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La nuova sala operatoria nasce già vecchia

Sarà inaugurata il 30 settembre ma resterà aperta solo un mese. Servono altri lavori

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La buona notizia è che il 30 settembre entrerà in funzione la nuova sala operatoria ibrida del polo angiografico - inaugurato nel marzo 2012 - della Radiologia dell'ospedale Maggiore. La cattiva è che la sala - progettata nel 2011, realizzata anche grazie ad un finanziamento di 550 mila euro di Fondazione Cariparma, e collaudata a dicembre 2013 - lavorerà per un mese e dovrà essere chiusa fino a fine anno per lavori di adeguamento.
La sala ibrida - unica per ora in Emilia Romagna e destinata a servire anche gli ospedali di Piacenza, Reggio Emilia e Modena, con una previsione di circa 300 interventi l'anno - è un ambiente multifunzionale: sala diagnostica (radiologica, emodinamica ed interventistica) e sala chirurgica. Un fiore all'occhiello, spiega Diego Ardissino, direttore della Cardiologia del Maggiore, che fra 12 giorni inaugurerà la struttura con il primo intervento.
La sala, nata per la cardiologia strutturale e al momento votata a questo scopo, consente interventi di sostituzione di valvole cardiache, inserimento di clip mitraliche, chiusura di difetti del cuore, trattamento di cardiopatie congenite. Tutti interventi mininvasivi senza il tradizionale «taglio» chirurgico.
Dal momento in cui la sala era stata pensata però molto è cambiato, anche dal punto di vista tecnologico, e oggi le nuove frontiere della sala ibrida sono anche il trattamento cardiochirurgico strutturale di alcune specifiche patologie vascolari e ginecologiche, ed in alcuni casi il trattamento del politrauma. Interventi che potrebbero richiedere, fin dall'inizio o in corso d'opera, anche il «taglio», ossia le tecniche chirurgiche tradizionali. Un ampliamento di campo d'azione che permetterebbe di capitalizzare al meglio una struttura.
E qui sorge il problema. Perchè un intervento chirurgico richiede un miglioramento dei percorsi di accesso per il paziente fra la zona di preparazione e la sala operatoria, attualmente non completamente sterili e quindi non adeguatamente sicuri.
Il problema, già segnalato dai medici, è emerso durante un sopralluogo di inizio agosto. «Come sala ibrida è inadeguata per le dimensioni, 42 metri quadrati contro gli almeno 50 necessari, per la conformazione, un budello lungo e stretto dove non è agevole muoversi, tantomeno per èquipe multisciplinari, e per le apparecchiature, in alcuni casi già datate nonostante non siano mai state utilizzate. E' una misera sala angiografica costata una cifra stratosferica», taglia corto Pierfranco Salcuni, direttore di Scienze chirurgiche, fra i medici presenti al sopralluogo. Che rincara: «Non c'è stato nella progettazione il necessario coinvolgimento dei medici. Non c'è magazzino o vie di fuga e dovrei portarmi dietro gli strumenti dal terzo piano. Al momento sono assenti le condizioni di sicurezza per affrontare un intervento che, da endoscopico, potrebbe diventare chirurgico».
Più sfumata l'opinione di Tiziano Gherli, direttore della Cardiochirurgia, che invita ad essere costruttivi.
«Il finanziamento della Fondazione per la sala operatoria ibrida è arrivato, grazie alla generosità del compianto Carlo Gabbi, quando era già stato redatto il progetto del polo angiografico - spiega Gherli - L'idea della sala ibrida si è sviluppata in corsa e alla fine ha prevalso l'aspetto radiologico e non quello operatorio». Gherli spiega che sono già stati pianificati interventi di modifica dei percorsi di accesso che garantiranno la sterilità e che verranno completati nei prossimi mesi.
Ardissino invita, «soprattutto in tempi di tagli e investimenti al lumicino», a «vedere il bicchiere mezzo pieno», valutando che la struttura sarà comunque un passo in avanti per l'ospedale.
Dal 30 settembre e per tutto ottobre - dopo che sarà messa a punto la formazione del personale - la sala funzionerà per esami di emodinamica. Un periodo che servirà a valutare il grado di contaminazione durante gli interventi e predisporre le misure per garantire la totale sterilità, e quindi la possibilità di eseguire interventi di cardiochirurgia. In futuro inoltre non si esclude di rivedere la planimetria della sala, ampliandola e adattandola all'aumento delle tipologie e alla numerosità delle richieste.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Vercingetorige

    19 Settembre @ 11.39

    TROPPA GENTE DA METTERE D' ACCORDO ! Qualcuno potrebbe dire . "troppi galli nel pollaio" . Alla "multidisciplinarietà" si finirà per arrivarci , ma è un cammino lastricato di ostacoli. Non li supereranno quelli che hanno fatto un "master" per ragionieri alla "Bocconi" . Comunque , inaugurare ripetutamente la stessa struttura è una prassi comune nelle pubbliche relazioni manageriali. Ogni volta si taglia un nastro , si posa una prima pietra ,si invita un ministro , si fa un rinfresco , si prendono a noleggio piante ornamentali da disporre lungo il percorso delle autorità . Ci sono opere pubbliche che sono state inaugurate cinque o sei volte.......................

    Rispondi

  • Nocciolina

    19 Settembre @ 09.41

    tipico lavoro all'italiana insomma.

    Rispondi

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