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Si prostituisce ma pagherà le tasse. Grazie al decreto Bersani

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di Andrea Violi

Z. C. fa la prostituta, ha 32 anni e vive in centro a Parma. I suoi sono guadagni non tassati, almeno fino ad ora. A causa delle novità introdotte dal decreto Bersani nel 2006 l'avvenente sudamericana diventerà la prima prostituta in Italia a dover pagare le tasse sui suoi guadagni.
Nell'ambito degli accertamenti della Guardia di Finanza di Parma, infatti, le Fiamme gialle hanno scoperto che nelle pieghe della normativa c'è la possibilità che una prostituta paghi le tasse. La signorina aveva 357mila euro sul conto e nei prossimi giorni l'Agenzia delle Entrate le farà arrivare una cartella esattoriale di almeno 90mila euro.

GUADAGNI DA CAPOGIRO. L'attività di Z. C. era piuttosto proficua. Le Fiamme gialle hanno accertato che nel 2005 la donna ha fatto 31 movimenti bancari per 85.549 euro. Nel 2006 ha effettuato 98 operazioni per 161.441 euro, mentre nel 2007 ha guadagnato «solo» 91.312 euro (92 movimenti bancari). Da gennaio a marzo 2008 sono state fatte 33 operazioni bancarie, versando 19.379 euro. Tutti soldi risparmiati, al netto ovviamente delle spese per mantenersi e per l'alloggio.

TUTTO NASCE DA UNA SEGNALAZIONE. La vicenda è abbastanza complicata, dal punto di vista tecnico, come ha spiegato alla stampa il colonnello Cristiano Zaccagnini, comandante della Guardia di Finanza di Parma.
Non è che le Fiamme gialle abbiano deciso di fare un controllo di polizia su un conto corrente privato qualunque. Tutto deriva da una segnalazione di una banca all'Unità di Investigazione Finanziaria (l'ex Ufficio italiano cambi, inglobato dalla Banca d'Italia), che a sua volta ha allertato il Nucleo speciale di polizia tributaria delle Fiamme gialle.
Agli occhi del Fisco infatti Z. C. è una 32enne latinoamericana nullatenente, che abita in centro a Parma. In Italia dal 2004 e in regola con il permesso di soggiorno, dapprima si è stabilita in una città dell'Emilia-Romagna (le forze dell'ordine non hanno rivelato di più), per arrivare a Parma nel 2007. Pur essendo senza lavoro, fra il 2005 e il marzo 2008 Z. C. ha versato sul suo conto corrente 357.682 euro. Soldi versati periodicamente: a volte erano solo 100 euro, a volte anche 5mila euro. Ce n'era abbastanza da indurre la banca a fare una segnalazione per «operazioni sospette» (la banca è obbligata per legge a segnalare i casi sospetti). Non si trattava però di riciclaggio di denaro sporco: alle Fiamme gialle, la signorina ha confessato candidamente «faccio la prostituta». Questo però non è bastato per chiudere la pratica.

LE NOVITÀ  DEL DECRETO BERSANI. Pare che la donna in questione abbia scelto di fare il mestiere più antico del mondo. Non ha sfruttatori alle calcagna. Di per sé il meretricio non è un illecito penale, né un illecito tributario (non si tratta né di lavoro dipendente, né di libera professione). Vendere il proprio corpo è un illecito dal punto di vista civile, in quanto è un'attività contraria al buon costume.
Qualcosa però è cambiato con il decreto Bersani del 2006. L'articolo 36 comma 34-bis prevede che i guadagni derivanti da attività illecite (come la prostituzione) vadano considerati «redditi diversi». Quindi l'Irpef bisogna pagarla lo stesso. È la chiave di volta che ha permesso alle Fiamme gialle di presentare il conto a Z. C. La donna ha firmato il verbale e ora la palla passa all'Agenzia delle Entrate. L'iter andrà avanti normalmente, con tanto di possibilità di fare ricorso da parte della donna.

Non è che ora il Fisco andrà a "caccia" di prostitute per far pagare loro l'Irpef. In base alla legge, nessuno è obbligato ad autodenunciarsi e un controllo della Finanza come quello su Z. C. potrebbe partire solo da un'altra segnalazione del genere a Roma. Resta il fatto che sia il primo caso in Italia. Probabilmente è un caso che «farà scuola». Grazie al decreto Bersani: prima del 2006, puntualizza Zaccagnini, non sarebbe stato possibile presentare il conto a questa signorina.

(nella foto d'archivio, Emmanuelle Béart interpreta il ruolo di una prostituta nel film "Nathalie").

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  • Monica

    20 Giugno @ 04.55

    Giusto che paghino le tasse. Sarebbe anche giusto riconoscerglielo come lavoro a tutti gli effetti, con tutte le normative che ne possano regolamentare la pratica.

    Rispondi

  • Francesco

    19 Giugno @ 10.46

    Si , ci sono anche molti Italiani che dovrebbero prendere esempio dalle prostitute latinoamericane. Si guardi l' articolo qui sotto. 12,8 miliardi di euro evasi in cinque mesi ! Moltiplicati per un anno superano l' importo di una "Finanziaria" . Se non ci fossero , nel giro di pochi anni si potrebbe ripianare il Debito Pubblico , evitando di fare macelleria sociale sulle pensioni e sulla Sanita' ! Comunque, se e' stato possibile far pagare le tasse a questa signora e' grazie al "Decreto Bersani" del 2006, che ha classificato i suoi "ricavi" tra i "redditi diversi", altrimenti non si sarebbe potuto.

    Rispondi

  • Pierino

    19 Giugno @ 09.47

    E' più che giusto che anche le prostitute paghino le tasse. Non vedo perché non dovrebbero pagarle dal momento che il loro è un lavoro come altri, con orari, descrizioni e tariffe pubblicizzati su giornali e siti internet come per qualsiasi altra attività. Forse, noi che le tasse le paghiamo, e come, ci sentiremmo meno presi in giro.

    Rispondi

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