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Parma 2015: che città vogliamo essere?

Verso l'Expo e oltre - Web inchiesta: come è cambiata la città in 30 anni e come può guardare al futuro

Parma 2015: che città vogliamo essere?
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Un selfie di 30 anni fa. E uno di 15 anni fa. 
Due autoritratti collettivi, in realtà scattati e certificati dal Censis: due fotografie della comunità Parma, con i suoi dubbi e i suoi sogni, pubblicate rispettivamente nel 1985, quando la Gazzetta di Parma in occasione dei suoi 250 anni volle regalare alla città una indagine a 360° sulla città, e poi nel 2000 quando la prima “foto” venne aggiornata per capire come affrontare le sfide del terzo millennio.

Le due ricerche Censis/Gazzetta (1985 e 2000)


Ora sono quasi passati altri 15 anni: e il 2015 coincide con quell’Expo milanese al quale tante città, fra cui la nostra, guardano come a una irripetibile occasione per mettersi in mostra. Ma quale Parma andremo a presentare alle ipotetiche migliaia di visitatori da tutto il mondo? Che città stiamo diventando, e soprattutto che città vogliamo essere? C’è ancora una “parmigianità” da esibire e farci invidiare? Non come semplice folklore ma come storia di valori, solidarietà, operosità, tolleranza, cultura e bonomia che ci hanno a lungo identificati in Italia e nel mondo.

La “qualità della vita”

Formidabili quegli anni...Novanta

Titolo della prima pagina della Gazzetta di Parma 28-12-1999: Parma prima per il 1999 e nella classifica del decennio

Ecco: per capire se e quanto siamo cambiati, ma soprattutto per capire dove stiamo andando, cercheremo di confrontare le indagini Censis su Parma 1985 e Parma 2000 con la realtà della Parma 2014/2015. Una sfida con i lettori ma anche con noi stessi e con la leggerezza del web, perché crediamo che un sito che si chiama Gazzetta di Parma, e che in questi anni è stato gratificato dal vostro seguito e dalla vostra massiccia partecipazione interattiva, possa per un giorno chiedere ai suoi lettori una lettura un po' più lunga del solito e una riflessione che vada al di là dell’effimero commento sul singolo fatto di cronaca, e che spazi invece sul presente e sul futuro della città.

E per introdurre la nostra inchiesta, partiamo da un dato che definire scientifico è troppo, ma che da sempre coinvolge e condiziona l’immagine e l’autostima di tutte le città italiane: la classifica della qualità della vita che ogni anno viene pubblicata dal Sole 24 ore con una radiografia efficace, almeno giornalisticamente, delle province e dei rispettivi capoluoghi.

Guarda le classifiche :

Come si vede, tutto sommato Parma è sempre rimasta nella parte alta o medio-alta della classifica, anche se i primissimi posti degli anni '90 sono ormai un ricordo lontano. E la “qualità della vita” è sempre stata qui molto più di uno slogan o di un’etichetta, per chi arrivando nella nostra città spesso la definiva fondatamente “a misura d’uomo”.

Le folle di turisti che in questo periodo sono scena quotidiana in piazza Duomo, il boom di accessi alla Galleria Nazionale, il buon riscontro (anche straniero) nei giorni del Festival del bicentenario verdiano, ci dicono che Parma gode ancora di buona immagine. Ed è, oggettivamente, una bellissima città che ogni giorno svela i suoi tesori....

Una buona immagine che invece non sempre si rispecchia nelle analisi di chi la abita. Pur nella forzata sintesi di una lettera al giornale o di un commento al sito, ecco tre esempi fra i tanti: “Parma è diventata una città senza personalità e senz’anima” (lettore Gio su gazzettadiparma.it, 5 settembre) “Ormai ci sentiamo prigionieri in casa nostra” (lettore Alex su gazzettadiparma.it, 6 settembre);  Piazza della Pace e altre aree verdi che potrebbero offrire un momento di sosta al turista sono spesso frequentate da persone avvezze a litigi e bevute (Lettera di Mariella sulla Gazzetta del 4 settembre).....

Ma davvero Parma è cambiata così tanto? Nei giorni scorsi avevamo già approfondito un aspetto: quello del degrado urbano. E avevamo scoperto che se Parma oggi presenta tante situazioni di disordine e inciviltà, in realtà non è peggio (anzi) della Parma che nel 1981 spinse Italia Nostra a pubblicare il libro-denuncia Una città senza amore. Ma, nel miscuglio crisi economica-incuria-incività, si sta di nuovo abbruttendo.

 

E allora proviamo anche qui a ripartire da 30 anni fa, per valutare un po’ meglio se e come Parma è mutata, o semplicemente è mutata la sua percezione da parte di chi la abita.

Come eravamo/1: 30 anni fa
Nel 1985, dunque, per il suo 250° compleanno la Gazzetta chiede al Censis una ricerca sul tema “Parma e il 2000”. Un 2000 che appare ancora lontano ma che la città attende tranquilla, se il sottotitolo della ricerca è “Qualità della convivenza in un’area di cultura matura”…
Non che manchino i problemi. Nel decennio che Parma ha alle spalle quando esce la ricerca,  la cronaca della città non è stata poi così immacolata: dallo scandalo edilizio del 1975, con arresti eccellenti e una giunta travolta (come poi accadrà nuovamente nel 2011….) all’emergenza del disagio giovanile esplosa soprattutto con gli omicidi di via Isola (1979) e del Federale (1983: un 16enne ucciso da 5 coetanei). E ancora gravano su tante zone i danni del violento terremoto di due anni prima. Ma è anche una città che vive una nuova stagione politica, con la prima giunta di pentapartito (1985) nata dalla scelta del Psi di allearsi con gli stessi alleati del governo romano (Dc, Psdi, Pri, Pli) confinando così il fortissimo Pci all’opposizione, dopo 50 anni di governo incontrastato nella città da sempre fedele ma insofferente alla regione rossa e troppo incentrata sugli interessi bolognesi.

I risultati della ricerca Censis/Gazzetta 1985 – La prima cosa che il Censis coglie 30 anni fa è che i parmigiani hanno il senso di una loro “diversità”: una specificità che origina dalla posizione territoriale (la via Emilia, ma a metà strada fra Bologna e Milano…, e il corridoio-Tirreno Brennero) e su cui si è creato un forte senso di identità e coesione. E poi la frase magica: Parma appare, e si sente, “a misura d’uomo”.
La criminalità? Per le strade ci si sente sicuri (64% assolutamente, e solo il 10% esprime qualche preoccupazione). Quindi, per cercare le criticità di Parma 1985 occorre guardare altrove e non all’ordine pubblico: semmai, i parmigiani esprimono il senso di chiusura di una città dove contano soprattutto “le amicizie importanti”. E uno su tre mette in guardia contro “l’eccessivo attaccamento al passato”, incarnato dal mito di Maria Luigia e della vecchia capitale: e il rischio che emerge dall’inchiesta è “di non essere pronti alle trasformazioni che comporteranno le nuove tecnologie produttive”.
Una città che vuole troppo? – E a rileggerla 30 anni dopo, forse la ricerca preannuncia un problema destinato a pesare. Si parla infatti della “necessità di nuovi collegamenti”: ma la pretesa di poter inseguire e pretendere tutto, dalla Stazione Mediopadana dei treni all’ambizioso aeroporto al doppio collegamento Pontremolese (ferrovia/autostrada) finirà per rivelarsi eccessivamente ambiziosa, scontrandosi negli anni a seguire con la cocente sconfitta della fermata Tav (“scippata” da Reggio) e con i ritardi/problemi delle altre infrastrutture che sono cronaca anche del 2014.
Ma in quel momento sembrano sogni legittimi, per una collettività che vive la “forte espansione produttiva” del suo comparto economico più significativo: quell’alimentare che si è ormai lasciato alle spalle la stasi degli anni’70 e che si è conquistato un prestigioso biglietto da visita con il nuovo quartiere fieristico, disegnato su misura per la rassegna Cibus”.
Insomma, come dice l’ultima pagina della ricerca, per il “Modello Parma” il clima di aspettative è “decisamente favorevole”.

30 anni in 25 scatti: guarda la fotogallery

Come eravamo/2: arriva il 2000
Le prime vere paure – Il Censis/2 lo scrive subito: all’alba del terzo millennio (la ricerca esce nel settembre 2000), Parma è “una società diversa”, rispetto a quella di 15 anni prima. E' “sempre economicamente forte”, ma con una “crescente paura del sociale”. E molto meno “corale”, perché gli interessi dei gruppi e degli stessi individui si stanno sempre più differenziando e a volte contrapponendo, pur sullo sfondo tranquillizzante di “un ampio benessere”. Che però, a sua volta, non è esente da timori di rallentamento: una inedita paura del futuro che coinvolge soprattutto la fascia dei pensionati. Ma un altro segnale sul mutato senso dell’identità parmigiana arriva dai giovani: il 60% è tranquillamente disponibile a cambiare città, se questo gli consentisse un lavoro che più gli piace o un reddito più elevato.
Stiamo comunque parlando ancora di una città in cui “la qualità della vita viene giudicata medio-alta”. I problemi che possono insidiarla? Innanzitutto – nelle risposte dei parmigiani – traffico e qualità dell’aria. Ma sta avanzando un altro tipo di insidia: a 15 anni di distanza, quasi un parmigiano su due afferma che “la sicurezza è peggiorata”, nonostante l’88% non abbia subìto furti negli ultimi due anni.
La questione immigrazione – E si capirà dalle risposte successive, nonostante la ricerca sia al proposito prudentissima e “polticamente corretta”, che le incertezze sull’ordine pubblico sono collegate soprattutto a una presenza di immigrati extracomunitari che la pur tollerante Parma giudica per il 44% “eccessiva”. E’ una città letteralmente spaccata in due, sulla questione immigrazione: metà delle risposte giudica l’immigrazione positivamente, perché “crea ricchezza e puo’ arricchire culturalmente la società”, mentre l’altra metà la vede come “un pericolo: gli extracomunitari spesso partecipano ad attività criminali”.
Sviluppo futuro – Insomma, il selfie dei parmigiani 2000 fissa un’area ancora fertile e con prospettive di sviluppo (che intanto una nuova cultura vorrebbe più rispettoso dell’ambiente), ma con un ritmo di crescita rallentato e con tracce di “turbamento per il futuro”. Gli ingredienti per progredire o mantenere il benessere ci sarebbero tutti: il tessuto imprenditoriale ancora forte, una formidabile immagine incentrata sulla qualità gastronomica e artistico-culturale, che si spera di esaltare nella vicina ricorrenza delle Celebrazioni Verdiane 2001, anche se si è già perso il treno per entrare per tempo nei cataloghi turistici internazionali perdendo potenziali visitatori da Usa e Giappone. Sono anche, e non è banale ricordarlo in tema di immagine, gli anni in cui il Parma inizia la sua scalata calcistica mentre lo scandalo Parmalat ancora cova sotto la cenere, imprevedibile per i più…. Qualcuno ha anche il realismo per ipotizzare alleanze con altri territori: anche se si guarda più alla cultura di Modena o Ferrara che non al pragmatismo della vicina e snobbata Reggio che su temi come i rifiuti è decisamente più avanti di noi (e quando i sindaci Ubaldi e Spaggiari proveranno a varare un’alleanza sul tema, troveranno decise opposizioni politiche e di campanile, salvo doversi poi ritrovare al tavolo per la multiutility Newco che oggi conosciamo come Iren).
Ma le vere ombre da illuminare, per la maggior parte dei parmigiani, sono due: l’invecchiamento della città, con relativi effetti economici e sociali, e l’aumento dei flussi immigratori, che molti ritengono inevitabile e peggiorativo.
“Il maggior limite per Parma? E’ Parma stessa” – E la bella frase conclusiva di Censis 2000. E lascia intendere che la società parmigiana “sembra ora avere scarse attitudini nel porsi e raggiungere obiettivi”, con il rischio di non sfruttare “potenzialità che restano enormi”.

2014-15: come siamo, come saremo
Da quel 2000 sembrano trascorsi ben più di 14 anni. In un mondo cambiato per sempre (dall’11 settembre alla lunghissima crisi economica globale, ai venti di guerra di questi ultimi mesi), anche Parma ha subìto ripetute rivoluzioni. Basterebbe ricordare lo scandalo Parmalat del 2003 e quasi nelle stesse ore l’agognato (e sopravvalutato?) arrivo dell’Authority Efsa; la dinamica (e poi troppo ambiziosa?) era Ubaldi, poi seguita dagli anni del “delfino ribelle” Vignali e dal connubio debiti-inchieste giudiziarie culminato nella rivoluzione politica Cinque stelle; i mutamenti nell’assetto proprietario dei due istituti di credito cittadini; una crescente percezione di insicurezza pubblica, certamente collegata a tanti reati a firma non parmigiana ma anche a tanti episodi di cronaca più strettamente locale (chi può dimenticare l’orribile 2006 di Tommy, Virgy e Silvia e delle altre vittime dal taxista Salvarani a Roveraro decapitato?).......

E le cronache della politica quotidiana, sono forse fatte più di circoscritte singole frecciate opposizione-maggioranza, e viceversa, che non di un dibattito più allargato (e più alto) su un progetto di città.

La politica oggi a Parma: leggi le ultime notizie

E qui si torna alla domanda di partenza: che città stiamo diventando e che città vogliamo essere? Per l'Expo e oltre.

Noi continueremo ad approfondire i temi elencati: ora a voi la parola nello spazio commenti....

 

 

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  • enrico

    24 Febbraio @ 09.36

    Non prevedo niente di buono, ma non solo per Parma. D'altra parte peggio di così per la nostra città non può andare. Tanto per gradire: scandalo Parmalat, Fallimento (o quasi) del Parma Calcio, chiusura ormai inevitabile dell'aeroporto, importanti aziende con i libri in Tribunale. Abbiamo vissuto in una favola per troppo tempo. Sostegno a chi ha l'onere di amministrare la città e non ha certo colpe per quanto successo. Il tiro al bersaglio di tutti (anche dei corresponsabili dello sfascio) su Pizzarotti deve finire. Preciso che non sono un "Cinque Stelle" ma un deluso di sinistra . Grazie. Enrico .

    Rispondi

  • Oberto

    16 Settembre @ 08.44

    oh sarà un caso, ma come scritto nel ritaglio di giornale del 99, Parma prima e Sicilia ultima. Poi abbiamo smesso di vorate per i comunisti ( che comunque non sono esenti da colpe e non sono dei santi) e siamo passati a votare come in Sicilia per i democristiani, e siamo finiti come la Sicilia. Ci sarà un nesso?

    Rispondi

  • Giuseppe

    16 Settembre @ 02.11

    Che dire, uhm uno dice la sua, Io vivo Parma da poco dagli anni 2000. Sono arrivato a Parma che si stava bene, bella gente, città pulita sempre tanta gente in giro i negozi pieni la piazza era un vero salotto, adesso ci siamo ridotti con una città abbastanza sporca deserta con tutte le strade pieni di buche con un malessere comune. Non credo che siano stati bravi i vecchi amministratori anzi tutt'altro, ma questa amministrazione che io ho vitato c'è la sta mettendo tutta per per completare l'opera, credo che sarà molto dura

    Rispondi

  • Maurizio

    15 Settembre @ 20.28

    Secondo me il tema dell'articolo si può benissimo estendere all'italia intera, non è uestione di parma o del sindaco attuale o di tante altre cose esclusivamente locali, parma è simile alle altre città, salvo poche altre eccezioni è l'italia che viaggia in questo modo

    Rispondi

  • Nicola Martini

    15 Settembre @ 17.06

    Personalmente temo che Parma necessiti di una ripartenza dopo un quindicennio ove sono stati commessi errori madornali in termini di programmazione e sviluppo della Città. Alle volte Parma appare spinta in un angolo, stanca ed incapace di togliersi da questa posizione. A mio modesto parere il primo elemento necessario per una ripartenza è l'analisi degli errori commessi al fine di evitare di ripeterli in futuro e di compiere l'errore più grave di affidarsi indiscriminatamente a cure radicali di segno inverso, le quali generalmente producono più danno che utile. Negli ultimi 15 anni Parma ha visto un'espansione urbana a mio parere poco razionale, con il risultato di avere quartieri di nuova costruzione dove pochi alloggi sono stati venduti (in cui si devono però portare i servizi) ed un centro città il cui patrimonio immobiliare non è stato sempre valorizzato a dovere, come in realtà si dovrebbe fare. Il tessuto commerciale del centro, già provato dalla crisi, ha dovuto confrontarsi con la costruzione eccessiva di parchi commerciali nelle periferie e con la ristrutturazione a dir poco discutibile della Ghiaia che per anni ha privato i negozi nelle strade limitrofe di quei flussi di clienti diretti al mercato storico della città. Come se non bastasse di tutte le infrastrutture previste quella che poteva far fare il salto di qualità alla mobilità urbana, se concepita con criterio (metrotranvia), è rimasta sulla carta. Sul versante rifiuti ora i sacchi del pattume giacciono sui marciapiedi nei giorni di raccolta attirando ratti e scarafaggi, facendo ricordare come ca. 30 anni fa nelle periferie si sperava che l'allora Amnu piazzasse i cassonetti per il contenimento dei rifiuti. Tale sistema di raccolta probabilmente dovrà essere rimodulato. Parma per ripartire dovrà superare la propria eccessiva autoreferenzialità, cercando di fare sistema con i territori vicini nei settori che lo richiedono (aziende, università, fiere, ecc.) pur cercando di mantenere ed ampliare gli ormai pochi collegamenti con l'esterno. La raggiungibilità di un territorio, infatti, è fondamentale per il mantenimento della vitalità di un sistema economico e sociale, al fine di attrarre turismo ed operatori economici. Nel breve periodo si dovrà puntare sull'effettivo sviluppo del Verdi, finalmente dotato di una concessione ventennale, e sulla creazione di una fermata in linea del Tav al fine di creare un nodo di interscambio, prendendo ad esempio i sistemi esteri maggiormente funzionali.

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