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ALLUVIONE

"I miei giorni da alluvionato"

Il diario di un nostro giornalista fra via Po e via Navetta

"I miei giorni da alluvionato"
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Se non lo vivi non capisci. Se non ci sei in mezzo non puoi renderti conto. Le immagini della tv e le foto sui giornali “parlano” più di mille descrizioni, ma se non provi sulla tua pelle cosa vuol dire essere un alluvionato hai solo una pallida idea di cosa significa. Io sono fortunato: la mia famiglia sta bene e il mio appartamento è intatto. Il piano terra del nostro condominio non esiste più. I muri delle cantine sono crollati, le porte dei garage divelte, quasi tutto quello che c'era dentro è andato buttato. Ma chi ha visto entrare il Baganza anche dentro casa sta molto peggio di noi. Quello che segue è il diario di questi cinque giorni di un abitante qualunque di via Po, angolo via Navetta, in piena “zona rossa”.
LUNEDI'
Sono le 15 e, come tutti i giorni, esco di casa per venire in Gazzetta. Piove, ma debolmente, e invece del motorino prendo l'auto, anche perché mia figlia mi chiede un passaggio per andare al Palalottici dove l'aspetta l'allenamento di pattinaggio a rotelle. Non posso saperlo, ma in questo modo salvo l'auto.
In redazione, dopo le 16, cominciano ad arrivare notizie allarmanti sulla situazione dei fiumi, soprattutto il Baganza. Poco dopo le 16,30 chiamo mia moglie al telefono per sapere cosa succede da noi: «Ora non posso parlare - risponde in fretta prima di attaccare -, sto cercando di tirare fuori dall'ascensore una signora». Non lo sa, ma le sta salvando la vita. Ancora dieci minuti e l'ondata d'acqua travolgerà tutto il piano terra del palazzo, ascensore compreso.
Dalla radio sintonizzata sui canali di servizio arriva la notizia che i ponti sulla Parma sono chiusi. Altra telefonata, che va a buon fine solo dopo molti tentativi: «Paolo, è pazzesco - dice mia moglie - l'acqua sta portando via le auto dalla strada» poi la linea cade. Il pensiero corre subito a mia figlia che è al Palalottici. Per fortuna è cliente Vodafone e riesce a chiamarmi per tranquillizzarmi: «Papà sto bene, non posso muovermi ma ci hanno detto che verranno a prenderci». E di nuovo la linea che cade.
Passano i minuti, inizia lo speciale su Tv Parma con le immagini girate fra via Po e via Varese e prendo paura. Dalla radio arrivano buone notizie sulle “ragazze del pattinaggio”: stanno tutte bene. Sì, ma dove sono? Come faccio a recuperare mia figlia? Ogni cinque minuti provo e riprovo a chiamare i numeri di cellulare di moglie e figlia e quello di casa. Niente da fare. I miei colleghi dicono: «Vai a casa, qui ci pensiamo noi». Già, ma come ci vado a casa se i ponti sono tutti chiusi?
Alle 20,30 finalmente arriva la notizia che hanno riaperto ponte Dattaro. Mollo tutto e mi precipito a casa. La scena è spettrale: il quartiere è nel buio più totale, le strade sono un fiume di fango e casa mia è sotto tre metri d'acqua. Impossibile entrare o uscire. Chiamo mia moglie che si affaccia dal balcone: «Siamo senza luce ma stiamo tutti bene. Silvia è con noi. Torna domani». Mi racconterà poi di essere andata a recuperare nostra figlia scavalcando il balcone del primo piano finché era possibile.
La notte di lunedì la passo a casa di mia madre, dal lato opposto della Parma, un paio di chilometri più a Nord. La cosa surreale è che sembra di essere in un altro mondo, dove tutto funziona regolarmente (tranne i telefoni) e non c'è traccia del disastro.
MARTEDI'
Ho dormito pochissimo e male. Mi alzo presto e vado a comprare stivali di gomma per tutta la famiglia e qualcosa da mangiare. Arrivo a casa e trovo una situazione meno drammatica: i vigili del fuoco, con un'idrovora, hanno abbassato moltissimo il livello dell'acqua. Ora si può entrare nel palazzo e mi rendo conto della devastazione. Le porte non ci sono più, i muri divisori delle cantine sono crollati, dappertutto è un ammasso di macerie. L'acqua è arrivata fino a un paio di gradini dagli appartamenti del primo piano e lì, ringraziando Dio, si è fermata. Ovviamente siamo senza luce e senza telefono: la centrale Telecom è a duecento metri da noi ed è completamente allagata. La rete Vodafone funziona a singhiozzo. Più no che sì. L'acqua corrente, almeno quella, ce l'abbiamo, ma non sappiamo se è potabile.
La prima cosa da fare è armarsi di pale e scope e cercare di liberare dal fango l'entrata e i corridoi che portano a cantine e garage nella speranza di riuscire a salvare qualcosa. Tutti (quasi tutti) i condomini ci danno dentro, bambini compresi. E con l'avanzare del giorno comincia ad arrivare un altro fiume che aumenta sempre più. Non è d'acqua, ma di solidarietà. Sono i ragazzi delle scuole superiori, gli universitari, i disoccupati, i rugbysti e gli altri sportivi delle squadre parmigiane e anche i Boys. Prima a decine, poi a centinaia. Li chiameranno gli “angeli del fango” e, vi assicuro, sono angeli davvero, mandati dal cielo. Portano pale, secchi e tanto entusiasmo. Lavorano fino a notte fonda: spalano, spostano detriti, e mai un lamento. L'unica cosa che chiedono è: «Avete bisogno?».
Verso la fine della mattinata arrivano gli altri angeli custodi, sono gli uomini della protezione civile dell'Emilia Romagna. Arrivano da tutta la regione, alcuni direttamente da Genova dove hanno appena finito di soccorrere i nostri colleghi di sventura. Quelli che si prenderanno cura del nostro condominio per tutta la settimana sono gli alpini di Cento di Ferrara. Ogni sera tornano a casa; al mattino alle 6,30 fanno rapporto nella loro sede e verso le 9,30 sono di nuovo in via Po. Portano un'idrovora potente e si mettono subito al lavoro ma avvertono: «Questa ha bisogno di almeno 40 cm di pescaggio. Dopo ne servirà una più piccola». Il livello dell'acqua scende e noi entriamo nelle prime cantine agibili per salvare il salvabile. Arrivano anche i vigili del fuoco che abbattono i muri divisori pericolanti e mettono in sicurezza la zona. Ora possiamo spalare senza rischi.
Verso le 13,30 l'inquilino dell'attico arriva con panini, pizze e bevande per tutti i ragazzi. Che mangiano felici e riusciamo anche a scherzare. Lui si chiama Francesco, ma io l'ho segretamente ribattezzato “Bob aggiustatutto”, dal nome del protagonista di un cartone che guardava sempre mio figlio quand'era piccolino. Francesco, come Bob, sa sempre come risolvere un problema: è insieme elettricista, idraulico, muratore, meccanico e tutto quel che serve. Anche se di mestiere fa tutt'altro. E' il primo ad iniziare a lavorare e l'ultimo a smettere.
Intanto davanti casa il cumulo di macerie e rifiuti diventa alto e chiamo l'Iren perché vengano a prelevarlo: «Passeremo stanotte» assicurano. A Tv Parma, scoprirò più tardi, il sindaco Pizzarotti promette: «Entro sera tutte le abitazioni avranno la corrente». Noi ci speriamo, perché nel palazzo ci sono due anziani disabili. Arriva la notte e con essa il tecnico Iren che ci cambia i contatori allagati: «Però i salvavita dovete cambiarli voi», ci dice.
Vado a letto a luce di candela: nel cortile almeno cinquanta ragazzi, con le torce elettriche, stanno spalando il fango.
MERCOLEDI'
Di primo mattino arrivano in successione: gli elettricisti che abbiamo chiamato e che ci mettono il salvavita, i “nostri” alpini di Cento con l'idrovora più piccola e gli studenti con le pale. Il cumulo di detriti e rifiuti è ancora lì, ancora più alto. Altra telefonata a Iren e altra assicurazione: «Arriviamo».
Problema: la fogna è intasata dal fango e l'idrovora non va. Gli alpini si devono fermare. I garage restano inaccessibili. Stamattina sono addetto al lavaggio di quel che si può recuperare: scarponi da sci, valigie, biciclette. Mi aiuta Alice, un'universitaria bresciana. «Studio Scienze Ambientali» dice. «Perfetto - le rispondo - dalla teoria oggi passi alla pratica».
Mia moglie sembra un'invasata mentre cerca di recuperare le sue adorate palle di Natale e la moglie di “Bob aggiustatutto”, stimata imprenditrice non meno lavoratrice del marito, le fa: «Pensavo fossi un po' snob, invece sei simpaticissima!».
Ecco un'altra cosa buona dell'alluvione: nel condominio abbiamo sempre avuto rapporti molto cordiali ma anche formali. Ora, lavorando tutti insieme nel fango, stiamo diventando amici. Il mio vicino napoletano, con moglie brasiliana, promette: «Quando sarà tutto finito, tutti a cena da me». Speriamo nel churrasco!
Arriva la sera e, nonostante le ripetute richieste a Iren, il cumulo di detriti è ancora lì, la luce non c'è e la fogna non tira. Nel cortile, gli angeli sono ancora lì a spalare.
GIOVEDI'
Ormai ho rotto le scatole a chiunque passi a tiro con una divisa dell'Iren ma è un rimpallarsi continuo delle responsabilità. Il cumulo di rifiuti e detriti ora è una montagna, la luce continua a non esserci e la fogna a non tirare. Gli alpini di Cento hanno portato l'acqua nei garage a livello del ginocchio: vado in strada e “aggancio” tre ragazzoni con gli stivali alti e i muscoli giusti per il lavoro che gli tocca: entrare nella melma, abbattere le porte dei garage, e tirare fuori tutto ciò che riescono ad abbrancare. Reclutare volontari in via Po è di una facilità disarmante: se non sono loro a presentarsi basta fermare i primi che passano (e passano di continuo) e dirottarli in casa tua. Finito il lavoro, non fai in tempo a ringraziarli che sono già a dare una mano in un altro palazzo.
Nel pomeriggio il colpo di scena: i volontari vengono allontanati. Fermi tutti, ci dicono, arriva l'Esercito. Addirittura? E cosa farà? Prenderà a cannonate la fogna fino a farla, finalmente, funzionare? In realtà la colonna militare (almeno quella che arriva in via Po, angolo via Navetta) è formata da un camion e una ruspa. Gli uomini della protezione civile mettono i detriti (a mano!) nella benna, che poi scarica nel camion. Andare a sera la montagna di detriti non c'è più. C'è, invece, la luce elettrica nelle case e con essa l'acqua calda. E' arrivata alle 17. Esattamente 72 ore dopo l'alluvione.
VENERDI'
E' una bella giornata, calda e soleggiata. Il tempo per fortuna ha tenuto in tutti questi giorni. Non oso pensare cosa sarebbe successo se avesse piovuto. Gli alpini di Cento arrivano e promettono: oggi vi liberiamo dall'acqua. L'idrovora un po' va e un po' no. Fino a quando resta il fango e si devono arrendere. Nel pomeriggio arrivano di nuovo i vigili del fuoco con le pompe per il fango e tocca a loro. Angeli in divisa.
Nel frattempo si cominciano a ripulire i muri e si continua a lavare tutto ciò che si recupera.
CONSIDERAZIONI
Sappiamo tutti che sarà ancora lunga, ma in fondo al tunnel cominciamo a vedere la luce. L'emergenza sta per finire, poi sarà la volta della ricostruzione. E non sarà meno dura.
Il primo pensiero va alle migliaia di ragazzi che hanno aiutato noi e i nostri vicini. Stupendi è l'unico aggettivo che mi viene in mente. La “generazione WhatsApp” non è assolutamente meno della “Meglio gioventù”. Grazie ragazzi, grazie mille. Ma grazie anche ai “nostri” alpini di Cento e a tutte le altre squadre della protezione civile, ai vigili del fuoco e tutti i volontari che ancora si stanno spendendo nel quartiere. Male, invece, molto male Iren, che ha brillato per inefficienza e ritardi. Campioni del rimpallo e dello scaricabarile. Comprendo perfettamente le difficoltà nelle quali si sono dovuti muovere, ma l'emergenza ha riguardato, e riguarda, solo una piccola fetta della città. Cosa sarebbe successo se, invece del Baganza, a tracimare fosse stata la Parma? Nessun commento meritano infine le parole di chi lunedì pomeriggio faceva promesse che sapeva di non poter mantenere (vero signor sindaco?) o, e sarebbe ancora peggio, le faceva senza sapere se avrebbe potuto mantenerle.

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  • Caliburnus

    19 Ottobre @ 13.35

    Da via manzoni grazie veramente di cuore a tutte le persone che si sono sporcate le mani e a chi le ha aiutate.

    Rispondi

  • StefanoC

    19 Ottobre @ 01.58

    purtroppo, devo dire, nel mezzo di tutta questa situazione sono mancati dei v eri centri di coordinamento. Su facebook sono entrato in un gruppo che vi chiedo di pubblicizzare: SOS alluvione parma ( https://www.facebook.com/groups/sosparma/?fref=ts dal quale si cerca di far incontrare richieste di soccorso e offerte di volontari. Io stesso mi sono trovato per due giorni a non sapere come offrire aiuto. Sono stato miracolato e personalmente ho subito pochi danni, il mio palazzo aveva solo 20cm d'acqua dentro, pur essendo circondato da oltre mezzo metro di acqua e fango. Mi sono mosso con un'idropulitrice professionale ad alta potenza per aiutare i vicini a ripulire le cantine, i muri, i portici. in 3 giorni di richiesta attrezzature (la macchina era rimasta sotto) non ho trovato nulla. Diversi ragazzi che venivano non avevano nemmeno gli stivali: due sacchi ai piedi e via a spalare dove si poteva. Il materiale distrubuito dalla Prot.Civ. dovrebbe essere rimesso a disposizione dopo l'uso, ma alcuni se lo portavano via, e così nelle zone di lavoro si tornava ad essere senza nulla. mercoledi notte, mentre rientravo, stava passando il camion iren: l'autista era da solo, ha detto che aveva finito il turno da 2 ore ma stava continuando a girare per le strade per rimuovere quello che poteva, ma nessuno gli dava indicazioni, quindi molti giri li faceva a vuoto. troppi volontari stanno girando a vuoto, tanta gente si vuole offrire ma non sa dove andare, non ha indicazioni su cosa fare... un abitante di via aleotti. https://www.facebook.com/groups/sosparma/?fref=ts

    Rispondi

    • Wait

      19 Ottobre @ 19.35

      Ma infatti! E' per questo che sono d'accordo sul far rimanere a casa "gli angeli". In un primo momento hanno (abbiamo) dato una bella mano ma ora è necessario che i volontari, l'esercito e i vigili del fuoco operino in modo coordinato.

      Rispondi

  • Bach

    18 Ottobre @ 19.03

    Toccante e coinvolgente.

    Rispondi

  • Wait

    18 Ottobre @ 18.05

    Commovente. Almeno per me, uno dei tanti "angeli".

    Rispondi

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