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Dossier- Morire per scelta: a Parma ci pensano due persone al mese

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di Francesca Lombardi

Ogni anno, a Parma, venti persone scelgono la morte. Un giorno come gli altri salgono su una sedia, si legano il collo e fanno un salto. Oppure si guardano sfracellare al suolo, scoppiare con un colpo di pistola, dissanguare dopo i tagli, annegare. Per qualcuno – nel 2007 sono stati 10 – , quel gesto di lucida follia rimane l'ultimo. Per altri – 8 nello stesso anno – no.

Giorgio fa parte della seconda categoria. Le pastiglie che si è messo in bocca non sono bastate: si è risvegliato in un letto d'ospedale, e ha deciso che non l'avrebbe più fatto. “Par l'amor dal sgnòr - dice con un gesto della mano -, par l'amor dal sgnòr”. Giorgio, al mondo, non sta bene: però, dopo quel giorno, ha deciso di starci lo stesso. In un bar del centro scambia qualche chiacchiera. Poche parole: quando prova a dirne qualcuna in più, comincia a balbettare, si arrabbia. “Cosa faccio nella vita? Il morto – risponde con un sorrisetto sufficiente -. Ogni giorno vado in ospedale, mi fanno l'autopsia e poi mi ricuciono. Questo è il mio lavoro”. Un po' monotono. “Sì”. Non ci si diverte molto a fare i morti. Ma, dice, è meglio farlo, che esserlo davvero.

Ne è convinto anche “gnihton” - così si firma sul web -, che su un blog invita un 18enne aspirante suicida a mettere in atto la tecnica della “vita senza ricordi”. “ Prova a immaginare un attimo di essere nato ora, in questo momento, e di non avere alcuna traccia dei ricordi passati. - scrive- 'Un brutto fatto accaduto ? Non ci sono fatti accaduti, sono morto. Cosa farò domani, che succederà ? Sono morto, non mi interessa'. E' molto più comodo morire nella mente che nella realtà. Perché è complicato e spiacevole mettere in atto la cosa, mentre noi siamo liberi di morire quando vogliamo nella nostra mente, e trattare tutto quanto il passato come farebbe uno morto. Non pensandoci. Prova 1 minuto, poi mezz'ora, poi una giornata”.
Dei “gnihton”, le statistiche non tengono conto. Così come non considerano chi al suicidio pensa e basta. I numeri, del resto, sono già alti così: con i suicidi realizzati e quelli tentati. In Emilia Romagna, secondo i dati di Polizia di Stato e carabinieri raccolti da Unioncamere regionale, i primi sono stati 273, i secondi 329. 

A togliersi la vita sono stati prevalentemente gli uomini (218 sul totale), mentre le donne ci hanno provato  più spesso senza riuscirci (175 su 329 casi di tentata morte), in molti casi ingurgitando quanti più farmaci possibile oppure buttandosi dall'alto, spesso da ponti non troppo alti. Ci ha provato anche Ina (nome di fantasia), 48enne rumena,  lo scorso 20 giugno. Erano le 4 di notte: si è messa in piedi sul ponte delle Nazioni determinata a lanciarsi nel vuoto. L'hanno fermata all'ultimo tre agenti di polizia municipale. “Mi era già capitato di intervenire in un caso di suicidio, ma allora arrivai troppo tardi”, ha detto una di loro.
Anche per Filippo (altro nome di fantasia)  non c'è stato nulla da fare: due notti fa ha deciso di moire. Trent'anni, non era riuscito a digerire la fine della sua storia d'amore. Sono tanti i suicidi per motivi affettivi: in un anno, sul territorio regionale, sono stati 19 (18 erano uomini), 86 quelli tentati per la stessa causa. Ad incidere sulla scelta di dire stop alla vita, sono nella metà dei casi malattie psichiche, seguite da malattie fisiche, da problemi di cuore e da motivi economici.

Conta poi anche il tasso di scolarizzazione - nella gran parte dei casi, chi sceglie di togliersi la vita ha infatti finito la scuola elementare o possiede una licenza media inferiore – e la condizione sociale-lavorativa. Delle 55 donne che si sono uccise nel 2007, 20 erano casalinghe. I suicidi o i tentati suicidi, poi,  sono frequenti anche fra i detenuti. Se la morte non guarda in faccia a nessuno, chi guarda in faccia alla morte spesso ha caratteristiche simili, e una di queste è la sensibilità. “Non smettete di darvi la mano – dice Giorgio a una coppia seduta nel tavolo accanto al suo -: è così difficile, oggi, volersi bene. Tenetevi stretti”.

LEGGI ANCHE: Cercasi compagno per l'aldilà: quando sul web la vita non conta nulla

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  • Francesca Lombardi

    12 Luglio @ 19.34

    I dati riportati, come ho scritto, sono quelli ufficiali di polizia di Stato e carabinieri raccolti dall'Istat. Mi perdoni, signor "Vercingetorige", ma credo che le forze dell'ordine abbiano saputo, meglio di lei, valutare i casi uno a uno classificandoli come "atti dimostrativi" o "suicidi non riusciti".

    Rispondi

  • Ugo

    11 Luglio @ 23.53

    Chi si toglie la vita è principalmente malato di mente, colui che in quel momento non razionalizza e valuta solo alcuni aspetti che potrebbero derivare dalla sua azione. Non è vero che occorre molta forza per togliersi la vita, ma solo tanta follia (duratura o di un secondo). Se tutti coloro che si ammalano seriamente, o che perdono il lavoro, o che hanno seri problemi economici, o che vengono bocciati a scuola, o che vengono mollati dal partner dovessero uccidersi, allora sarebbe risolto il problema della fame nel mondo.

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  • Paolo

    11 Luglio @ 13.01

    A volte, proprio quando la nostra esistenza sembra aver perso ogni significato, quando abbiamo perso ogni speranza, avviene qualcosa che mai avremmo immaginato, e che ci cambierà la vita, ridandole un senso. E capisci che se quella sera tu avessi veramente mandato giù tutte quelle pastiglie, ti saresti perso la possibilità di scoprire un mondo nuovo, di conoscere le persone meravigliose che da quel mondo provengono, di dare un senso nuovo alla tua vita aiutando queste persone ad affrontare piccoli e grandi problemi quotidiani. La vita è meravigliosa, viviamola sempre tutta fino in fondo.

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  • Francesco

    11 Luglio @ 11.43

    Cara signora Lombardi , trattando quest' argomento bisogna fare una distinzione tra "suicidi" e "tentati sucidi". I primi sono dolorosissime tragedie . Tra i secondi, invece, c' è un' elevata percentuale di "atti dimostrativi" , compiuti da persone che non hanno nessuna reale intenzione di uccidersi, ma vogliono richiamare su di sé l' attenzione dei famigliari, dei coniugi , di fidanzati e fidanzate , delle Autorità, dell' Opinione Pubblica. Lei dice , nel suo articolo, che , nel 2007, i suicidi, a Parma, sono stati 10 , ed i "tentati" 8. Non dubito della sua buona fede, ma, a mio avviso, i "tentati" sono stati ben più di otto. Forse , chi le ha affidato quei dati , non ha tenuto conto di tutti quei casi in cui qualcuno (o qualcuna) inghiotte quattro aspirine , poi chiama il 118 dicendo che si è avvelenato , e telefona al fidanzato (o fidanzata) per comunicargli il suo "addio alla vita" . Non voglio banalizzare le tragedie vere, non voglio ironizzare sul dolore profondo di chi è stato coinvolto in drammi di cui porterà i segni per sempre. Voglio solo dire che i termini truculenti con cui esordisce il suo articolo, nella grande maggioranza dei casi, aggiungo per fortuna, non riflettono la realtà. Quelli che si buttano sotto il treno, signora Lombardi, quelli vogliono morire davvero. Quelli che si buttano dal quinto piano , o si sparano una pistolettata in testa , o si appendono ad una fune, quelli vogliono morire davvero. Ma, per Grazia di Dio, sono pochi. Quelli che inghiottono quattro aspirine o cinque "Valium" , o si buttano dalla finestra del pian terreno, quelli non vogliono morire, signora Lombardi, ed io ne sono contento.

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  • victor

    11 Luglio @ 10.39

    suicidarsi!ditemi per chi,cosa?quanti di noi hanno avuto nella vita questo lampo che attraversa la mente;si è un fulmine,un lampo,questa è la vita che abbiamo e che sembra strano ma dura molto meno di un fulmine,ciò che oggi pare irreversibile,domani è diverso;una continua,costante evoluzione del vivere che in molti fanno fatica ad accettare. Ragazzi,Amici miei la vita è molto breve.Avere una vita,anche se brutta orribile,senza ricordi quello è suicidio passivo,una forma di vivere senza vivere,un poco come quando si è drogati,fatti,strafatti in modo tale che non ricordi nulla e sei solo un corpo che vive. VIVIAMO questa vita di merda che qualcuno ci ha regalato e,ve lo dice una persona che soffre per i suoi problemi,và vissuta,perchè è l'unica opportunità che abbiamo,non ne abbiamo altre in nessun luogo.

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