pg – sfiora le mille pagine, e supera i cento motivi di ricorso».

 

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  • Stefano

    05 Marzo @ 02.36

    reinard.alfa@gmail.com

    Mi piacerebbe anche che il prode magistrato dicesse anche come mai Tanzi ha avuto la stessa condanna che si da per omicidio. Non voglio dire che tanzi merita meno, voglio dire che è stato condannato come se avesse ucciso. per il delitto di Cogne 16 anni, per tanzi 17 anni e rotti. qualcosa non funziona. O nella giustizia o nei magistrati.

    Rispondi

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