Intervista

Bernazzoli: Grazie Parma per questi 11 anni

"La riforma delle Province andava fatta ma non in questo modo"

Bernazzoli: Grazie Parma per questi 11 anni

Bernazzoli

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Domani si vota per la nuova Provincia (Video). Per la prima volta non saranno chiamati alle urne i cittadini ma solo 610 addetti ai lavori fra sindaci e consiglieri comunali. Domani è anche l'ultimo giorno di lavoro per Vincenzo Bernazzoli: dopo quasi 11 anni al timone della Provincia di Parma gli toccherà sfilarsi la fascia blu. (Guarda uno stralcio dell'intervista del direttore, Giuliano Molossi)
Presidente, è l'ora del congedo...
Sì, domani faremo l'ultima giunta, poi passeremo il testimone nelle mani dei nuovi amministratori.
Da quanto tempo state lavorando senza ricevere alcun compenso?
Da giugno.
Qualche settimana fa la Gazzetta, con un sondaggio sul web, ha chiesto ai lettori: vi piace la riforma delle Province? Risultato: il 94 per cento ha risposto no, il 6 per cento ha risposto sì. La sorprende?
No, anzi mi fa piacere che la stragrande maggioranza dei parmigiani ha capito che è stata fatta molta confusione attorno a un ente che non è così inutile come si è tentato di far credere. La Provincia non è un posto che ospita gente parcheggiata a rubare degli stipendi. La Provincia fornisce servizi reali e importanti, dalle strade alle scuole, è vicina alla gente, è sempre presente sul territorio. Almeno, così è stato finora. Con questa riforma temo che non sarà più lo stesso.
Secondo molti è stata una riforma pasticciata, incompiuta, affrettata. A suo parere, qual è la cosa più negativa?
In luglio sarebbe dovuto uscire un decreto con le competenze delle nuove Province: lo stiamo ancora aspettando. Oltre tutto, mentre si applica la riforma Del Rio, va avanti la modifica del titolo V che prevede l'abolizione totale. E' un grande pasticcio. A mio modo di vedere però la cosa più negativa è il cambio di assetto di governo senza che questo sia oggetto di una discussione approfondita. Questa riforma sposta i centri decisionali dal territorio, che così si indebolirà, a Bologna o a Roma. Si tratta di una decisione che avrebbe bisogno di correttivi, di bilanciamenti. Per ovviare a questo occorrerebbe ridefinire il disegno complessivo del sistema istituzionale.
Ma perché hanno cominciato proprio dalle Province?
Perché è l'anello più debole della catena.
Non ci saranno risparmi significativi?
Tutt'altro. La Corte dei Conti ha dichiarato che questa riforma farà aumentare i costi. Se le funzioni della Provincia venissero assegnate alle Regioni i costi aumenterebbero del 20 per cento.
Insomma, secondo lei la riforma andava fatta ma il metodo è sbagliato. E' così?
Esattamente. Una riforma era necessaria ma non questa e non in questo modo, disorientando i cittadini.
In una situazione così confusa, qual è il futuro del nostro territorio?
Noi dobbiamo cominciare a ragionare di «area vasta», e cioè non solo come Parma ma come un territorio che comprenda anche Reggio, Piacenza, Cremona, Mantova e La Spezia. L'aeroporto non può essere solo l'aeroporto di Parma, così come la fermata mediopadana di Reggio Emilia non può essere solo di Reggio Emilia, così come l'università, il turismo, la logistica. Tutte le scelte strategiche, d'ora in poi, devono essere affrontate in una chiave di area vasta, pena l'isolamento di Parma e la sua marginalizzazione dal processo decisionale regionale.
Lei sarebbe stato più favorevole a un accorpamento delle Province...
Certamente. Ho sostenuto questa ipotesi anche a livello nazionale ma purtroppo non è stata recepita.
Presidente Bernazzoli, lei è giustamente amareggiato. Però questa riforma non l'ha fatta Berlusconi e il centrodestra, l'ha fatta un governo presieduto dal segretario del suo partito, il Pd...
Sì, questo non toglie che l'ansia da prestazione per il cambiamento abbia portato ad accelerazioni eccessive.
Sono stati compiuti tagli pesanti ai bilanci delle Province. Non ci sono i soldi per spalare la neve o per riparare le strade dissestate. Chi li farà questi interventi?
Lo Stato è obbligato a farli.
E' vero che siete in credito con lo Stato?
Sì, vantiamo crediti per 12 milioni di euro, soldi che di questi tempi farebbero comodo. Abbiamo fatto causa al Ministero.
Cosa rischiano i 400 dipendenti della Provincia in una situazione così confusa?
C'è un accordo sindacale con il governo che garantisce loro il posto di lavoro. E' evidente che questo accordo tiene nella misura in cui ci sono le risorse. Penso comunque che sia un grave errore tenere dei funzionari pubblici in uno stato di incertezza sul loro futuro.
Torniamo a lei e alla sua esperienza in questi 11 anni alla guida della Provincia. Cosa ha ricevuto lei da Parma? E cosa ha dato a Parma?
Esco da questi 11 anni arricchito umanamente. Questa esperienza mi ha dato la possibilità di avere una fitta rete di rapporti sociali e umani, di conoscere persone straordinarie. Da parte mia, ho messo le mie competenze a disposizione del territorio. Credo di aver fatto buone cose, soprattutto in materia di infrastrutture e viabilità. Anche sul sociale io e la mia giunta non ci siamo risparmiati. Sono felice di aver riservato particolare attenzione agli ultimi, ai più bisognosi.
Rimpianti o rimorsi?
Direi di no, sono contento di quello che ho fatto.
Errori ne ha commessi?
Errori sicuramente ne ho fatti, tutti comunque in buona fede e che ho sempre pagato di persona.
Non c'è congedo senza ringraziamenti. Lei ha qualcuno da ringraziare?
Tutti coloro che hanno collaborato lealmente con me, a cominciare dalla mia giunta che mi è stata vicina in tutti questi anni, i sindaci, le organizzazioni sociali, sindacali e di volontariato. Ma ringrazio soprattutto tutti quegli uomini e donne che nell'ombra, dietro le quinte, in silenzio, lavorano per il bene della nostra comunità.
Quale sarà la sua giornata da venerdì in poi?
Avrò più tempo da dedicare alle mie passioni, la montagna e la musica. Mi riprometto anche di creare spazi di dibattito culturale attorno ai temi dello sviluppo di questo territorio. E mi dedicherò al mio nuovo lavoro che mi appassiona, mi occupo di organizzare servizi per viaggi alle imprese. E' un'esperienza nuova e stimolante che affronto con molto entusiasmo.
Scusi presidente, ma questa voce che lei diventerà assessore regionale allora è infondata?
Grazie, ma è da vent'anni che sono sulla breccia, credo di aver già dato.

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