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alluvione

La lezione del Montanara

Lo chiamavamo "Bronx": sta dando uno splendido esempio a tutta Parma e non solo...

Il lettore "ThePassero1969" ci ha inviato questa foto, che intitola "Montanara rinasce"

Il lettore "ThePassero1969" ci ha inviato questa foto, che intitola "Montanara rinasce"

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Sono stati così bravi che ora il vero rischio è dimenticarli.
Anzi, già a leggere i commenti che sono arrivati alla redazione del sito in questo weekend, il fango che più preoccupa i parmigiani sembra essere quello in cui è invischiata la squadra di calcio….Quanto ai tg nazionali, passato il primo giorno di cronache anche parmigiane “l’unica” alluvione è tornata ad essere quella di Genova, mentre anche la fiammata polemica del collegamento mancato di Ballarò si è accesa e spenta in poche ore: avevano altro da fare, in via Navetta, che tener dietro ai pasticci di Mamma Rai….

Sono andati poche ore in Consiglio comunale, ma più a parlare che a protestare: con una compostezza che, nella sala del Municipio, altri non hanno avuto per questioni ben più leggere. E sabato, come abbiamo raccontato, hanno trovato la forza e la serenità per organizzare una tavolata che della festa aveva, se non ancora la cornice, almeno lo spirito:



E’ ogni giorno più bella e più forte la lezione del Montanara. Nella città che pian piano perde la sua identità anche nei suoi quartieri più caratteristici (l’Oltretorrente faticosamente multietnico, il San Leonardo che si dichiara “ostaggio” di mercati illeciti…), il fango sembra avere, se possibile, cementato e ancor più unito il Montanara.
E fa riflettere che questa lezione arrivi da un quartiere che Parma, inutile negarlo, ha sempre un po’considerato di serie B. B come “Bronx”, in certi titoli degli anni ’70-’80 che abbiamo già ricordato nei giorni scorsi e che provocarono infinite polemiche ma soprattutto scatti d’orgoglio.
Anche nei miei tanti anni da cronista, mi rendo conto che al Montanara non sono andato tanto spesso. Ma di quelle occasioni mi restano ricordi indelebili. Il Gruppo scuola di Maria Munarini e di altri volontari: una piccola Barbiana che seminò nel disagio e nella povertà il primo strumento di crescita ed uguaglianza, che è appunto l’istruzione. E poi la struggente e composta lezione della famiglia Vezzani, che all’orrore di aver visto un figlio ucciso da altri ragazzi si vide aggiungere (e sopportò in silenzio, forse anche e soprattutto per la contagiosa convinzione che guidava le utopie di Mario Tommasini) il peso di quei ragazzi subito in libertà, per un progetto educativo e innovativo che li recuperasse senza passare dal carcere. E mi sono tornati in mente i ragazzi del Montanara, amici di Stefano: quella intervista-chiacchierata, seduti su un prato del quartiere, con dei teenager chiamati a misurarsi con una realtà diventata improvvisamente e tragicamente diversa e pesante. Poco lontano da lì, oggi Stefano Vezzani è il nome di un parco.

Ecco: se gli Stella, i Cazzullo e i Gramellini che ogni giorno ci raccontano da par loro i guasti dell’Italia terzo millennio sui grandi quotidiani volessero attingere a una piccola storia di serietà e ottimismo, il Montanara potrebbe valere un loro viaggio. Come potrebbe valerlo, fra una D’Urso e una Leopolda, per un premier che volesse ogni tanto restare coi piedi per terra: magari con gli stivali e con il rischio di inzaccherare la camicia bianca, ma anche con la certezza di poter vedere una fettina d’Italia che conosce da sempre la vera ricetta per affrontare i problemi. #Anche senza hashtag…….. Oppure sarebbe interessante vedere tra il fango del Montanara gli aspiranti presidenti della Regione: con la promessa che chiunque vinca metterà ai primissimi posti della sua agenda quelle casse d’espansione invocate da 35 anni e che avrebbero evitato questo dramma a costi ben inferiori di quelli che ora occorrerà sopportare.

Ma soprattutto, per restare a nostra volta con i piedi per terra, quella del Montanara è una grande lezione per Parma. Lo chiamavamo Bronx e ghetto, ed ora è l’esempio migliore per tutta la città: non piangersi addosso, non aver paura di qualunque fango possa averci avvolti, non tirarsela (tanto meno inseguendo le ambizioni ormai senza senso da vecchia capitale), ma semplicemente rimboccarsi le maniche e prendere in mano pale e badili. Fino a che il fango, ancora una volta, sarà completamente sparito. E senza nel frattempo aver perso il sorriso…..

Documenti:

Via Zanguidi: un parco per Stefano

VIDEO - I ragazzi del Montanara 1983: prima parte - seconda parte
 


 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • marco

    28 Ottobre @ 11.17

    Io credo che da un pò di anni sia tra i migliori quartieri periferici dove vivere. Per esempio il fatto che sia agli antipodi rispetto alla stazione fa si che la presenza di stranieri nullafacenti che gironzolano senza sapere come vivono (in realtà si sa benissimo) e certi traffici sia minima. Però non è stato sempre così. Come dice Vercingetorige la costruzione di casermoni popolari dove sono stati ammassati disadattati di varia estrazione ne ha fatto per alcuni decenni un quartiere non molto sicuro a livello di microcriminalità. La cosa è migliorata per selezione naturale. Alcuni dei ragazzi più terribili se ne sono andati da giovani a causa della droga. Altri crescendo hanno messo, chi più chi meno, la testa a posto. Sotto il sindaco Ubaldi il quartiere è stato riqualificato considerevolmente anche sotto l'aspetto estetico.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    27 Ottobre @ 12.06

    LA SOLIDARIETA' SOCIALE E' UN TRATTO CARATTERISTICO DELLA PARMIGIANITA ' , COSI' COME IL CARATTERE RIBELLE . E' il carattere tipico del Popolo Parmigiano , socialista , comunista , anarchico , che vi piaccia o no . I Governi conservatori e reazionari , dei Parmigiani hanno sempre avuto paura . Parma è stata una delle prime Città d' Italia in cui fu istituita una Questura. Nel dopoguerra il famigerato Ministro degli Interni Scelba , la cui missione era reprimere i comunisti , mandò a Parma un Reparto Mobile della "Celere" . Ma, ormai , quella Parma non c' è più , a causa della massiccia immigrazione , non solo straniera , che ha dovuto subire. La noméa di "bronx" il quartiere Montanara se la fece quando vi furono costruiti grossi casermoni popolari in cui trovarono alloggio i reduci dei "capannoni" della Navetta , tra i quali i Nobili non erano molti.

    Rispondi

  • rosita

    27 Ottobre @ 11.13

    Era il Bronx solo per chi non ci è nato e/o non ci ha vissuto....non era la fossa dei leoni e nemmeno il girone dell'inferno o quant'altro.....è un quartiere pieno di vita e di risorse.....sono i fatti a parlare, non le ragioni inutili..... ^_^

    Rispondi

  • LaMicky

    27 Ottobre @ 08.49

    che belle parole! io nel Montanara non ci sono nata ma ho frequentato la mitica Gianni Rodari (classe '85) e poi ci ho vissuto 4 bellissimi anni...e questo mi è bastato per portarlo per sempre nel cuore!

    Rispondi

  • Midel

    27 Ottobre @ 07.44

    solo chi ha vissuto in questo quartiere potrà capire.... sempre uniti !!!!

    Rispondi

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