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Elisabetta Gardini: «Dall'Europa più fondi per il nostro Paese»

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Quello di Elisabetta Gardini è uno dei volti noti della televisione italiana, come conduttrice tv (da «Uno
Mattina» a «Domenica in») e come attrice, sia di fiction che di teatro. Ma dal 2004 la sua passione è la politica, nelle fila di Forza Italia (di cui è stata portavoce nazionale): prima candidata alle europee (dove ha ottenuto 34 mila preferenze, ma non è stata eletta), poi consigliere regionale del Veneto (è padovana), nel 2006 deputata e nel 2008 parlamentare europea subentrando a Brunetta. E ora si ricandida per Strasburgo con il Pdl, nel collegio Nord-Est.
Qual è stata la sua esperienza al Parlamento europeo?
«Ho lavorato alla commissione ambiente, che si occupa di tanti temi, dalla sicurezza alimentare all'energia. Mi sono occupata subito di quello che è considerato il pacchetto non solo ambientale ma anche economico più importante della legislatura, il pacchetto clima-energia. Sono anche nella delegazione che cura i rapporti con la Russia».
In che modo l'Italia dovrebbe stare nel Parlamento europeo?
«La strada corretta la si è imboccata con l'incompatibilità fra l'essere parlamentari europei e il ricoprire altre cariche in Italia. Un altro passo importante è lo sbarramento al 4%, per cui dovremmo avere una riduzione della frammentazione e riuscire di più a fare sistema Paese, come fanno gli altri: perché quando sono in ballo gli interessi della nazione gli inglesi sono inglesi (e non socialisti o popolari), mentre noi siamo frammentati e litigiosi».
Ha accennato all'incompatibilità, che però c'è anche fra l'essere parlamentare europeo e capo di governo. Eppure Berlusconi si candida...
«I leader quando sono veri leader si espongono e non hanno paura di essere “pesati” alle elezioni. Se poi qualcuno, perché non ha un leader, vuole  impedire agli altri di candidarsi, è un problema che non ci riguarda».
Politica estera, politica economica (specie in un periodo di crisi come questo) e politiche per l'immigrazione: tre ambiti in cui sarebbe necessaria un'Europa più unita?
«L'Europa purtroppo è debole là dove i cittadini la vorrebbero forte, e invece tante volte è forte e invasiva su temi non sempre così importanti. Abbiamo bisogno assolutamente di un'Europa che parli con un'unica voce in politica estera, e quindi di un ministro europeo degli esteri. Avremmo bisogno anche di una politica dell'immigrazione europea: noi italiani chiediamo che ci siano norme comuni per regolamentare le richieste di asilo e una guardia costiera che pattugli i nostri mari, perché non si può scaricare solo sui Paesi che si affacciano sul Mediterraneo il ruolo di controllare confini che sono europei. Mi piacerebbe anche un esercito comune europeo, che permetterebbe un risparmio del 50% delle spese militari dei singoli Paesi. Quanto alla politica economica, abbiamo visto con la crisi che sono stati i singoli Stati a reagire. Come italiani dobbiamo impegnarci a portare a casa più fondi  e dobbiamo difendere di più gli interessi dell'Italia».
Questa campagna elettorale si distingue per l'assenza dal dibattito politico dell'Europa in quanto tale.
«È vero. Siamo sommersi da una valanga di veleni e di fango. Eppure la gente che incontro non chiede questo, ma ha interesse per il posto di lavoro,  i figli,  la crisi, la produttività delle imprese: chiede cose concrete».
Lei è un volto noto entrato in politica. Ma non sono troppi i personaggi conosciuti che si candidano?
«Sicuramente c'è uno sfruttamento della notorietà di persone che vengono catapultate da un mondo all'altro senza nessuna gavetta. E molti non reggono, perché non è semplice se non c'è un percorso sentito e motivato. D'altra parte, con la seconda repubblica  non sono più solo i politici di professione a occuparsi della cosa pubblica, quindi non si può generalizzare, ma bisogna vedere caso per caso».
Le mancano la tv e il teatro?
«Sono esattamente dove vorrei essere. Il bello del teatro è avere un rapporto con il pubblico: in questo caso non è il pubblico ma sono gli elettori e i concittadini. Comunque intendo mantenere un contatto con il mio mestiere: non voglio che la politica diventi il mio mezzo di sostentamento».
Nel suo programma scrive che i suoi valori di riferimento sono quelli della tradizione.
«Essendo veneta, figlia della mia terra, mi sento radicata sui nostri valori, che sono quelli di sempre dell'Occidente: la centralità della persona, la famiglia, il lavoro, il sentirsi appartenenti a una comunità. Il mio ideale è essere conservatrice nei valori, ma riformista e moderna nella loro applicazione alle politiche concrete».f.ban.

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