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Alessi accusa: la Conserva voleva chiedere il riscatto

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Non c'è stato bisogno di atti di divorzio per sancire la separazio­ne tra Mario Alessi e Antonella Conserva. E’ bastato che lui pren­desse carta e penna nel carcere di Viterbo e sputasse la sua verità sul sequestro di Tommy, rapito e uc­ciso il 2 marzo 2006. Quattro pa­gine a righe, formato foglio pro­tocollo, che fanno finire all’infer­no la sua ex convivente e gettano accuse pesantissime contro Gian­carlo, il fratello della Conserva, e la madre di lei, Cosima Faggiano. Un documento, inviato al procu­ratore generale di Bologna lo scorso luglio, che ieri la Corte d’as ­sise d’appello, durante la prima udienza del processo, ha assunto come nuova prova e sul quale oggi sarà interrogato in aula. «E' stato mio cognato e sua sorella a for­mare una lettera con i ritagli di giornali, e questo è stato fatto a casa di mia suocera, perché loro volevano chiedere il riscatto an­che se il bimbo era morto scrive Alessi nella lettera . E io quando scoprii quella lettera andai fuori e la bruciai, dove bruciavo tutte le sterpaglie, ma quel giorno fui no­tato dalla questura, che neanche dopo 4 minuti arrivarono con le loro macchine e mi accerchiaro­no, e volevano sapere cosa io ave­vo bruciato, e loro con l’uso di un bastone cercavano dentro quella cenere, ma più cercavano, più la cenere si mescolava».

Altri particolari nella cronaca da Bologna di Georgia Azzali sulla Gazzetta di Parma oggi in edicola

Oggi l'interrogatorio in aula di Alessi

LE NOTIZIE DI IERI  (16 SETTEMBRE) - Tre anni e mezzo dopo, torna a quella sera di marzo quando Tommy fu rapito e ucciso. E' partito oggi a Bologna, il processo d'appello a carico di Mario Alessi e Antonella Conserva, condannati in primo grado rispettivamente all'ergastolo e a 30 anni. Tre giorni di udienze fino alla sentenza, prevista per venerdì, salvo eventuali rinvii.

Il manovale siciliano, ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio, è entrato in aula poco prima delle 10. Di fronte a lui,dietro le sbarre, l'ex compagna.

Il processo è iniziato con qualche problema: lo sciopero degli stenotipisti che  lavorano nelle aule di giustizia ha rischiato infatti di farlo saltare perché la difesa Conserva si è detta contraria a proseguire il procedimento senza servizio di stenotipia. La Corte d’assise d’appello si è quindi ritirata in camera di consiglio e ha deciso di proseguire, poichè il servizioè  stato ritenuto non essenziale in un procedimento d’appello come quello in corso. La Corte ha deciso di verbalizzare a mano, se  necessario, eventuali dichiarazioni.
Alessi giocherà probabilmente la carta delle attenuanti per ottenere uno sconto che possa ammorbidire la condanna all'ergastolo, ma soprattutto dovrebbe fare nuove rivelazioni sul sequestro. La difesa della Conserva, invece, ieri sera  ha diffuso un comunicato dai toni durissimi, firmato dal criminologo Carmelo Lavorino. «Dimostreremo che Antonella Conserva è innocente, che è stata messa in mezzo dal “pentito” Raimondi, che è divenuta “orchessa” perché innamorata del cosiddetto “orco”. Dimostreremo che la coppia Alessi-Raimondi è solo la punta dell'iceberg di una banda di criminali delinquenti, organizzati e violenti, banda che ha organizzato il rapimento finito male, banda che riteneva di ottenere benefici economici e d'altro tipo: una banda che incute terrore ad Alessi (per ovvi motivi di vendetta e di ritorsioni sanguinarie anche verso il figlioletto Giuseppe), banda che protegge Raimondi e che da questa è protetto. Una banda con la quale Antonella Conserva non ha mai avuto nulla a che fare, un rapimento di cui la Conserva non sapeva nulla». Un gruppo che avrebbe organizzato il rapimento. E di cui, quindi, alcuni elementi sarebbero ancora in libertà. Una banda violenta che proteggerebbe Raimondi, il grande accusatore della Conserva.

Raimondi - che ha scelto il rito abbreviato - è già stato condannato in primo e secondo grado a 20 anni. Ha scelto un'altra strada processuale, che gli ha consentito di avere un terzo di sconto della pena.

PREVISTO L'INTERROGATORIO DI ALESSI IN AULA. Mario Alessi domani mattina si siederà di fronte alla Corte d’Assise d’appello di Bologna, salvo imprevisti. È la prima volta che il manovale siciliano, condannato all’ergastolo per il rapimento e l'uccisione del piccolo Tommaso Onofri, si sottopone a interrogatorio in un’aula di tribunale.
La richiesta di sentire Alessi è stata presentata nel corso della prima udienza di secondo grado dal collegio difensivo di Antonella Conserva, l’ex convivente del rapitore condannata a 30 anni di reclusione a Parma. La difesa di Antonella Conserva ha manifestato l'intenzione di chiedere il confronto dopo l’esame di Alessi, che potrà rispondere a domande relative alla chiamata in correità dell’ex convivente nel rapimento.
Il muratore infatti, dopo aver sostenuto per anni l’estraneità ai fatti di Antonella Conserva, ha cambiato versione, accusando la donna di aver partecipato all’organizzazione e alla realizzazione del sequestro avvenuto a Casalbaroncolo la sera de 2 marzo 2006.
Lo scorso agosto, Alessi ha indirizzato una lettera-memoriale alla procura generale di Bologna sostenendo la complicità della Conserva al rapimento.
Secondo la difesa della donna, Alessi dice delle falsità con l'intento di punire la Conserva per aver cercato di sottrargli il figlio Giuseppe. A sostegno di questa tesi il collegio difensivo ha chiesto e ottenuto l’ammissione del carteggio che Alessi e la Conserva hanno avuto fin dal principio della loro detenzione.

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  • sergio

    17 Settembre @ 20.17

    Noto con piacere che ora Alessi,grande accusatore di Paolo onofri,non lo nomina nemmeno.Le accuse ricevute l'hanno fatto ammalare quel pover'uomo!Quei due sono colpevoli per tommaso,per onofri padre e anche per i due figli,CarloAlberto e il piu' piccolo.

    Rispondi

  • vito

    17 Settembre @ 15.43

    Scusate.... ma questi mostri mangiano ancora sulle nostre spalle!!!

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  • KATYA

    17 Settembre @ 13.40

    ... a che pro questi processi? ... chi potrebbe credere ale loro ATTUALI dichiarazioni?... il risultato non cambia: sono stati loro e Tommy non c'è più... ergastolo!

    Rispondi

  • adriano

    17 Settembre @ 11.27

    Per me hanno in coscienza anche l'infarto e le condizioni in cui vegeta il Sig. Onofri. Il dolore, la tensione di mesi. Poi c'è il figlio di lor signori, che non ha fatto nulla per meritarsi simili genitori e che purtroppo sarà segnato per tutta la vita, dovendo sopportare situazioni e conseguenze psicologicamente e materialmente insuperabili. In conclusione, hanno rovinato la vita anche al loro figlio. Un bambino orrendamente massacrato, un secondo con la vita rovinata, una persona ridotta ad un vegetale e tante altre gettate nella disperazione piu'atroce. Spero che dal carcere non escano mai piu'. Si butti la chiave.

    Rispondi

  • gazzettadiparma.it

    17 Settembre @ 10.50

    Abbiamo pubblicato tutti e quattro questi commenti durissimi. La tentazione di chiedere la pena di morte è stata forte fin dal giorno della notizia della morte di Tommy. Ma uno Stato deve salvaguardare anche i principi della democrazia: occorrone punizioni severissime, ma la morte di un uomo (che peraltro non sempre riduce i delitti, come si vede negli Usa) sarebbe sempre una sconfitta. (G.B.)

    Rispondi

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