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La "doggy bag" arriva a Parma. Ma non piace

La "doggy bag" arriva a Parma. Ma non piace
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Roberta Marcuccilli
Da gesto poco galante, bocciato dalle regole del bon ton, ad abitudine cool. Ci voleva Michelle Obama per ridar lustro alla vecchia pratica della «doggy bag», letteralmente sacchetto per cani: l’usanza di farsi incartare al ristorante i cibi pagati e non consumati per portarli a casa e mangiarli in un secondo momento.
Il messaggio ai grandi del G8
 Una consuetudine tipicamente yankee che, nome a parte, ha ben poco a che fare con gli amici a quattro zampe. La first lady americana, nella sua prima visita in Italia, si è fatta confezionare gli avanzi della cena dopo aver degustato in un ristorante della capitale assaggi di pasta alla carbonara, lasagne e amatriciana. Dando uno schiaffo agli sprechi e lanciando un messaggio ai grandi impegnati al G8 dell'Aquila.
Una «moda» che non convince
E l’Italia? Non segue il suo esempio. Anche a Parma la  «doggy bag» non decolla. Male, perché se ognuno desse un piccolo contributo alla causa antisprechi,  si risparmierebbero miliardi di euro e di tonnellate di alimenti. E non è un’esagerazione.
Il parere dei ristoratori
 Ma perché i parmigiani non combattono gli sperperi? Il personale dei ristoranti fa qualcosa per incentivare questo fenomeno? «Quando avanza molto cibo - spiega Pablo Hernandez, titolare del “Gallo d’oro” - chiediamo sempre se vogliono portarlo a casa, ma rispondono di no. Fatta eccezione per gli stranieri, loro si fanno incartare anche il pane». Nel suo locale, per tentare di  ridurre gli avanzi, si punta su un menù abbastanza semplice: otto primi e una decina di secondi. E  si cerca di orientare i clienti nella scelta: «Ad esempio, se cinque persone ordinano altrettante torte fritte, gli diciamo che tre sono più che sufficienti per tutti».
 Anche nella trattoria «Ai Due Platani», in via Budellungo, i camerieri garantiscono la disponibilità di appositi contenitori per il trasporto dei cibi avanzati. Ma i clienti storcono il naso.
 «Secondo me i parmigiani si vergognano - aggiunge Antonio Basileo, ristorante e pizzeria “La Duchessa” -: credono che sia un gesto poco educato, o comunque da persone indigenti. Noi lo proponiamo sempre, sono loro che non vogliono».
Tra vergogna e indifferenza
 Giacomo Casella, titolare della trattoria «Sorelle Picchi» di via Farini, ne fa una questione culturale: «È un’abitudine che non ci appartiene - dice - mentre all’estero è ordinaria amministrazione. Gli stranieri, spesso, in Italia sono un po' prevenuti. Tendono a risparmiare su tutto, controllano il conto anche quattro o cinque volte per paura di ricevere fregature. I parmigiani sono più elastici, non sprecano certo per fare un danno. È semplicemente la loro mentalità, il loro stile di vita».
Stili di vita diversi. Un'abitudine che non è ancora diventata italiana.  Anche all’«Orientale» di piazza Garibaldi confermano l’insuccesso della «doggy bag»: «Nella nostra città? Non esiste». Dispiace constatare che quando si tratta di moda l’effetto Michelle non tarda ad arrivare. Peccato che il suo segnale contro lo scandalo degli sprechi alimentari, a Parma, sia rimasto inascoltato.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • franco

    18 Agosto @ 17.40

    IO DICO CHE PROPRIO QUELLI CHE FANNO GLI SB...NI SONO QUELLI CHE LA SERA O IL GIORNO DOPO A CASA PER "SPARMIARE" MANGIANO "1 UOVO IN 3 E IL TUORLO LO DANNO AL GATTO" PERO' AL RISTORANTE LE "FIGURE" NON SI FANNO!!!!!!

    Rispondi

  • luca

    17 Agosto @ 20.43

    per me una roba così,è una speculazione da poveretti.... con razioni piu' piccole e conseguente ribasso dei prezzi,il problema non si pone......

    Rispondi

    • Stefania

      18 Agosto @ 01.29

      Credo ci siano sempre mille "sfumature" da valutare, in linea di massima però le porzioni su tutta Parma e provincia non abbondano certo e i prezzi sono tra i più alti in assoluto. Viaggio spesso in tutta Italia e non solo ed escludendo grandi città del nord o di interesse estremamente turistico(vedi Milano, Firenze, Venezia ecc..) Parma si colloca ai primi posti... penso che non ci sia nulla di male a portare a casa il cibo che non si è riusciti a finire e con molta dignità ed orgoglio chiedere di poter avere un sacchettino ... neanche a farlo apposta stasera a cena a SalaBaganza dal "Belo" ho proprio chiesto di avere la mia "doggy bag" ... siate tutti più "umili" e meno "sboroni" Parma è una città bellissima e con mille risorse, unico neo è purtroppo la voglia di apparire un pò troppo a discapito della "sostanza" ...

      Rispondi

      • Maria Villarreal

        22 Agosto @ 04.20

        Giusto: porzioni e prezzi meno esagerati sarebbero un'ottima soluzione. E a parte questo, anche la buona abitudine di non lasciare il cibo nel piatto aiuterebbe. Sprecare il cibo e` un insulto alla poverta`.

        Rispondi

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