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Lutto

Addio a «Lillo» Bonazzi, fotografo dello sport e parmigiano vero

Morto improvvisamente a 68 anni il figlio di Felice da Parma. Aveva lavorato in «Gazzetta» per 25 anni e collaborato con diverse società sportive

Addio a «Lillo» Bonazzi, fotografo dello sport e parmigiano vero

Maurizio Bonazzi, primo a sinistra, a un conviviale del Parma con Claudio Anzalone, Giorgio Pedraneschi, Giorgio Gandolfi e Massimo Sperindè

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Un improvviso malore lo ha portato via all'affetto della sua famiglia e dei suoi tantissimi amici ieri pomeriggio nel giro di pochi minuti. Ma pensare al «Lillo», al secolo Maurizio Bonazzi, al passato sembra ancora impossibile per chi lo conosceva come chi scrive. Perché se c'era una persona piena di vita, di progetti, di cose ancora da fare e da dire, a dispetto dei suoi 68 anni, peraltro ottimamente portati, era proprio lui. In pensione, dopo una carriera iniziata giovanissimo come grafico al «Resto del Carlino» a Bologna e quasi 25 anni di lavoro come fotografo in «Gazzetta», c'era andato da ormai 20 anni. Ma del pensionato il «Lillo» non aveva proprio nulla. Al contrario, come amava dire lui con una delle sue fulminanti battute in quel dialetto parmigiano che adorava «a'n son mäj stè acsì tant impgnè c'me da quand a' son in pensión». Nonostante fosse cresciuto tra Milano e Bologna il suo modo di essere era l'espressione della parmigianità vera a tutto tondo. Del resto, con un padre come Felice da Parma, morto poco più di 3 anni fa, non poteva essere diversamente. Ma, nonostante una presenza paterna così teoricamente ingombrante, per nessuno il «Lillo» era «il figlio di Felice»; anzi, in molti neppure lo sapevano, nonostante il legame con i suoi genitori sia stato fortissimo fino all'ultimo. Perché in realtà Maurizio («s'im ciàmon acsì a nén m'volti gnan», diceva) Bonazzi era personaggio senza volerlo essere. Alla «Gazzetta» aveva abbinato al dovere del lavoro la sua passione per la fotografia e per il mondo dello sport E così ai tempi del rullino e del bianco e nero aveva scattato centinaia di «istantanee» del baseball dei tempi della Bernazzoli e della Germal, ma anche di pallavolo della Santàl dei tempi d'oro. Oltre alla fotografia, le sue passioni erano la musica e anche la cucina. E quando ci si ritrovava con gli amici e c'era da improvvisare qualcosa per la cena, lo sguardo correva inevitabilmente sul «Lillo» che in quattro e quattr'otto riusciva a mettere in tavola piatti ben più che appetitosi, retaggio della gioventù trascorsa tra i fornelli dei ristoranti gestiti dai genitori. Generoso e estroverso, il «Lillo» prestava il suo aiuto agli amici, anche solo ascoltando i loro sfoghi e senza chiedere nulla in cambio. Dopo la pensione, aveva collaborato per anni prima con la Parma Pallavolo e poi con il Basket Parma come addetto alla comunicazione a tutto tondo. Era stato per anni anche il fotografo ufficiale della rivista del Cusi (Centro universitario sportivo italiano), partecipando anche ad alcune Universiadi e a numerosi campionati italiani universitari. Era appassionato anche dei «new media» e di recente aveva digitalizzato il suo grande archivio di foto storiche, che in parte aveva dato anche alla «Gazzetta», che ancora aveva nel cuore. Un cuore grande, il suo, che lo ha tradito in modo inatteso, ma che per questo lascia un ricordo forte in tutti quelli che lo hanno conosciuto. Ruggero Cornini, direttore della rivista «Sport universitario» lo ricorda come «una grande persona ancor prima che un grande amico e collaborare con lui è stata davvero un'esperienza bellissima per l'allegria e la positività che sapeva trasmettere a tutti». Guido Pellacini, tecnico della prima Germal scudettata, dice che «era difficile non essergli amico, perché era sempre contento e positivo». Gianni Bertolazzi, presidente del Basket Parma, ricorda che «è stata una persona importante per la nostra società cui ha dato un contributo fondamentale nella riorganizzazione, ma anche dal punto di vista umano». Claudio Corradi, giovane promessa della Germal, sottolinea che «ancora oggi mi salutava sempre con grande affetto. E un paio d'anni fa, vedendomi rimproverare i miei ragazzi dal dug-out durante un torneo giovanile mi aveva detto se avevo imparato da Montanini». Commosso è Roberto Ghiretti: «Eravamo amici fin dai tempi d'oro della Santàl. Mi sembra incredibile che non ci sia più e ripenso a quante sere, diventate poi notti, abbiamo passato parlando in pizzeria. E poi era sempre pronto a dare una mano come ha fatto, in modo disinteressato, in occasione della mia campagna elettorale».
Senza parole è Romana Tarroni, vicepresidente del Basket Parma: «Non è possibile credere che non ci sia più. Era una persona stupenda e lascia un vuoto in tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo». Maurizio Bonazzi lascia la compagna Anna, i figli Lorenzo, Viviana e Alberto e la sorella Valeria. Non è invece ancora stata fissata, in attesa del nullaosta dell'istituto di Medicina legale, la data dei funerali.

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