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L'eroe dimenticato che mise ko il kamikaze

L'eroe dimenticato che mise ko il kamikaze
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di Roberto Longoni

Fu il ko più importante della sua vita di pugile. Anzi, fu  il ko della vita sulla morte: sua e dei 300 passeggeri che si trovavano a bordo del Boeing in volo da Parigi a Miami. Marco Monardi bloccò Richard Colvin Reid, un inglese 28enne diventato Tariq Raia dopo la conversione all'Islam,  un attimo prima che questi facesse esplodere la bomba nascosta nella sue scarpe. Quello che di solito succede nei film - con l'eroe di turno - allora accadde  nella realtà con un eroe per caso (ma anche per intuito e capacità). Se non fosse stato per la prontezza e la decisione di un ex pugile parmigiano, allora 37enne, l'aereo dell'American Airlines sarebbe esploso in volo. Sarebbe stata un'ecatombe cento giorni dopo l'attacco alle Twin Towers.

Era il 22 dicembre del 2001, quando Monardi (figlio di Romano e di Nera Maghenzani e fratello minore di Gian Luca) cresciuto nel quartiere di San Leonardo e trapiantato nel Bolognese, mise al tappeto un aspirante kamikaze. Sembrava che in quei giorni sugli aerei non potesse entrare nemmeno uno spillo,  e in effetti Monardi fu perquisito da cima a fondo. Ma quel  giovane dallo sguardo spiritato  (tanto che l'ex pugile  lo aveva «inquadrato» già all'aeroporto Charles de Gaulle) era passato sotto il metal detector con tanto   tetranitrato di pentacrinolo nelle suole da far precipitare il Boeing.  Si sarebbe meritato di indossare la cintura del campione, il mediomassimo che aveva vinto tutti i suoi 30 incontri da dilettante, ma la memoria del mondo ha avuto il fiato corto. Sono trascorsi sette anni e mezzo da allora. «Non è che ci muoia dietro - sorride lui - e non ci penso quasi mai. Ma forse sì, una maggiore riconoscenza me la sarei aspettata». La vita non gli è cambiata molto dopo quel giorno,  e lui non avrebbe nemmeno voluto che succedesse: Monardi ha ripreso a fare quella di prima, nell'azienda meccanica di famiglia, a Calderino di Bologna, anche se alle sue radici parmigiani è rimasto molto legato («Ho una zia in via Cagliari e una cugina in borgo San Giuseppe. E tifo Parma: anche nei derby con il Bologna»). Per lui, solo tremila euro di bonus per  voli con l'American Airlines («li ho dovuti usare per andare in Messico l'anno dopo con mio fratello e un amico») e una medaglia d'oro della Cna di Bologna. Forse un po' poco per un uomo  che ne ha salvati 300. Anzi, a pensarci bene, a lui - che aveva disinnescato la scarpa esplosiva di Reid - nelle sue scarpe questa storia qualche sassolino lo ha lasciato. Niente di grave, più che altro una sensazione di disagio di fronte ai poliziotti americani che avevano accolto lui e gli altri a Boston, dove il Boeing era stato costretto ad atterrare da due F15  («Li vedevo dal finestrino: ci avrebbero abbattuti, se  avessero visto manovre sospette»).

«Sembrava che gli uomini dell'Fbi non avessero preso troppo bene che fosse stato un italiano a sventare un attentato. Avevano un atteggiamento di superiorità nei nostri confronti. Un primo ispettore, molto gentile, ascoltò il mio racconto su quanto era accaduto sull'aereo». Poi, l'ex pugile si trovò a tu per tu con altri tre poliziotti.  «Uno, brusco, mi chiese quanto avessi pagato il passaporto: diceva che era falso». Un eroe trattato da sospetto: niente male. «Poco dopo, intervenne l'ispettore, il primo che aveva raccolto la mia testimonianza, e riprese aspramente gli altri tre». A Santo Domingo, Monardi arrivò con un po' di ritardo (ma felice per lo scampato pericolo). Reid fu poi condannato all'ergastolo. Senza che Monardi testimoniasse al processo. «Sarei dovuto andare a mie spese». Pochi giorni prima, l'artigiano aveva ricevuto una telefonata dagli States. «Una donna mi disse che era dell'Fbi e voleva le raccontassi la storia. Le risposi che avevo già detto tutto e che non avevo alcuna prova di essere davvero in linea con l'Fbi. Chiusi la comunicazione e tornai a dormire». Erano le due di notte: no, non era una telefonata di ringraziamento.              
 

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  • CLAUDIO

    15 Giugno @ 10.57

    CARO SIG.MONARDI SONO TANTI I CASI DI PERSONE CHE HANNO SALVATO LA VITA AD ALTRE PERSONE IN AFRICA LE SUORE I DOTTORI ED I VOLONTARI LO FANNO TUTTI I GIORNI E PER QUESTO NON VENGONO MAI MENZIONATI.\\r\\nQUELLO CHE MI FA INCAZZZARE E\\\' CHE ALMENO IN ITALIA DOVEVANO DARLE LE ONORAFICENZE DEL CASO; IN AMERICA SONO SEMPRE STATI IPOCRITI INETTI E STUPIDI.\\r\\nSE NON FOSSE PER GLI ITALIANI CHE HANNO LAVORATO DURAMENTE IN USA LORO NON SAREBBERO QUELLO CHE SONO ADESSO.\\r\\nIL PROBLEMA CHE HANNO MANTENUTO LA LORO ARROGANZA ANCHE SE SI E\\\' VISTO QUANTO VALGONO (LA DIFESA MILITARE PIU FORTE DEL MONDO BUGGERATA ED UMILIATA DA QUALCHE TERRORISTA CON UNA FACILITA\\\' ESTREMA) \\r\\nLEI IN CUOR SUO E\\\' STATO UN EROE E LO SARA\\\' PER SEMPRE ;CHI SI DEVE VERGOGNARE SONO GLI AMERICANI ED ANCHE CHI IN ITALIA NON HA FATTO NULLA PER RINGRAZIARALA.\\r\\nUSI LA SUE ESPERIENZA E SCRIVA UN LIBRO SU QUESTA AVVENTURA.\\r\\n (CHI LO SA ;POTREBBE ESSERE UN\\\'IDEA)\\r\\nMAGARI CI FANNO ANCHE IN FILMS.\\r\\n

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