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Intitolato il campo al «Grinta» Marco Federici

Il Comunale ora porta il nome del Capitano di tante battaglie

Intitolato il campo al «Grinta» Marco Federici
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Manca Marco, manca il nostro pezzo forte. Lui ci vorrebbe, lì in mezzo al campo, davanti alla difesa, a spezzare il gioco degli avversari e a dare slancio al nostro. Manca Marco, magari non solo in quella linea mediana dove come nella vita stat virtus: servirebbe anche davanti, ad accrescere il peso del reparto offensivo. E poi anche dietro, a dare un po' più di sicurezza ad Alberto Monguidi, addetto stampa della Lega Calcio di serie B, pronto a spellarsi le mani per tenere la porta chiusa della formazione dei giornalisti di fronte ai ragazzi delle altre squadre: quasi tutti giovani, dai pie' veloci e capaci. Di gran fiato e affiatamento. Paolo Emilio Pacciani, capo servizio delle pagine sportive della «Gazzetta di Parma» nominato honoris causa commissario tecnico del team della stampa, negli spogliatoi ha snocciolato un elenco di nomi corrispondente a un 5-3-2. Difendiamoci e che Dio ce la mandi buona, si leggeva come in didascalia sotto le facce dei convocati. Cinque in difesa: anche la buonanima di Nereo Rocco avrebbe potuto accusarci di catenaccismo. Ma il paròn almeno poteva contare su un tale Gianni Rivera. Mentre a noi manca Marco Federici. Così come manca in redazione ogni giorno da quel maledetto 10 luglio scorso, quando la sua strada si concluse per sempre, mentre stava venendo al lavoro in scooter. Bastò un attimo, a spezzare la sua vita sul rettilineo di Corcagnano. Ma 46 anni vissuti da «Grinta», con determinazione e generosità su ogni fronte, hanno lasciato tracce profonde. Niente che rischi facili oblii. Così, non è per ricordare il nostro collega che ieri mattina ci si è ritrovati. Ma per provare, in qualche modo, a parlare di lui e ancora con lui. Giocando a calcio, sul campo che è sempre stato il suo e ora lo è ancora di più: bruciando tempi e tappe burocratiche, l'impianto è stato intitolato a Marco Federici dal Comune di Sala Baganza. Il caldo è da traversata del deserto. Trentasei gradi all'ombra, e questo già rende coraggiosa la presenza del pubblico sotto la tettoia della tribuna. Figuriamoci quella di chi rincorre un pallone. Sul terreno di gioco, d'ombra proprio non ce n'è un filo: altrimenti, le azioni si concentrerebbero nel corridoio protetto, per un tacito accordo tra i dannati della calura. Quanto possano essere lunghi 35 minuti (questi i tempi delle partite, da giocare in rapida successione), lo puoi scoprire quando un sole di questo tipo ti martella sull'incudine di un campo. Quattro le squadre. A contendersi il primo posto saranno l'Acd Sala Baganza, fresca di promozione dalla terza alla seconda categoria, dopo la vittoria del trofeo Balisciano e l'Ac Sala Baganza. Avrà la meglio per 3-2 la seconda, la vecchia squadra del Capitano, dopo essere stata indietro di un gol per buona parte della finale. Ci sono gli Amici di Marco, con un sostanzioso rinforzo da parte della Full Monty di Busseto. E infine, i giornalisti. Queste due ultime formazioni con una maglia (verde per i primi e nera per gli altri), con la decalcomania di Federici in azione. Con la scritta «Marco» affiancata dal suo numero. Il 5, che a priori, per chi - per infortuni o sopraggiunti limiti d'età - crede di aver appeso per sempre gli scarpini al chiodo, sa tanto di un voto in pagella. Ma c'è da scendere in campo nel nome del Grinta: poco importa se qui si rischia di passare dalle virgole degli articoli alle calcistiche svirgolate. L'atmosfera è buona, depurata da acredini e recriminazioni. Si gioca nel segno della memoria e del rispetto. Rarissimi i falli. Il campo si chiama ancora Comunale, quando si giocano le prime sfide. L'Ac Sala Baganza batte gli Amici di Marco. Tra l'Acd Sala Baganza e la compagine dei giornalisti i tempi regolamentari finiscono sull'1-1, grazie soprattutto ai meriti di TvParma: un salvataggio sulla linea di Marco Balestrazzi e una rete di Alberto Rugolotto dopo una doppia finta. Ci vuole una decina di rigori, per aprire la porta della finale all'Acd Sala Baganza. L'intitolazione avviene a mezzogiorno, interrompendo la sfida per il terzo posto, con gli Amici di Marco in vantaggio 1-0 sui giornalisti. Carlo Leoni ricorda come il Comunale non porti ancora il nome di nessuno («C'è solo una targa dedicata a Bruno Mora che aveva casa da queste parti»). Poi, parla non più da vicesindaco, ma da uomo di sport. «Alla fine degli anni 70 ero segretario del Sala Baganza, quando conobbi Marco. Bravo tecnicamente, ma mingherlino. Era pronto a farsi panchine su panchine, pur di stare a Sala. Così scoprii la sua determinazione». Con il tempo, accanto alla tecnica crebbero la forza e lo spirito agonistico. «E, con Mario Ferraguti come allenatore, Marco, negli anni '85-'86, trovò posto nella squadra in prima categoria. Un giocatore completo: come caratteristiche, potrei accostarlo a Daniele De Rossi. Cambiarono i dirigenti, gli allenatori e i compagni di squadra. Ma il Grinta rimase: diventò il Capitano e con questa maglia giocò oltre 400 gare. Molte società ce lo chiesero, ma lui volle sempre restare qui». Qui, dove ora una foto lo mostra in azione con la maglia bianca e gialla dell'Ac Sala Baganza sul muro di fronte all'ingresso del campo. A scoprire la targa, il sindaco Cristina Merusi («Oggi è una giornata importante, per testimoniare il nostro amore per Marco») e Roberto Boninsegna. Commosso, un ragazzo toglie un pezzo di scotch rimasto attaccato ai mattoni. Il gioco può riprendere. I giornalisti segnano due volte. Ma subiscono il gol del 2-2 a un minuto dal termine. «Ma se oggi il Grinta fosse qui, con chi giocherebbe?» chiede qualcuno. «Un po' con tutti». Tutte le squadre hanno giocato senza Marco e per Marco. Di tirare i rigori non ha voglia nessuno.

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