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Risalendo la Parma moribonda

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di Roberto Longoni

Sotto il ponte delle Nazioni non scorre né il Tamigi dei salmoni né la Senna delle spiagge urbane. Nemmeno la Parma ci scorre, perché del torrente è rimasto solo uno scheletro di pietre e alghe rinsecchite. E dove l'acqua c'è (appena a monte, fino quasi al ponte Verdi) sarebbe meglio non ci fosse, perché è una liquida putredine marrone ricoperta di verde. Immobile. Eccola, la Parma Morta. Non c'è bisogno di andare fino a Colorno, per trovarla. D'accordo, lì c'è quella deviata da Maria Luigia. Ma qui in città c'è quella prosciugata  dal calendario. Siccità,  sete dei campi e degli uomini e inquinamento: l'estate costa ogni anno la vita al torrente che attraversa Parma. Un filo d'acqua (sporco e stentato) entra nell'invaso della cassa d'espansione, un filo d'acqua ancora più marcia scende oltre gli ultimi quartieri, per perdersi nella Bassa. In mezzo, un rivolo che compare e scompare tra alberi, discariche e bivacchi.
 
Oltre la città. Tre sedie, un tavolo improvvisato, un materasso, immondizie e i resti di un falò. A Moletolo, accanto allo sterrato che segue il crinale dell'argine, è come se ci fosse un posto di guardia a due passi dal greto. Oltre i pioppi che finiscono sotto a ogni piena, c'è acqua marrone e stagnante, intrappolata tra le «esse» disegnate dal torrente. E' così debole il suo corso che il vento la soffia da una parte e dall'altra: difficile capire dove stia davvero andando. Bisogna camminare per un po', per scoprirlo, vedendo una correntina  che si perde in un intrico d'arbusti e alberi. Un materassino per bambini e un vecchio mobile sono tra i rami di un tronco portato giù da una piena. Dalla riva a picco, alta tre metri, spuntano sacchetti di plastica. Qui un tempo c'era una discarica, che ora sputa fuori ciò che non è riuscita a digerire. Inutile nascondere i rifiuti sotto terra: ciò che l'uomo semina, il torrente raccoglie.    Si deve tornare sull'argine, per raggiungere la tangenziale, dalla parte opposta. Chi sfreccia sul viadotto al massimo vede un riflesso tra gli alberi sull'acqua scura. E' andandoci a piedi che ci s'infila in un angolo maleodorante e oscuro di città. Giovani immigrati si muovono come ombre tra i bassi piloni, nascosti alla vista del mondo come la  carcassa di una vecchia Alfa accartocciata. E' stata  una piena a farla rotolare fino a lì: forse solo un'altra piena la sposterà. Sotto il viadotto, la Parma forma una grossa pozza. Insetti a sciami ci vorticano sopra. Ovunque volano libellule: dai riflessi blu o rossi. Impossibile vedere pesci nel torbido. Sui piloni, un tale Walid il 12 agosto si è dichiarato a una tale Assunta. «Mi fai patsire» ha scritto con lo spray. Qualcuno, meno romantico,  si è limitato a un  «Ci sono camere». Sotto questo tetto di cemento e asfalto, nel ronzio delle zanzare e nel rumore rabbioso delle auto, si dorme (e magari si commercia ciò che non può essere ceduto alla luce del sole): sembra evidente. Si esce lungo un passaggio che costeggia la corsia nord della tangenziale e il cortile della Toyota. Qualcuno ha provato a chiuderlo, legando un nastro bianco e rosso alla recinzione e a una vecchia sedia. Una burla. Il nastro ora svolazza nel vento. Si risale. Tra il Milan Club e la Ca' Rossa l'acqua  ferma è velata da una patina oleosa. Una piccola giungla sporca di immondizie e  «scarti biologici» le fa ombra. Qua e là, mucchi di rifiuti, residui di demolizioni. Una piena - ammesso che riesca a portarli via - non farebbe che distribuirli a valle, insudiciando altrove.
 
In centro. Sul tratto più urbano del torrente, almeno le rive sono state sfalciate. Un tappeto dal verde riarso sul quale qualcuno ha pensato bene di gettare sacchetti dall'altezza della pensilina appena oltre la rotonda della Pilotta. Ma nel greto cambia poco. Sopra ponte Verdi, una lunga pozza inizia e finisce con una distesa di melma, tra copertoni di camion. Un  rivolo scende dal gradino di cemento sopra le arcate: sotto, l'acqua cola a gocce da un fianco. L'odore di alghe putride prende alla gola. Ma non è niente rispetto a quello che si sente risalendo ancora. Il tanfo aumenta con la portata d'acqua. Sotto ponte Caprazucca il torrente forma una cascatella che ricade formando dubbie bollicine. Un airone bianco è in agguato su una pietra vicina. Un altro è poco sotto. Da qui al ponte di Mezzo, l'acqua si tiene vicina alla sponda sinistra. Alla ringhiera del lato a valle qualcuno ha legato con un filo di nylon due bottigliette vuote: il vento le fa dondolare tra le arcate. Chissà a che cosa servono. Verso monte, il greto ospita vecchi alberi e un prato. D'acqua ce n'è: lo si capirebbe anche a occhi chiusi, per il lezzo. Sotto ponte Italia, quello che non viene con la corrente sale dai resti di un accampamento tra le arcate. Un materasso matrimoniale con una lurida trapunta è poggiato su due reti di ferro, un altro è a terra: sparsi attorno, cartoni, contenitori di plastica, vestiti sudici. Ovunque, siringhe sporche di sangue (le più con l'ago scoperto). Lì in mezzo, i «Salmi della tenerezza»: non si capisce se siano stati gettati o  se qualcuno li stia leggendo.
 
Verso monte. L'acqua non schiarisce nemmeno nella cascatella che si getta nella pozza sotto ponte Dattaro. Ha il colore e l'odore di una fogna a cielo aperto, anche se la concentrazione di aironi  cinerini e garzette farebbe pensare a un parco. Non è la Parma a scorrere qui sotto, ma il Cinghio. Non un canale, ma un ricettacolo di scoli urbani. Dalla sua foce in su, il greto del torrente torna secco (e almeno più accettabile all'olfatto). L'acqua ricompare  a Marano. Ma è un filo appena, e comunque inquinato, e le bocche delle casse d'espansione sono spalancate: a espandersi qui sono solo le erbacce. Dalle pozze risicate nel grande invaso germani reali si levano con un battito d'ali pesante; aironi gracchiano nervosi per posarsi appena più in là, tra un'infinità di piccoli salici e cespugli alti un metro. Lo sguardo va lassù, ai monti dove la Parma scorre chiara. Sembrano così lontani. 

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  • pellaccio

    03 Settembre @ 10.31

    captazioni selvagge ed abusive di tutte le sorgenti....frantoi che \\\"spianano e abbassano la falda\\\"....scarse piogge ecc. la causa di questo triste spettacolo, che naturalmente non è solo della parma ma di tutti i torrenti della nostra provincia e anche delle limitrofe e d\\\'altra parte è il prezzo che dobbiamo pagare per vivere così come viviamo, che fare???\\r\\nsi può migliorare almeno un poco la situazione?\\r\\nLa Provincia ha fatto uno studio approfondito sull\\\'acqua...magari possiamo attenderci una dichiarazione in merito.

    Rispondi

  • Pasquale

    01 Settembre @ 13.51

    Ma mi dig.... Ma con tutti i soldi che si spendono/sprecano a cementificare la nostra bella citta', ma non possono un'estate dare una bella ripulita a greto e argini? Venendo da fuori fa proprio schifo da vedere. Basta una ruspa e buona volonta'.

    Rispondi

  • adriano

    01 Settembre @ 12.48

    Bell'articolo, merita una risposta da chi di dovere. Fruibilità delle casse d'espansione? Il Cinghio puzza come una fogna e sotto il ponticello del Baganza esce un liquido che definire terribile è dir poco. Sempre chi di dovere, potrebbe occuparsene e vedere di bonificarlo? Si parla di ambiente di qualità dell'aria, di blocco del traffico in inverno ecc. e poi davanti a situazioni così manifeste non si pensa di intervenire?

    Rispondi

  • mattia

    01 Settembre @ 11.30

    Grazie ad un corretto utilizzo delle casse di espansione (che nonostante le promesse si sono rivelate un flop dal punto di vista della fruibilità...), ad un risanamento del Cinghio con relativa gestione oculata del prelievo idrico a monte, si potrebbe garantire un minimo deflusso di acqua anche neiu mesi estivi. E' inutile che si insista col discorso di "Parco Urbano" per poi avere di fronte, per tre mesi, una fogna a cielo aperto.

    Rispondi

  • gian luca

    01 Settembre @ 10.06

    Credo che il torrente Parma da che me lo ricordo io da bambino ( fine anni 60 ...) nel periodo estivo era sempre in secca , leggendo cronache datate mi pare che anche nei secoli passati la cosa non fosse diversa , le casse di espansione potevano fungere da serbatoio sempre che a monte ci fosse acqua , l'altro giorno passando sul ponte della Parma a Langhirano non mi pare che ci fosse acqua che scendesse. Cmq il discorso sulla sporcizia è assolutamente giusto , bisognerebbe rimuovere almeno i rifiuti e sgombrare gli accampamenti . Se almeno il Cinghio e gli altri canali che scaricano nel torrente non fossero sporchi.....

    Rispondi

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