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Il D'Azeglio dice "no" al film su Bonsu: "Processo in corso". Ma il Ciac protesta

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E' polemica fra il cinema D'Azeglio e Forum Solidarietà, organizzatore delle serate nell'arena estiva del cinema, per il film - documentario "Il mio nome è Emmanuel" , la pellicola girata da Andrea Tinari che racconta il caso Emmanuel Bonsu.  
Molti parmigiani erano convinti ieri sera di poter assistere alla proiezione del video girato per la trasmissione di Raitre "Un mondo a colori": peccato però che il gestore del D'Azeglio Luigi Lagrasta non ne sapesse nulla. "In programma - dice - c'era un altro film. Io ho saputo per caso da una mia amica del video su Bonsu". Così, continua, ha chiamato gli organizzatori e ha chiesto di sospendere la proiezione "per un discorso di rispetto" e "in via cautelativa visto che c'è un procedimento in atto".

Insieme alla decisione di Lagrasta, però, sono scoppiate le polemiche. "La visione di questo brevissimo documentario, che non entra  nella vicenda giudiziaria nata dall’inchiesta sul pestaggio di  Emmanuel Bonsu, non è stata possibile perchè il gestore ne ha negato la priezione -, ha detto Emilio Rossi, presidente del Ciac, l'associazione parmigiana che tutela i diritti degli immigrati e degli stranieri  -Il gestore ha sostenuto assurdamente che il documentario non poteva essere proiettato perchè sul  caso Bonsu è in corso un procedimento della Magistratura. Questa vicenda la dice lunga su che aria tira a Parma».

"Non abbiamo nessuna remora - replica Lagrasta -. Chi conosce il D'Azeglio, conosce anche la pulizia e il coraggio sociale che ci contraddistinguono. Per rispetto alla società civile di Parma, è giusto affrontare temi di questo genere ragionandoci insieme". Non, quindi, proiettando un semplice documentario, ma anche discutendone. "A marzo, per esempio, abbiamo dedicato una serata alla sicurezza e all'integrazione con ospiti e rappresentanti, ed è stata una serata bellissima".

Il Ciac insieme alle associazioni di solidarietà e  volontariato che partecipano a Parma multiculturale si è fatto  promotore di una raccolta di fondi a sostegno degli stranieri  vittime di episodi analoghi a quello accaduto a Emmanuel Bonsu  lo scorso settembre, quando, secondo l'accusa,  il ragazzo ghanese di 22 anni fu  fermato e picchiato nel corso di un’operazione antidroga  condotta dalla polizia municipale di Parma che lo aveva  'scambiato' per il palo di uno spacciatore. La Procura della  città emiliana ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci  appartenenti al Corpo di polizia (otto agenti, un ispettore e un  commissario capo). La prima udienza di fronte al Gup si terrà  l'8 ottobre.

Del caso si è discusso anche in  Consiglio comunale. Il  consigliere del Pd Danilo Amadei ha presentato una  interrogazione urgente chiedendo se i «co-organizzatori  dell’evento, ovvero assessorati alla Cultura, alla Famiglia e  all’Ambiente fossero al corrente della censura e se il Comune  avesse avuto comunicazione dirette con il gestore sulla  vicenda».
Il vicesindaco Paolo Buzzi ha risposto che non c'è stata  «nessuna censura, piuttosto – ha detto – c'è stato un colpo di  mano da parte degli organizzatori che avevano comunicato la  proiezione del film 'Come un uomo sulla terrà per poi  sostituirlo all’ultimo minuto. Il gestore del cinema, in piena  autonomia, non avendo ricevuto comunicazione per tempo del  cambiamento e non avendo visionato il filmato, ha deciso di non  proiettarlo». Amadei ha fatto notare come le locandine che  annunciavano la proiezione de 'Il mio nome è Emmanuel' fossero  state in circolazione da almeno una settimana. Amadei ha anche  contestato la spiegazione fornita dal gestore del cinema, che  c'era un processo in corso e non si volevano turbare le  indagini. «Un’assurdità ¨ ha commentato il consigliere del Pd  -, le indagini sono già terminate».

 

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  • Antonio

    09 Luglio @ 23.53

    qui qualcuno non la conta giusta, non so i motivi reali, ma non sono certo quelli riportati nell'articolo e se è vero che il gestore ha fatto quelle dichiarazioni può essere smentito perchè io ho la locandina con l'annuncio della serata da più di 15 giorni, c'erano ospiti pronti per il dibattito che Lagrasta auspica e che ci sono rilmasti basiti, il breve documentario è stato prodotto dalla Rai e trasmesso più volte per cui non è certo ignoto il contenuto, che tra l'altro non entra nel merito delle indagini allora in corso, ma che ora sono finite con il rinvio a giudizio. Il caso Bonsu a Parma è ancora tabu e dopo le figure magre che tanti hanno fatto mi sembra anche comprensibile, ma la figura fatta mercoledì è veramente penosa.

    Rispondi

  • Francesco

    09 Luglio @ 19.06

    Piena solidarietà , credo non solo mia, al signor Lagrasta.

    Rispondi

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