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Via D'Azeglio promuove il regolamento

Il comitato: «L'amministrazione ha preso sul serio il tema della qualità della vita in città».

Via D'Azeglio promuove il regolamento
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Un regolamento che «riconosce effettivamente la gravità della situazione». Il Comitato strada D’Azeglio e dintorni affida alcune riflessioni al giornale dopo la sentenza del Tar a favore del Comune. Il popolo dell’Oltretorrente allarga il campo e interpella istituzioni come Università e scuola, ma anche mondo della medicina e della psicologia: «Dov’è il senso civico che vuol dire senso dei propri limiti?».
«In primo, vogliamo esprimere apprezzamento all’amministrazione comunale nel suo complesso (al sindaco Pizzarotti, all’assessore Casa e al consiglio comunale, sia alla componente di maggioranza che a quella di minoranza) per aver preso sul serio il tema della qualità della vita in città. E delle degenerazioni in alcune sue parti per effetto del fenomeno spontaneo a cui ci si riferisce con il termine “movida” - scrivono nella nota ufficiale -. Riteniamo, infatti, che il regolamento riconosca effettivamente la gravità della situazione, gravità che non sempre viene riferita dagli organi di informazione con la giusta rappresentazione. Riportare il tutto al conflitto tra residenti ed esercenti, talvolta anche esasperandolo, senza raccontare con esattezza le dinamiche che caratterizzano il fenomeno, non favorisce la consapevolezza del problema nell’opinione pubblica. Non è solo una questione di conflitto, è un problema che ci deve interrogare tutti sul senso di vivere uno spazio, il centro storico nelle sue varie articolazioni, quale quella storica tra centro e Oltretorrente, che è lo spazio della nostra identità e del senso di essere comunità, che molti ci invidiano. Dobbiamo interrogarci perché si debba ricorrere a un inasprimento delle limitazioni, delle sanzioni e dei controlli per trovare un punto di equilibrio per vivere bene sia nelle case, sia nelle strade, sia nel riposo che nel divertimento. Dove è il senso civico che vuol dire senso dei propri limiti? Pensiamo veramente che basti un regolamento, pur necessario? Occorre veramente un regolamento affinché tutti, ma proprio tutti, si sentano responsabilizzati nei confronti di un bene comune? Come è possibile che tutto questo sia lasciato al gioco degli interessi dei singoli? Anche noi vogliamo una città viva e non un dormitorio. Ma questo non può voler dire devastare la vita degli altri e dei luoghi di tutti. Spesso ci chiediamo perché non sentiamo la voce di chi si occupa dei giovani, delle associazioni, delle scuole, dell’Università (via D’Azeglio e dintorni sono, come noto, una zona universitaria anche dal punto di vista della residenza). Ma anche dei medici, dei sociologi, degli psicologi. Abbiamo invece potuto apprezzare l’intervento della Chiesa nell’aprire l’Oratorio di Sant’Ilario, a proposito dei luoghi identitari. Infine, ci chiediamo perché non si racconta, ad esempio, di chi continua a dare bevande alcoliche a chi è già in evidente stato di ebbrezza, perché non raccontano lo stato dei luoghi ridotti a vere latrine a cielo aperto (per tacere d’altro), con odori nauseabondi al mattino quando si esce di casa. E non si dica che questo si risolve con i bagni pubblici: nessuno li userebbe, anche perché i servizi igienici nei locali ci sono. Pensiamo veramente che per ogni comportamento illecito ci debba essere un poliziotto o un vigile urbano al momento giusto nel posto giusto?».
«I cittadini residenti da diversi anni - si legge ancora nella nota - subiscono una serie di gravi soprusi, mentre c’è chi vorrebbe trasformare questa in una zona franca dove le persone che vivono, risiedono, lavorano e pagano le tasse debbano soccombere alla prevaricazione di alcuni gestori. Nel nostro comparto numerosi esercizi pubblici e attività artigianali di tipo “take-away” svolgono la loro attività prevalentemente, se non esclusivamente, nelle ore serali e notturne. I loro gestori, fin dall’inizio dell’attività, hanno operato a porte dei locali aperte, con musica ad altissimo volume, senza esercitare alcun controllo sugli avventori, anzi somministrando e vendendo bevande anche all’esterno dei locali a un numero eccessivo di clienti rispetto alle dimensioni degli stessi, con l’effetto di creare grandi assembramenti e una clientela bivaccante che da subito si è appropriata della strada, dei marciapiedi, delle soglie delle abitazioni e dei negozi di vicinato a loro adiacenti. E ciò a danno anche degli esercenti, loro colleghi, che esercitano nel rispetto della legge. Sono oggettivamente sussistenti, inoltre, gravi problematiche di inquinamento acustico (accertate da Arpa) direttamente ascrivibili agli esercizi e un problema di bivacco con conseguente danneggiamento di un importante monumento cittadino, l’Ospedale vecchio, divenuto ostaggio di una moltitudine di avventori la cui presenza è direttamente legata a quella degli esercizi pubblici».
E, infine, i residenti rimarcano: «Questo problema non è solo una questione di Tar anche se, come è ovvio, utilizzeremo anche noi tutti gli strumenti di tutela previsti dal nostro ordinamento giuridico, eventualmente a fianco dell’amministrazione. Tuttavia, non è sufficiente guardare a chi vince o chi perde: se le cose continuano così, siamo tutti sconfitti». r.c.

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  • farmac

    28 Luglio @ 22.19

    Mi associo al commento del Comitato che richiama il nocciolo della questione: i locali che aprono alle 18 e chiudono alle 02 sono incompatibili con la tipologia di Via d'Azeglio che è principalmente residenziale. Questi locali non possono esister in via D'Azeglio e dintorni. Si spostino al ponte Nord.

    Rispondi

  • Ilaria

    28 Luglio @ 12.51

    Pene severe e certe, questo ci vorrebbe in Italia.

    Rispondi

  • Oberto

    28 Luglio @ 09.23

    concordo con Claudio, voglio vedere chi critica un ragionamento del genere. L'educazione, il senso civico sono la base.

    Rispondi

  • Claudio

    27 Luglio @ 17.22

    Comunicato ineccepibile e ricolmo di senso civico: chi lo critica ha bassi interessi di bottega ed è, dunque, in malafede. Poco ma sicuro.

    Rispondi

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