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Le Frecce Tricolori e le pretese della Libia

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Giuliano Molossi

Non so se vi sia mai capitato di assistere ad una esibizione delle Frecce Tricolori. E' un'esperienza emozionante. Non si può non provare un brivido davanti alla straordinaria bravura dei piloti della nostra pattuglia acrobatica, la più numerosa e più prestigiosa del mondo, è impossibile non restare incantati dalla perfezione delle loro evoluzioni. E quando dagli aerei escono i fumogeni tricolori non si può fare a meno di battere le mani e di inorgoglirsi, da italiani, per questi ragazzi che nei cieli di tutto il mondo portano un messaggio di pace e di fratellanza.
In occasione dei festeggiamenti per i 40 anni del regime libico, il colonnello Gheddafi ha invitato le Frecce a esibirsi nei cieli di Tripoli. C'è stata qualche polemica, presto sopita, per l'opportunità di accettare l'invito da un dittatore che viola i diritti umani, che non più tardi di ieri è tornato ad accusare Israele di tutte le nefandezze possibili, che ha ospitato con tutti gli onori alla manifestazione due personaggi come il presidente del Sudan, quell'Omar Bashir inseguito da un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità in Darfur e il capo riconosciuto dei pirati somali che assalta le navi per chiedere riscatti milionari. E chissà se in tribuna c'era anche l'ex 007 libico condannato all'ergastolo per l'attentato di Lockerbie (il Boeing 747 della Pan-Am con 270 persone esploso in volo per una bomba) estradato in Libia dal governo scozzese per motivi umanitari.
Comunque, superato qualche comprensibile imbarazzo, le Frecce sono andate a Tripoli in segno di omaggio e amicizia verso il popolo libico e si sono preparate alla loro esibizione. Ma, inspiegabilmente, per due volte, dopo che gli aerei avevano già acceso i motori, le prove generali sono state annullate.
Solo qualche ora più tardi si è appreso l'assurdo motivo del rinvio. La Libia pretendeva che i fumogeni non fossero tricolori, ma solo verdi, in omaggio al colore nazionale libico. Cose da non credere. Sarebbe come se, in un'esibizione ad Atene, il governo greco chiedesse i fumogeni bianchi e azzurri o in una a Vienna gli austriaci li volessero bianchi e rossi.
Bisognerebbe spiegare al colonnello Gheddafi e ai suoi zelanti collaboratori che le Frecce Tricolori non sono un fenomeno da baraccone, pronte a divertire il dittatorello di turno e ad assecondare i suoi capricci, ma sono, e non da ieri ma dal 1961, la pattuglia acrobatica italiana, vanto del Paese. E i colori della bandiera italiana sono il bianco, il rosso e il verde. Pertanto i fumogeni non possono che essere questi. Così è stato e così sarà in ogni parte del mondo.
Il tiraemolla è continuato sino a ieri pomeriggio. Per fortuna Berlusconi, il ministro della Difesa, La Russa, e il comandante della pattuglia acrobatica, colonnello Massimo Tammaro, hanno respinto al mittente la ridicola pretesa libica dicendo che le Frecce avrebbero volato con il fumo tricolore o sarebbero tornate a casa. Ci mancava solo che l'aeronautica militare italiana cedesse a un ricatto del genere, venendo meno alla propria dignità.
Alle tre del pomeriggio l'ambasciatore libico a Roma, Abdulhafed Gaddur, ha comunicato che le Frecce si sarebbero esibite con il tricolore, aggiungendo che la Libia non aveva mai opposto un divieto del genere e che solo persone irresponsabili e non autorizzate avevano diffuso la voce di una richiesta del solo fumo verde in onore della bandiera libica.
Peccato che solo poche ore prima il comandante della pattuglia aveva riferito ai giornalisti di aver avuto l'ennesimo invito informale, da parte dei libici, di esibirci con la sola fumata verde: «Ho risposto che siamo italiani e siamo orgogliosi di donare loro la cosa più bella che abbiamo che è il nostro tricolore».
Sarà stata anche una richiesta informale, non su carta da bollo, non con la firma del colonnello Gheddafi, ma c'è stata. E non è solo ridicolo, ma è anche grave, che ciò sia potuto accadere.
Se Gheddafi vuole vedere volare gli aerei con i colori della rivoluzione libica si faccia la sua pattuglia personale. I mezzi non gli mancano. Sono certo che i nostri piloti saranno anche disposti a dargli qualche buon consiglio.

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