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Via Provenzano, è arrivato Riina

Mafia: percorso inverso fra Parma e Milano per i due boss

Via Provenzano, è arrivato Riina
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Ora è Totò Riina detenuto nel penitenziario di via Burla. Il ministro Orlando chiede chiarimenti al Dal

Il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano è stato ricoverato ieri pomeriggio all'ospedale San Paolo di Milano dopo essere stato trasferito un paio di giorni fa dal carcere di Parma a quello di Opera, nel Milanese. Uno spostamento su cui il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che di recente ha firmato la proroga del carcere duro per il boss, ha chiesto chiarimenti al Dap.

Provenzano, 81 anni, condannato a 20 ergastoli, affetto da patologie neurologiche, sarebbe stato trasferito da Parma a Milano nell'ambito di un avvicendamento "di routine" dei detenuti al 41 bis, che ha riguardato anche altri boss mafiosi in regime di carcere duro. Tra gli altri, secondo quanto si è potuto apprendere, anche Totò Riina, che sarebbe stato spostato da Opera a Parma, facendo il percorso inverso di Provenzano.

Quest'ultimo, dal carcere milanese - secondo quanto si è appreso - è stato portato all'ospedale San Paolo per una verifica, da parte dei responsabili del nuovo istituto di pena in cui è stato ristretto, delle sue condizioni di salute. Il capomafia veniva infatti dal reparto detenuti dell'ospedale Civile di Parma, che ha dato il nulla osta al trasferimento. E dopo due giorni dall'arrivo ad Opera è stato per lui disposto il ricovero

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  • Ilaria

    10 Aprile @ 21.26

    Curarli? Mantenerli? Ma in che mondo viviamo??????

    Rispondi

  • Vercingetorige

    10 Aprile @ 19.44

    NON C' E' NESSUNA "LEGGE" che proibisca la detenzione di un condannato per Mafia all' Ucciardone , MA NON E' IL CASO DI METTERCELO , E MI DEVO FERMARE QUI . Il contagio al Nord della Criminalità Organizzata del Sud è un drammatico fenomeno in atto da decenni, e, purtroppo , a lungo ignorato , se non negato , ma non è sostenuto tanto dai detenuti al "41 bis" , ma da quelli mandati a domicilio coatto . Sono quelli al domicilio coatto da rimandare a casa , e da non inviarci più , non quelli al "41 bis". Un appello in questo senso potrebbe essere rivolto al Governo dalle Autorità Locali, come , per esempio , i Sindaci , tra una canzonetta e l' altra.

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  • Gio

    10 Aprile @ 18.11

    Giorgio R.

    Curarli si ma non qui. Loro sono la causa di tante cose che non funzionano al sud. A Palermo "non ci vuole molta fantasia" ecc. E' del tutto inutile che per legge non tornino da dove sono venuti.Non serve a nulla. Hanno spostato i loro "amici" qui da noi fuori dalle carceri in mezzo a noi. Parma città rovinata da gente come questa. 'Ndrangheta, camorra, mafia ecc.Tornate a casa vostra se non avete voglia di lavorare e avete abitudini che distruggono tutto compresa la vita.

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  • Vercingetorige

    10 Aprile @ 17.42

    IL CARCERE DI PARMA ha un Centro Clinico al quale vengono avviati detenuti ammalati. Riina non è alla "Circondariale" , ma alla "Penale" , cui il Centro Clinico è annesso. I detenuti vengono trasferiti periodicamente da una prigione all' altra perchè non si stabiliscano rapporti di troppa confidenza col personale di custodia e perchè loro stessi , o i loro famigliari ed amici , non possano arrivare a conoscerne troppo bene la struttura e le procedure , fino a trovare qualche eventuale "falla" nella sorveglianza. E' VERO che i carcerati ammalati devono essere curati , ma ci sono Paesi , come , ad esempio , gli Stati Uniti , in cui i Centri Clinici carcerari sono veri e propri Ospedali , nei quali i detenuti vengono curati e , se necessario , anche operati , senza essere ricoverati negli Ospedali Civili , coi problemi che ciò comporta. C' è stato un tempo in cui anche a San Francesco ( San Francesco , non San Francisco ) , c' era qualcosa di simile ( cinquant' anni fa...). Gaetano Badalamenti , il noto "Don Tano" , anche lui "capo dei capi" come Riina , era ammalato di cancro e di epatite . E' morto all' età di 81 anni nel Centro Medico Federale del Penitenziario di Devens , nel Massachussets. Non lo hanno mica portato all' Ospedale Civile....................

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  • Gius

    10 Aprile @ 16.16

    La giustizia deve fare il, suo corso. Ma chiunque, e ribadisco chiunque, ha diritto ad essere curato se malato. Negare la cura non è una pena addizionale: è barbarie. La società civile non deve scendere al livello di coloro che combatte. Giuseppe

    Rispondi

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