LA TESTIMONIANZA

Palalottici, "noi che abbiamo svuotato il mare con un bicchiere"

Palalottici, "noi che abbiamo svuotato il mare con un bicchiere"

Palalottici

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La testimonianza di una nostra collaboratrice, L.U., dall'alluvione.

Mi sono chiesta spesso, in questi giorni, come si possa essere parmigiani e non sentire il DESIDERIO di scendere in strada e andare, in un qualunque modo, a dare una mano a chi sta pagando il prezzo pesantissimo dell’alluvione del 13 ottobre. E soprattutto come si possa non sentire istintivamente il bisogno di fare parte di tutto quello che sta accadendo; e parlo delle centinaia di volontari che armati solo di stivali di gomma - alcuni nemmeno di quelli, ho visto ragazze con scarpe da ginnastica impermeabilizzate alla bell’e meglio con scottex e pellicola trasparente -, si sono semplicemente presentati dove c’era bisogno.
Questo “qualcosa” che si è mosso subito dopo l’alluvione, appena è stato chiaro cosa stava accadendo alla nostra città, non sarà forse un’esclusiva parmigiana - e poco importa il copyright - ma è talmente “grande” che basta guardarlo per un attimo negli occhi per commuoversi e volerne fare parte.
Là fuori sono in tanti. Tanti ragazzi, ma non solo. Vanno dove serve a fare quello che serve.
“Se non noi, chi dovrebbe farlo?”, mi ha detto uno di loro.
Io credo dovrebbero farlo tutti.
No. Mi correggo: dovrebbero avere voglia di farlo tutti. Basterebbe quello.
A me è successo così.
E’ successo che non riuscivo nemmeno a concepire l’idea di non fare nulla.
Così ho comprato un paio di stivali di gomma, ho preso un paio di guanti dal garage e mi sono diretta in via Po.
Lì c’è la pista di atletica del Lauro Grossi, letteralmente sommersa dall’alluvione: una delle strutture più colpite di tutta la città. A fianco, l’impianto “indoor” del Palalottici.
Conosco bene la pista, per diversi motivi.
E’ lì che ho scelto di andare. Volevo essere tra quei ragazzi. Volevo contribuire, anche se in minima parte, a restituire un impianto sportivo ai giovani della mia città.
Quando sono arrivata, mercoledì, la situazione era a dir poco scoraggiante. Eppure già era molto migliorata rispetto a due giorni prima. “Lunedì era un disastro”, dice chi l’ha vista appena dopo l’alluvione.
Entro al Palalottici. Cerco uno scopettone. Metto piede in quello che, fino a prima dell’alluvione, era il campo in parquet, dove si allenavano le ragazze del pattinaggio, i ragazzi del calcetto, della pallamano.
Il fango mi arriva a metà polpaccio.
Iniziamo a spalare, mi dico.
Prendo l’acqua da un angolo del campo e la accompagno verso la parte opposta, dove si trova la bocchetta per lo scolo.
Mi guardo intorno. Siamo davvero un piccolo esercito.
I ragazzi sorridono. Sono sporchi di fango ma sorridono. Con i loro zainetti in spalla e le pale improvvisate - qualcuno ha preso in prestito gli ostacoli dell’atletica, infondo è per una buona causa -, partono in riga, schierati uno a fianco all’altro, in tre, quattro, cinque. E spalano insieme, in formazione. Per spazzare via più fango possibile.
Sembrano quasi divertirsi. E forse è così. Quasi come fosse un gioco, anche se gioco non è. Forse più della fatica sentono l’entusiasmo per essere lì, si sentono utili e responsabili. E li sono davvero: utili e responsabili.
L’impressione è realmente quella di dover svuotare il mare con un dito, come ha detto qualcuno.
Al Palalottici, lunedì 13 ottobre, l’acqua è arrivata ad un metro e 20 centimetri d’altezza.
In parte è defluita, ma il resto è ancora lì, appesantita dal fango che è concentrato nella parte centrale del campo in parquet.
E più acqua e fango spali, più sembra essercene da togliere.
“Non ce la faremo mai” è il primo pensiero; quello che credo abbia attraversato per un attimo la mente di tanti.
E invece ce l’abbiamo fatta.
Poco prima di sera il campo centrale è quasi completamente asciutto. Lo strato di acqua e fango si è poco alla volta assottigliato fino a scomparire.
La pista di atletica che lo circonda non è più marrone. Il fango è stato spazzato via e sono tornati a farsi ammirare il blu e il verde delle corsie
Ci sarà tempo nei prossimi giorni per le rifiniture; per togliere ogni minima traccia dell’alluvione e far brillare anche l’ultimo rubinetto dell’ultimo spogliatoio.
Alle 18.30 il fango rimasto in pista è solo quello che abbiamo attaccato agli stivali.
Almeno per oggi, abbiamo vinto noi.
Ma domani si ricomincia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • lucanoge

    20 Ottobre @ 18.44

    Bel pezzo complimenti..

    Rispondi

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