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Brigate rosse: la sentenza di Milano. Il langhiranese Bruno Ghirardi condannato a 11 anni

Brigate rosse: la sentenza di Milano. Il langhiranese Bruno Ghirardi condannato a 11 anni
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 La prima Corte d’Assise di Milano ha inflitto condanne fino a 15 anni di reclusione nel processo alle cosiddette 'nuove Br' del partito comunista politico-militare.
 Le condanne inflitte vanno da 15 anni di reclusione ai 10 giorni d’arresto per 14 imputati, mentre tre sono stati assolti. Sono stati condannati a 15 anni Davide Bortolato e Claudio Latino, ritenuti rispettivamente i leader della cellula padovana e di quella milanese. A 13 anni e 10 mesi di reclusione è stato condannato Vincenzo Sisi, ritenuto a capo della cellula torinese.
Alcuni degli imputati del processo alle cosiddette Nuove Br sono stati condannati a risarcire in solido i danni al senatore e giuslavorista Pietro Ichino, liquidati dalla I Corte d’Assise in via definitiva in 100 mila euro. Ichino, secondo l’accusa, era nel mirino del gruppo del Partito comunista politico-militare.
 In seguito alla lettura della sentenza del processo contro il Partito comunista politico-militare gli imputati e il pubblico presente hanno intonato l’Internazionale e mostrato i pugni chiusi.

IL DETTAGLIO DELLE CONDANNE - Queste le condanne emesse dai giudici della I corte di assise di Milano a carico dei presunti componenti del Partito comunista politico-militare, le cosiddette Nuove Br.
A 15 anni sono stati condannati Davide Bortolato e Claudio Latino; a 13 anni e 10 mesi Vincenzo Sisi; a 11 anni e un mese è stato condannato il langhiranese Bruno Ghirardi; a 11 anni e 4 mesi Alfredo Davanzo; a 10 anni e 11 mesi Massimiliano Toschi; a 8 anni e 3 mesi Massimiliano Gaeta; a 7 anni di reclusione Salvatore Scivoli; a 3 anni e 8 mesi Andrea Scantamburlo; a 3 anni e 6 mesi Amarilli Caprio, l’unica donna imputata, Alfredo Mazzamauro, Federico Salotto e Davide Rotondi. A dieci giorni di arresto Giampietro Simonetto.
Assolti, invece, Michele Magon, Alessandro Toschi e Andrea Tonello.

Alla presidenza del Consiglio, costituita parte civile nel processo al Partito comunista politico-militare, la prima corte d’assise ha riconosciuto il danno condannando alcuni degli imputati a risarcire in solido un milione di euro. È la stessa cifra che era stata richiesta dall’avvocato della presidenza del Consiglio, Michele Damiani.

I GIUDICI SOSTITUITI - Prima della Camera di consiglio sono stati sostituiti tre giudici popolari nel collegio giudicante della prima Corte d’assise di Milano nel processo alle cosiddette 'Nuove Br'.
Nella scorsa udienza, infatti, il presidente della corte Luigi Cerqua ha spiegato che tre giudici popolari dovevano essere sostituiti per motivi familiari e di salute e così è stato e i giudici sono stati sostituiti da tre supplenti.
Questa sostituzione è stata criticata da alcuni degli avvocati che hanno difeso i 17 imputati nel processo.

I LEGALI - Uno dei legali degli imputati nel processo a carico del Partito comunista politico-militare, Ugo Giannangeli, commentando la sentenza emessa dal giudice della I Corte d’Assise di Milano ha detto che «la Corte ha scelto la formazione». Il riferimento è alla sostituzione, nella scorsa udienza, di tre giudici popolari che hanno giustificato la loro assenza in camera di consiglio con ragioni di salute o familiari. «Chi ripagherà Andrea Tonello per aver subito più di un anno di carcere?». È la domanda che ha posto l’avvocato Carlo Covi, difensore di uno dei tre imputati assolti nel processo alle cosiddette 'Nuove Br', al termine della lettura del dispositivo nell’aula bunker davanti al carcere di San Vittore, a Milano.
L'avvocato ha spiegato che Andrea Tonello, assolto perchè il fatto non sussiste, «ha passato due anni tra carcere e arresti domiciliari, si è rovinata la vita di un uomo di cinquant'anni».
L'avvocato ha parlato inoltre di un «processo politico» e di «sostanziale ingiustizia di questo processo».
Riguardo alla sostituzione di tre giudici popolari prima della Camera di consiglio, l’avvocato ha detto: «Questa è una valutazione che dovremo fare».

«E' una sentenza che azzera gli spazi di democrazia e nell’inesistenza di un reato associativo colpisce la realtà antagonista». È il commento degli avvocati Giuseppe Pelazza e Ugo Giannangeli alla sentenza emessa dalla prima corte d’assise di Milano nel processo alle 'Nuove Br'.
Gli avvocati, che difendono numerosi imputati nel processo, tra i quali Davide Bortolato e Claudio Latino che sono stati condannati alle pene più alte (15 anni), hanno spiegato al termine della lettura della sentenza che «il Tribunale speciale degli anni '20 e '30 fu più rigoroso nell’applicare la legge».

PRESIDIO E CORTEO - Gli amici e i parenti degli imputati del processo milanese alle cosiddette 'Nuove Br' stanno inscenando un presidio di «solidarietà» davanti alla sede milanese del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria), a pochi passi dall’aula bunker del carcere di San Vittore, dove è stata letta la sentenza del processo.
Amici e parenti, riuniti in un’associazione, assieme ad alcuni militanti antagonisti stanno gridando slogan come «fuori i compagni dalle galere» e «no alla differenziazione carceraria». I manifestanti mostrano delle bandiere con la falce e il martello e hanno appeso alcuni striscioni davanti alla sede del Dap.
Poi hanno dato vita a un corteo non autorizzato, controllati dagli agenti in assetto antisommossa.

GLI ARRESTI - l 12 febbraio del 2007 la polizia aveva arrestato tra Lombardia, Veneto e Piemonte, 15 (poi diventati nelle settimane successive 17) presunti affiliati a questa organizzazione che si ispirava a 'Seconda Posizione', l'ala movimentista delle vecchie Brigate Rosse. A sostegno delle sue tesi il pm ha il ritrovamento di una parte delle armi che avrebbero costituito l'arsenale della formazione estremista.

Ecco che cosa aveva chiesto il pm Ilda Boccassini

L'arresto nel 2007

 

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